Società

Pubblicato il 5 Marzo 2020 | di Rosanna Massari

Dall’assemblea diocesana esce un’Ac che sposa sinodalità e missionarietà

L’Azione Cattolica, domenica 16 febbraio, ha celebrato la XVII assemblea diocesana elettiva. Questo appuntamento ha rappresentato la conclusione di un percorso iniziato tre anni fa e l’inizio di un nuova via, sempre nella continuità di ciò che è stato realizzato. L’evento si è svolto a Comiso al teatro Naselli. La giornata ha avuto inizio con la celebrazione della santa messa, officiata dal vescovo monsignor Carmelo Cuttitta nella chiesa di San Biagio. Significativa la presenza di Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione Cattolica.

“Camminare insieme guardare lontano, Sinodalità come stile, prossimità come scelta”: questo il tema dell’assemblea. Come ha sottolineato Emanuele Occhipinti, presidente emerito dell’associazione, che ha coordinato i lavori durante la mattinata, l’Azione Cattolica è chiamata a vivere il tempo della prossimità, a promuovere la cultura della fraternità. È il tempo di farsi prossimo all’altro dentro le istituzioni, le famiglie, le città con il desiderio di costruire il bene comune.

A questa introduzione hanno fatto seguito i saluti ufficiali del vescovo, dell’assessore Dante Di Trapani, dei presidenti della Cdal, Rina e Vittorio Schininà, e di Simone Lo Presti, presidente del presidio di Libera di Ragusa. Sebastiano Distefano ha portato i saluti della presidenza regionale, di cui è delegato. Da non dimenticare il commovente momento in cui si è fatta memoria della cara signora Carmela Curiale, già presidente dell’associazione, che ci ha recentemente lasciati. Un breve video ha riassunto le principali e significative attività svoltesi nel corso dell’ultimo triennio, quindi si è passati all’intervento di commiato del presidente uscente, Francesco Arangio.

«Il fine mandato – ha detto – è tempo di bilanci. Quello da me appena trascorso non è un tempo di amministrazione, ma è stato un tempo di Grazia in cui ho potuto intessere nuove relazioni e conoscere meglio altre. I nostri pensieri sono rivolti al passato ma anche al futuro». Commentando il titolo che il Consiglio diocesano uscente ha proposto per questa assemblea, ha cercato di dare delle coordinate per orientare il lavoro diocesano, parrocchiale ed individuale dei soci.Si è lasciato guidare da un’immagine, quella dello zerbino. «Nell’immaginario collettivo lo zerbino ha un’accezione negativa, ma è anche quell’oggetto che si trova davanti l’uscio di casa. Lo zerbino, davanti la porta, parla di casa pur rimanendo fuori, pur senza parlare, manifesta l’appartenenza alla famiglia. L’AC si fa zerbino della Chiesa, non per clericarizzarsi, come spesso accade oggi, ma per parlare di essa là dove di Chiesa non si deve parlare. In quegli ambienti dove a parlare devono essere i gesti, i sorrisi, i silenzi, l’ascolto ed il sudore, l’Azione Cattolica deve essere attenta e vigile perché le fragilità possano essere raccolte e condivise. L’Azione Cattolica che si fa zerbino diventa centro nevralgico di ascolto, diventa teatro delle vicende politiche, ossia della polis». Un caloroso applauso ha manifestato la vicinanza e la gratitudine per il servizio svolto al Presidente uscente.

Al suo intervento ha fatto seguito quello del presidente nazionale, Matteo Truffelli, che ha ringraziato il vescovo per la sua presenza, tutti coloro che hanno svolto il loro servizio nell’ultimo triennio e chi oggi si mette a disposizione per continuarne la missione. Dopo aver chiarito, facendo riferimento al tema dell’assemblea, cosa si intende per sinodalità, il presidente ha sottolineato come in questi anni si sia cercato di prendere sul serio le provocazioni di papa Francesco, anche attraverso la Evangeli Gaudium. Per una Chiesa più sinodale e più missionaria, l’AC deve essere più sinodale e più missionaria, così da poter aiutare la Chiesa. Facendo riferimento alla situazione odierna dell’associazione, ha affermato che l’AC è ancora profondamente radicata nel territorio, nelle grandi come nelle piccole realtà, con una forte capacità di tradurre tutto in grande creatività, di dare risposte molto differenti a situazioni diverse. In questo momento c’è grande attesa da parte della Chiesa rispetto all’AC, ciò rappresenta una grande responsabilità. Qualcuno si chiede se sia meglio essere in tanti o essere pochi ma buoni. Secondo Truffelli, non dobbiamo farne un’ideologia di questa convinzione. Una cosa è di qualità quando parla alla vita di tutti. La fraternità e il farsi prossimo sono elementi essenziali della nostra associazione. Mala tempora currunt? L’età dell’oro non c’è mai stata, il nostro tempo è questo, è quello che ci è stato regalato e che dobbiamo amare, questo affermava Vittorio Bachelet.

A conclusione del dibattito in sala, si è proceduto all’apertura dei seggi elettorali. Le attività pomeridiane hanno visto, dopo il pranzo, la lettura e l’approvazione del Documento finale a cui si ispireranno tutti i membri dell’Azione Cattolica della diocesi e in particolare il Consiglio diocesano eletto in tale sede per il prossimo triennio 2020-2023.

Come recita il Documento assembleare, ci si prefigge di «rigenerare le scelte e i processi che intendiamo percorrere nella Chiesa e nel nostro Paese, anche in sintonia con gli Orientamenti della Chiesa italiana per il 2020-2025, in accordo con l’indirizzo pastorale della Diocesi e con l’Associazione nazionale».

Buon cammino al nuovo Consiglio diocesano e a ciascun socio.

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