Società

Pubblicato il 12 Giugno 2020 | di Salvatore Schininà

Ripartire dai colori affinché la distanza sociale non sia distanza emotiva

Percorsi, braccialetti, riferimenti, distanziatori: attraverso colori e giochi è possibile trasformare le misure di sicurezza in strumenti di responsabilizzazione e ludicità. Un’idea creativa ed espressiva che ha permesso alla struttura, che ha riaperto le sue porte da mercoledì 3 giugno e attualmente svolge i suoi servizi per circa venti ragazzi, di non medicalizzare l’ambiente e mantenerlo confortevole e familiare per le persone con disabilità e operatori.

Dopo l’accesso al triage, dove viene quotidianamente misurata la temperatura corporea tramite termometro a infrarossi, ad ognuno è assegnato un braccialetto con un colore specifico che fa riferimento all’attività da svolgere, con annessi percorsi unici e laboratori dedicati. Nei laboratori, come distanziatori nelle postazioni, sono usati giochi e strumenti che non pregiudicano lo spirito di condivisione e generosità essenziale nell’attività svolta. Un’idea quindi non solo ludica ma anche responsabilizzante giacché ciascuno è così messo in condizione di gestirsi autonomamente con giovialità e socialità, nel rispetto delle linee guida ministeriali.

«Ritornare al centro per noi tutti è stato motivo di grande felicità» racconta Serena Amato, Auto- Rappresentante delle persone con disabilità della struttura, «e anche se la normalità sarà difficile da recuperare, siamo molto contenti di essere tornati alle nostre attività e alla nostra vita tutti insieme, e anche se non possiamo ancora abbracciarci o darci un bacio, un sorriso ed un saluto sono già tanto dopo mesi di lontananza». Una distanza sociale che non diventa distanza emotiva dunque, grazie all’impegno del personale che ha permesso finalmente al centro di riaprire per dare la possibilità a tutti di ritrovarsi nella loro seconda casa, tra amici e persone care, recuperando aspetti essenziali del vivere quotidiano, in attesa di poter finalmente riabbracciarsi tutti insieme.

 

Nei mesi di lockdown l’ANFFAS di Ragusa è stata sempre vicina alle persone con disabilità e alle loro famiglie: tramite video chiamata sono stati attivati laboratori di cucina, ceramica e arte accessibili da casa in modo di sostenere le famiglie e permettere agli operatori e alle persone con disabilità di mantenere rapporti stabili tra loro e seguire attività stimolanti e creative, trovando così una vicinanza che supera qualunque ostacolo. Grazie al pieno supporto di ANFFAS Nazionale, in armonioso operato con istituzioni ed enti, e con il pieno supporto della rete sociale locale, numerose difficoltà sono state affrontate e superate per continuare ad offrire i servizi di assistenza e riaprire il Centro Diurno.

Un encomio speciale da parte di ANFFAS Ragusa a tutte le realtà sociali e alla comunità locale, che grazie al loro sostegno e alle donazioni di presidi sanitari, fra cui le 1700 mascherine realizzate in seno al progetto “Chiamata alle Arti” e donate dall’Associazione di clownterapia “Ci Ridiamo Sù” all’AISM e alla rete delle Associazioni Pro Diritti H, hanno permesso di riempire di gioia gli sguardi di tutti.

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Autore

Salvatore Schininà

Laureato in Lettere moderne, attualmente volontario del servizio civile presso l’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Ragusa. Collabora con l’associazione di webmagazine Generazione Zero



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