Vita Cristiana

Pubblicato il 18 Gennaio 2020 | di Agenzia Sir

Dal monte alla città, iniziamo a lavorare nel cantiere della speranza concreta

Vorrebbero rimanere sul monte e piantare le loro tende nella tranquillità e nel silenzio. Invece sono invitati da Qualcuno a scendere nella città per condividere la fatica “rumorosa” del vivere quotidiano. Vengono invitati, scriveva padre Turoldo, a rompere una pace apparente, ad uscire dall’ambiguità di una “inquietudine serena” per far nascere le grandi domande sulla vita e sulla verità e cercarne, con altri, le risposte. Per dire che non ha senso chiudersi in piccolo gruppo per gustare da soli una bellezza che è per tutti. Tra i molti rumori della città non può mancare quello che il sociologo americano Peter Berger chiama «il brusìo degli angeli», una presenza di uomini e donne capaci di comunicare con il linguaggio delle opere, del pensiero e della fede le ragioni di una «speranza concreta».

La storia dei cattolici nel nostro Paese è ricca di testimonianze di amore alla città ma richiamare la storia può ridursi ad esercizio della memoria, incapace di rinnovare la cronaca. Più volte, nei documenti come negli interventi del Papa e della Cei, è risuonato il richiamo alla responsabilità specifica dei fedeli laici nel contribuire con coraggio alla costruzione della città dell’uomo. Non senza preoccupazione nel confrontare la visibilità e la concretezza dei laici di un tempo con quelle dei laici di oggi. Non un rimprovero, perché la complessità è davanti agli occhi di tutti, ma uno stimolo a riscoprire e riamare la politica coniugata con l’etica come irrinunciabile testimonianza di carità alla quale i laici sono chiamati per primi. La loro assenza non può essere colmata da altri.

Da dove ripartire? Soprattutto dalla formazione delle nuove generazioni che, senza più “padri in politica”, comprendono che la domanda di giustizia e di solidarietà del volontariato esige un interlocutore che sia al servizio di tutta la città e non di una sua parte. Questo non nasce dal nulla e neppure il volontariato si ritiene esonerato da qualche ulteriore approfondimento al riguardo.

Si può ripartire: ci sono educatori non rassegnati, non “astensionisti”, capaci di comunicare il significato e suscitare il desiderio di prepararsi alla responsabilità di un potere che si traduce in servizio. Non sono molti, ne occorrono altri. Il lavoro non manca alla comunità cristiana, all’associazionismo laicale, agli stessi sacerdoti, ai media cattolici, al cantiere del progetto culturale: non va rinviato a “tempi migliori”.

Paolo Bustaffa

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