Vita Cristiana

Pubblicato il 28 Novembre 2020 | di Alessandro Bongiorno

Don Raffaele, il parroco dei giovani che andava sempre al cuore di tutti

È divenuto il simbolo della lotta al Covid nella Diocesi e nella provincia di Ragusa. Nelle ultime settimane ha lottato in modo strenuo, sostenuto dalla preghiera incessante dei fedeli e degli amici e dalla cura dei medici e del personale sanitario, attaccato a un respiratore della terapia intensiva dell’ospedale Giovanni Paolo II. Don Raffaele Campailla aveva 47 anni. La sua scomparsa ha lasciato attonita la comunità parrocchiale della Santissima Nunziata di Ragusa che aveva con grande entusiasmo costruito attorno alla nuova chiesa in uno dei quartieri che la nuova espansione territoriale aveva sottratto alle campagne. Un parroco con un grande zelo pastorale, un punto di riferimento per tutti e, in modo particolare, per i giovani con i quali aveva saputo trovare canali speciali per mettere a dimora semi di nuova evangelizzazione. L’azione pastorale era semplice, schietta, efficace, riuscendo ad andare sempre al cuore delle persone. Il suo sorriso e il suo modo di comunicare erano contagiosi. Nelle omelie accompagnava riflessioni di grande profondità teologica e spirituale a detti tratti dalla tradizione popolare che riuscivano a raggiungere con grande chiarezza proprio tutti.

A lui si deve anche la costruzione della nuova chiesa, una delle più belle dell’architettura moderna, della Santissima Nunziata. Quando il 20 settembre 2003 fu nominato parroco c’era solo l’idea della nuova chiesa e le celebrazioni e l’attività pastorale si tenevano nella cappelletta che si trova nel garage del Centro di pronta accoglienza. Nel saloncino, prima, e dal 2016 nella nuova chiesa, tutta l’attività della parrocchia ha ripreso vigore. «La chiesa – ha detto il vescovo monsignor Carmelo Cuttitta nella messa in suffragio che si è celebrata proprio alla Nunziata – resterà il segno visibile del suo impegno».

La sua parrocchia era divenuta presto il punto di riferimento per le giovani famiglie della città. Merito, soprattutto, dei suoi corsi per i fidanzati che sapeva guidare non solo sino al momento della celebrazione del matrimonio ma che seguiva con la stessa attenzione e passione anche dopo, accompagnando gli sposi, i loro figli e la loro vita con lo spirito di un padre e di un fratello maggiore.

Attorno alla chiesa, don Raffaele ha costruito anche una comunità, restituendo identità e respiro spirituale all’intero quartiere. Prima di essere parroco alla Nunziata, era stato vicario a San Giovanni Battista a Santa Croce Camerina e anche in quella comunità ha lasciato segni importanti, così come è ricordato con grande affetto nella sua Comiso dove, in quella autentica fucina di vocazioni che è la Basilica dell’Annunziata, aveva sentito e maturato la sua chiamata al sacerdozio.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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