Cultura

Pubblicato il 8 Agosto 2020 | di Redazione

Un fascio di luce più forte della malattia Margherita, una storia d’amore e di Dio

Come una risata fresca e scrosciante nel silenzio raccolto del reparto di oncologia, come la forza straripante del gusto di vivere che non si lascia fiaccare dai chemioterapici, come un “io” che non si lascia ridurre alla sua malattia, la storia di Margherita incuriosisce e attrae perché porta un imprevisto dentro la quotidianità.

Il libro, Storia di Margherita. La felicità non passa sempre dal miracolo, ed. San Paolo, di Mario Tamburino, ragusano d’adozione, insegnante e autore di saggi e articoli sul tema della scuola, ripercorre gli ultimi anni della vita di Margherita Ruberto, milanese d’origine, morta in Sicilia a Fiumefreddo, a cinquant’anni, nel 2016.

La forma scorrevole di un “epistolario post-moderno” intessuto dalla protagonista con quanti le capitava di incontrare nelle circostanze drammatiche che le venivano date da vivere, permette al lettore di inoltrarsi nel racconto quasi si trattasse di un romanzo.

Ci si imbatte, così, in pagine piene di incontri e di dialoghi, tramate dei fatti normali e mai banali della vita di tutti, vissuti con la determinazione di chi sa che “il tempo non va sprecato”.

«A tema – avverte infatti l’autore – non c’è l’agiografia di una donna morta in odor di santità, a tema è la vita che pulsa dentro ogni circostanza e che, domandando di di essere vissuta intensamente, chiede di “osare di essere felici”, sempre, “perché nulla va perduto”».

È forse proprio la totalità di questo desiderio a sfidare la misura angusta dell’epoca che viviamo. La storia di Margherita, infatti, “perturba” la rassegnazione nichilista nella quale il mondo contemporaneo cerca di anestetizzare le domande che sono della ragione e che riguardano la vita e non appena la morte.

E “Marghe” non ci sfida con la proclamazione di convincimenti etici, bensì con la testimonianza di una  gratitudine per un rapporto che non la abbandona e che continuamente la sorprende come irriducibile positività.

Non sarà il miracolo, la realizzazione cioè delle nostre immagini di felicità, a vincere la paura del vivere e del morire, occorre un rapporto. Come accade per il bambino per il quale, nell’abbraccio con la mamma, persino la circostanza che gli provoca le lacrime diviene l’occasione di una intimità più profonda con lei.

«Chi pensa che la storia di Margherita, raccontata con discrezione e sincerità in questo libro – ha scritto nella prefazione Daniele Mencarelli, fresco vincitore del Premio Strega Giovani – sia una storia di dolore e oblio ha sbagliato tutto. Perché Margherita, e questo libro, è un fascio di luce che buca ogni previsione, più forte della malattia, del dolore. Un fascio di luce composto di gratitudine purissima, verso la sua famiglia, i suoi amici. Verso Dio. Che Margherita intercetta verso la sua offerta continua e instancabile, attraverso il gesto concreto dell’amore. Margherita vive nell’amore che ha dato senza sosta, e che la vita le sta restituendo moltiplicato all’infinito. Questo accade agli uomini amici di Dio».


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



One Response to Un fascio di luce più forte della malattia Margherita, una storia d’amore e di Dio

  1. Avatar Carmelo Iacono says:

    Interessante la trama libro da leggere….

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