Cultura

Pubblicato il 27 Gennaio 2020 | di Saro Distefano

Dalle foto e cartoline d’epoca ingiallite la città che cambia e si trasforma

Spesso mi ritrovo a dire (senza sapere chi io stia citando): la moderna tecnologia è come un coltello, serve per tagliare il pane ma si può usare anche per uccidere una persona. Ne sono sempre più convinto. È sbagliato assolvere sempre ed è altrettanto sbagliato demonizzare tutto. Io frequento (ma è il verbo giusto?) un gruppo non formalizzato su Facebook che ha per leader (lui adesso si offenderà e mi manderà improperi in dialetto) Piero Murè. Funzionario in pensione della Cassa Centrale di Risparmio per le Provincie Siciliane Vittorio Veneto (si chiamava proprio così la seconda banca isolana, poi confluita nel Banco di Sicilia, a sua volta assorbito in una banca interamente italiana con sede a Roma) che delizia decine e decine di appassionati di una materia anch’essa non formalizzata e però moto diffusa: la collezione (e soprattutto la ammirazione) delle foto d’epoca.

Ancora più nel dettaglio: le foto d’epoca (ed è appena il caso ricordare che la fotografia nasce “ufficialmente” il 7 gennaio 1839 a Parigi) delle città del circondario ibleo. Una passione che ha un interessante (molto interessante) strascico rappresentato dagli studi storici che da quelle foto prendono spunto e quanti altri studi in quelle foto trovano conferme o clamorose smentite. Ragusa, Modica, Scicli, Comiso e Vittoria, ma anche Chiaramonte e tutta la fascia costiera: Torre Cabrera con attorno qualche palazzo e casupole di pescatori; la Torre di Gaddimeli a Marina di Ragusa (ma allora era Mazzarelli) con una decina di bagnanti in improponibili costumi interi in lana. In somma, una enorme collezione che il dottor Murè provvede non solo ad arricchire, ma anche a migliorare: in alcuni casi foto o cartoline fotografiche che da scure, rovinate, spiegazzate diventano bellissime immagini, anche colorate, con l’utilizzo di adeguati software.

Via Risorgimento, Ragusa

L’opera di Murè è stata utilizzata due anni orsono dal Rotary Club di Ragusa che, in occasione del sessantesimo anniversario dalla fondazione, ha organizzato una mostra fotografica con sessanta fotografie della Ragusa del 1956 (anno di fondazione del club service). Il vescovo Pennisi, il sindaco Pisana, la Virtus nello stadietto di Villa Margherita, le Fiat 1100 in Viale Tenente Lena e i carretti usati more caravan nella spiaggia ancora circondata da un enorme canneto in quello che sarebbe poi diventato il lungomare Andrea Doria.

Se dovessimo giudicare dai “like” alle foto pubblicate su FaceBook da Piero Murè allora ne dovremmo dedurre che quelle foto, quelle pagine sono davvero importanti (ai “mi piace” si aggiungono spesso anche commenti, a volte umoristici altrettante volte “seri” con riferimenti storici e letterari, comunque sempre interessanti). E lo sono perché negli anni l’attività di Piero Murè ha fatto conoscere una città che non sono in grado di giudicare se migliore o peggiore dell’attuale. Certamente sono in grado di apprezzare e ringraziare: la moderna tecnologia per quanto riesce a fare e a darci, e Piero Murè perché è ancora più importante della tecnologia che utilizza.

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Autore

Saro Distefano

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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