Attualità

Pubblicato il 7 Agosto 2020 | di Redazione

Oltre i monti e il mare troppo azzuri

In viaggio sulla Giulietta celeste lungo l’Italia nuova e lontana

Mio padre ci portava in viaggio. Su per l’Italia nuova e lontana. Guidava una Giulietta Alfa Romeo celeste che faceva odore di gomma. Partivamo all’alba, col cielo ancora stellato della nostra estate. Il sonno era feroce, ci rannicchiavamo sui sedili tentando di riaddormentarci ma la nausea ci assaliva presto lungo le curve dei monti Iblei vuote e nere. Ci permetteva di fermarci solo in un determinato punto del tragitto, là dove un abbeveratoio era servito alle mandrie degli animali di sostare. Vi arrivavamo sfatti, pallidi, con lo stomaco in rivolta e le mani addormentate. La luce era ormai timida fra il fogliame e il fresco del mattino piacevole sulle braccia. Il Monte Lauro pietroso e arso era vicino. Il mare lontano. Saremmo passati per le strade di Catania che venivano bagnate ad addomesticare la calura della notte. Nerissime e deserte. Guardavamo la città con gli occhi semichiusi e il disagio della sofferenza. Ma lei era bella e sporca e scura. Come le donne che la attraversavano. Il porto confuso e disordinato, i venditori di pesce argentato poggiato sulle alghe, il loro grido nel dialetto festante. Acuto. Gli scogli ricciuti, le onde blu e piccole e brevi, l’Etna celeste a sovrastare. Era Sicilia. Con l’odore e coi colori. Lo Stretto ci accoglieva quando il sole era ormai sfacciato e il padre aveva ancora forza e vitalità. Ci saremmo fermati in Calabria, oltre i monti. Bisognava correre, non fermarsi. Guardavo desiderando un letto. Ma il mare era troppo azzurro, l’odore dell’origano, le agavi e gli ulivi contorti, tutto era diverso da Scilla in poi. E noi avevamo un paese da attraversare. Mio padre gridava, sbatteva le spalle. Mia madre cantava soffiandosi con ventagli dipinti. Avevo camicette leggere, un cappellino di rafia, piccoli pantaloni corti e gambe troppo sottili. Avevo la paura. E il bello del viaggio. Mio padre sbuffava e sorpassava velocissimo i camion. Mamma gridava a tratti, la Giulietta costeggiava burroni. Mi credevo morta. Forse lo ero. E pregavo in litania. Silenziosamente. Qualcuno mi aiutò. E sopravvissi a tutto.

 

I pini di Napoli e la sabbia della Calabria tra giornate di fuoco e sonni agitati

Mio padre ci portava in alberghi familiari. Diventava amico delle proprietarie, ordinava al mattino il pesce e parlava con loro con le chiavi della camera in mano che agitava fra le dita. Lo aspettavamo pazienti, bisognava andare a vedere chiese, a pregare nell’ombra delle volte romaniche. Poi lui cominciava a gridare. Intorno il mare, i pini di Napoli, i golfi dell’Adriatico, i battelli bianchi dei porti del Tirreno. E la sua voce tuonava. Minacciava di andar via, di fuggire con la sua Giulietta. Ad Assisi seguiva i francescani e si toglieva le scarpe, accarezzava certi cani lupo e si confessava tutte le mattine. Credevamo ci lasciasse per sempre. Pensavo di restare sola in mezzo alle piazze d’Italia, nel deserto di quegli anni, lungo autostrade nuove, negli autogrill dai pavimenti di marmo e dalle porte di vetro. Sceglievo collane di coralli ad Amalfi, salivo scalette bianche e immaginavo di morire da un momento all’altro, lì, nei posti che più mi piacevano, nei ristoranti silenziosi, davanti ad un piatto di spaghetti, sugli scalini di un santuario, nella hall di un albergo scintillante, adagiata sulla sabbia nera della Calabria, in solitudine eterna. E tutto finiva in un sonno agitato. La sua voce ora calma, le tovaglie di lino dei tavolini dei bar, la camomilla fumante nella calura. Chiudevo gli occhi e non piangevo. Pensavo che una guerra ci avrebbe distrutto. Mia madre cantava e metteva una crema sul viso. Il suo urlo nei sogni negli incubi notturni, dopo giornate di fuoco. Eravamo questi. Nel bello dei luoghi, nella sua follia. Nelle sue preghiere. Nelle mie, disperate. Noi.

 


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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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