Attualità

Pubblicato il 5 Agosto 2020 | di Agenzia Sir

Un passo dopo l’altro verso un altrove

Per giungere a quella mangiatoia bisogna percorrere uno ad uno i giorni e le settimane e i mesi dell’anno. Anche per giungere all’incarnazione del Figlio di Dio si sono dovuti percorrere i secoli e i millenni. Un lungo viaggio compreso tra fughe e inseguimenti, un infinito pellegrinaggio tra esodi e approdi. Consapevoli o meno, popoli, culture, civiltà;, religioni. Nota costante: il deserto. Lì lo spazio e il tempo, il cielo e la terra, il vento e il silenzio, il sole e il freddo, la fame e la sete sono di volta in volta compagni, incubo, tentazione e speranza. Anche noi abbiamo ripercorso, “sulle orme di Mosé”, le tappe di quel viaggio contorto (chi è in fuga non segue la via diritta, ma la difficile che scoraggia chi insegue) a contatto di civiltà, culture, religioni, luoghi della fede. Compreso il deserto.

Il deserto sconvolge e affascina, atterrisce e incanta. Come quando giungi in un’oasi con palme da datteri dolcissimi alte 20 metri, alberi di lentisco che sorgono letteralmente dalla polvere, rocce che si trasformano a tavolozza sotto il pennello del sole che cala tra monti alti e nudi, duri di granito e scolpiti da millenni di intemperie. Si inizia con la vicenda di Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe che fu venduto schiavo dai fratelli e deportato in Egitto. Da una famiglia venne un popolo. Per questo popolo, gli ebrei, l’Egitto fu terra di schiavitù; e oppressione per essere alla fine da essa cacciati. Dall’accoglienza all’espulsione. Uno dei tanti flussi migratori, di allora e di oggi. Su tutte campeggia la figura di Mosé. Con lui il viaggio fu dalla schiavitù; alla libertà; del servizio. È l’esperienza della Pasqua, nel senso del passaggio di Dio che ti si fa accanto e ti porta altrove, verso la promessa, nel senso della speranza. La promessa della terra; la promessa della speranza.

Sono i luoghi della storia questi? La nostra fonte è la Bibbia. E non è poco, anche rispetto alle fonti degli altri popoli. La storia dell’Esodo è una storia ritrovata. Nel deserto si deve camminare e dunque si matura perché cresce il rapporto col Dio che si rivela. Lì, se ascolti la Parola, fai Alleanza. Il deserto, al tempo stesso, è luogo del legame con Dio ma anche della prova, della tentazione, del peccato, del distacco. Mille furono le ribellioni del popolo. Mille i segni della pazienza (altro nome della speranza) di Dio. Segni mischiati fra loro: fame e manna, sete e acqua, pericoli e salvataggi, guerre perdute e combattimenti vinti. Ogni segno un passo avanti verso la terra promessa. Una terra che Mosé vedrà da lontano, senza toccare. Perché la promessa rimanda ancora. La speranza sempre precede. Anche la Resurrezione, toccata con mano nel segno della tomba vuota, rimanda oltre, in Galilea, terra delle genti. Ancora un cammino, una missione.

Angelo Sceppacerca


Autore

Agenzia Sir



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