Società

Pubblicato il 21 Febbraio 2020 | di Redazione

La cura e l’assistenza come scelte di umanità. Così la fragilità diventa una risorsa

È difficile accudire e curare le persone che hai sempre considerato forti, tuoi punti di riferimento, luoghi per un approdo sicuro. Vedere i genitori invecchiare e indebolirsi fino al punto di non poter essere più autonomi accade sempre più spesso.

E sono in aumento, molto probabilmente anche a causa delle crescenti difficoltà economiche, i figli che se ne prendono cura, direttamente, senza la collaborazione di un’assistente familiare. In Italia se ne stimano circa un milione, numero simile a quello delle badanti. Sono uomini e donne che scelgono di prendere un part-time, di mettersi in aspettativa per un periodo, di ritirarsi dal lavoro per curare il loro papà o la loro mamma. Sono anche uomini e donne la cui condizione lavorativa consente l’accesso al part-time e che magari, come avviene invece troppo spesso al Sud, non stanno sperimentando la lontananza da casa per motivi di lavoro.

Un compito non semplice per almeno due ragioni fondamentali. Innanzitutto si capovolgono i ruoli, a volte in modo repentino e decisivo. La persona da cui tempo fa si è dipesi in tutto, ora ha bisogno completamente di te. Questo implica un’accettazione psicologica dell’inversione dei ruoli, che tocca il campo dell’intimità profonda, della dignità, del pudore. In secondo luogo, i tempi di vita si rivoluzionano ed è richiesta una riorganizzazione totale non solo per il singolo, ma per la sua famiglia. Uno dei rischi più frequenti è di lasciarsi fagocitare dagli impegni ed assistere alla progressiva desertificazione delle proprie relazioni e delle proprie attività.

La cura e l’assistenza sono, però, scelte che permettono di alimentare l’umanità. Proprio la fragilità diventa una risorsa in una società arida di gratuità, dove si è abituati a calibrare tutto su se stessi e dove l’autonomia individuale diventa un valore assolutizzato. La fragilità, invece, permette di riscoprire il bisogno dell’altro in tutte le sue dimensioni: ammettere di non poter essere autosufficienti e di dover scoprire le proprie debolezze; sentire che una persona cara ha una necessità cui la situazione chiede una risposta; essere consapevole che un giorno si potrà avere quelle stesse necessità e ci sarà qualcuno che sarà lì a prendersi cura di te.

La fragilità ci apre al senso del limite e ci fa riscoprire la ricchezza dei legami generazionali. Allo stesso tempo rimangono scoperte due difficoltà: l’accettazione dell’inversione dei ruoli, che richiede una rielaborazione esistenziale e un passaggio nella maturità personale che spesso si dà per scontata; l’invasione dei tempi, che invece richiede un nuovo tipo di aiuto, un rilancio di legami di solidarietà che permettono di recuperare momenti per sé, per le proprie relazioni e per coltivare alcune proprie passioni.

Anche qui si tratta di ammettere di avere fragilità personali, per poter crescere ancora.

Andrea Casavecchia

 

 

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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