Politica

Pubblicato il 6 Dicembre 2020 | di Alessandro Bongiorno

Non si governa solo con slogan e tweet

Con gli slogan del populismo e del sovranismo si possono forse vincere le elezioni ma non è poi così facile governare. Se ne è accorto anche Donald Trump che ha dovuto lasciare la Casa Bianca dopo una Presidenza durante la quale il suo slogan “American First” (Prima l’America) si è tradotto in scelte bocciate dai suoi stessi elettori. Non va meglio a Boris Johnson in Gran Bretagna che, dopo aver vinto il referendum, non sa più come poter uscire davvero dall’Unione europea. Bolsonaro, Orban, Salvini sono altre autentiche macchine da guerra elettorali che, però, quando chiamati a governare, balbettano soluzioni improbabili. Anche Trump, così come in passato i nostri Renzi e Salvini, è stato travolto da qualche tweet troppo disinvolto, dal tentativo di ridicolizzare i problemi e di trovare facili consensi e faccine sorridenti sui social network.

In questi quattro anni gli Stati Uniti hanno perso prestigio internazionale. Trump ha sfidato la Cina, l’Unione europea, l’Iran, il Sud America alzando muri e barriere, imponendo dazi, cercando improbabili alleanze con la stessa Russia. Ha isolato gli Stati Uniti rispetto alle grandi scelte (il clima, il nucleare, la sanità). A livello interno ha disgregato il tessuto sociale degli Stati Uniti non prendendo le distanze dalle violenze nei confronti degli afro-americani, ha affrontato la pandemia come fosse una barzelletta.

Con Joe Biden ora gli Stati Uniti provano a mettersi alle spalle queste pagine di storia. Con Biden è probabile che gli Stati Uniti tornino a considerare la Cina come il più serio competitor internazionale e non come un nemico, che guardino all’Europa come al più naturale degli alleati, che si ritrovino a sedere ai negoziati dove si discute di clima, armamenti, salute, immigrazione, diritti umani. Sia chiaro che Biden tornerà a rappresentare gli Stati Uniti in questi tavoli non con lo spirito del buon samaritano ma per fare gli interessi ed accrescere il prestigio del Paese che rappresenta. È inevitabile che sia così e occorre che anche l’Europa trovi la forza per far valere i propri valori e i propri interessi. Negli Stati Uniti troverà sicuramente una sponda ma non di più, anche perché la pandemia imporrà a tutti di concentrarsi su una ripresa che non si annuncia facile. Biden dovrà rimettere insieme i cocci del suo Paese e non è pensabile che gli Stati Uniti possano fare tanto per risollevare altre economie o per intervenire in crisi che riguardano singole regioni del mondo.

La Presidenza Biden la si potrà giudicare solo al termine del mandato. Nasce, però, con una forza che pochi presidenti degli Stati Uniti hanno avuto in passato. Biden, per ragioni anagrafiche, sa che non potrà più essere rieletto. Potrà quindi governare senza trasformare il suo mandato in una lunghissima campagna elettorale. Per lasciare il segno ha a disposizione solo quattro anni e delle sue scelte dovrà rendere conto solo alla storia.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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