Cultura

Pubblicato il 9 Giugno 2020 | di Saro Distefano

«In quel quadro c’è Santa Gerosina» Una ri-scoperta nel cuore di Ibla

Marco Grassi, messinese, ha fatto una scoperta artistica ad Ibla. Nulla di strano, se si pensa che il professor Grassi, per quanto non ancora quarantenne, è considerato tra i maggiori storici dell’arte in Sicilia. Assai singolare è invece la storia che vi raccontiamo, se avrete il piacere (e la pazienza) di leggerla.
Qualche mese fa, prima dell’emergenza sanitaria causata dal corona virus, Marco Grassi, in visita a Ragusa, entra nella chiesa barocca delle Anime Sante del Purgatorio, per tutti i ragusani “a criesa i l’archi”, nel quartiere “Archi”, all’ingresso di Ragusa Ibla venendo da Ragusa Superiore.
Tra le altre, tante belle cose custodite nella chiesa di cui è amministratore parrocchiale don Pietro Paolo Floridia, anche un grazioso quadro la cui didascalia recita: “Sant’Orsola martire”.
Marco Grassi non si convince della intitolazione. Per due motivi, il primo dei quali non può sfuggire a lui, messinese e profondissimo conoscitore della città sullo Stretto. Perché, è presto detto: sullo sfondo del dipinto con in primo piano la martire è evidentissima, chiarissima, inequivocabile, la vista dell’antica Zancle. Quella città sullo sfondo è certamente Messina che, col suo porto naturale in forma di falce, è unica al mondo.
A quel punto il professore si incuriosisce ancora di più. Fotografa il quadro e poi inizia una ricerca che lo porta ad una completamente diversa attribuzione.
«Dopo aver immediatamente individuato la mia Messina sullo sfondo, con la Real Cittadella e il Castello del Santissimo Salvatore – ci racconta Marco Grassi – ho voluto studiare meglio i particolari del dipinto di grandi dimensioni, che ho subito collocato nel diciottesimo secolo. In primo piano si ammira una Santa, abbigliata come fosse una regina, che tiene in mano la palma del martirio, ed è circondata da un ragazzo e quattro ragazze, anche loro con in mano il simbolo del martirio. A quel punto – spiega il ricercatore peloritano – ho notato tra le mani della Santa un’asta con bandiera sventolante una croce d’oro in campo rosso, simbolo della città di Messina. A quel punto ho escluso che si trattasse, come dice invece la didascalia, di Santa Orsola. Dopo una nemmeno lunga ricerca, ho capito che si tratta invece di Santa Gerosina, Regina di Sicilia, con i figli Adriano, Aurea, Babila, Giuliana e Vittoria. Una figura per lo più fantastica – spiega ancora lo storico dell’arte – che per secoli fu venerata a Messina che è certamente legata a Santa Orsola in quanto sua zia, perché sorella della madre Daria, come lei martire del quinto secolo dopo Cristo. Gerasina, si racconta, fosse nata a Messina ma poi trasferita in Inghilterra per sposare un principe. Il suo corpo, dapprima sotterrato a Treviri, in Germania, ma la testa a Bruxelles e poi ad Assisi e infine a Messina nella chiesa francescana della Boccetta».
La singolarità della vicenda è anche nel fatto che oggi, nel 2020, non rimane traccia alcuna di Santa Gerosina, messinese, a Messina. L’unico riferimento è in terra iblea, nella chiesa delle Anime Sante del Purgatorio a Ibla, anche se per fedeli e visitatori quella martire del quadro è Santa Orsola.

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Autore

Saro Distefano

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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