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Pubblicato il 11 Gennaio 2021 | di Alessandro Bongiorno

Cinque anni con il vescovo Carmelo. La sua traccia nella nostra storia

Cinque anni con monsignor Carmelo Cuttitta. Un episcopato breve (secondo solo a quello di monsignor Ettore Baranzini che guidò la Diocesi di Ragusa nel periodo dal 1950 al 1955) ma che lascerà una traccia non trascurabile nella storia della Chiesa ragusana. In questi cinque anni ha avuto il tempo di conoscere una realtà a lui nuova e di iniziare a gettare le fondamenta di una Chiesa che ha vissuto con entusiasmo l’eco del Magistero di Papa Francesco. Il tempo ci restituirà la cifra esatta dell’episcopato monsignor Cuttitta. È stato il motore discreto della vita della comunità ecclesiale, usando le parole con parsimonia ed evitando gesti che potessero suscitare clamore. Molti suoi atti di solidarietà sono noti solo a lui e a chi ne ha tratto un piccolo-grande beneficio. In molti casi ha infatti preferito agire lontano dai riflettori ma in modo concreto, reale, immediato. La comunità dei sacerdoti, chi gli è stato più vicino, i fedeli lo identificano come guida, pastore, fratello maggiore.

Monsignor Carmelo Cuttitta era stato nominato vescovo di Ragusa da Papa Francesco il 7 ottobre 2015 e aveva preso possesso canonico della Diocesi il 28 novembre dello stesso anno. È stato il quinto vescovo della Diocesi di Ragusa dopo Ettore Baranzini, Francesco Pennisi, Angelo Rizzo e Paolo Urso. In questi cinque anni di presenza a Ragusa ha incoraggiato il modello di “Chiesa in uscita” ispirato da Papa Francesco e prestato grande attenzione alla Pastorale delle vocazioni e al Seminario. Con la stessa cura e il medesimo zelo pastorale ha allargato i confini dell’azione caritativa, aprendo la Diocesi di Ragusa all’accoglienza di persone in difficoltà e dovunque ci fosse la necessità della presenza della Chiesa e ha aiutato in modo discreto e silenzioso tante famiglie in difficoltà per via della crisi economica, prima, e sanitaria, successivamente.

Cinque anni sono volati via da quel 28 novembre 2015 quando salutò Ragusa dando come obiettivo alla sua nuova Chiesa quello di annunciare nella vita e nei contesti di tutti i giorni «la gioia del Vangelo». È stato il vescovo che ha spalancato le porte della Chiesa iblea durante il Giubileo della Misericordia, iniziando un percorso che lo ha visto camminare a fianco dei fedeli laici, dei confratelli sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, di tutti i consacrati.

Tanti i flashback del suo episcopato che resteranno impressi nella memoria di tanti e nella storia della Diocesi. Su tutte, forse, la decisione non facile di consentire ai seminaristi di studiare e di formarsi in un ambiente più stimolante come quello del seminario San Mamiliano di Palermo. Alla pastorale vocazionale e alla formazione del clero ha dedicato molte delle sue energie. Le ordinazioni di Giuseppe Iacono, Giovanni Filesi, Francesco Mallemi, Fabio Stracquadaini, Filippo Bella, Vincenzo Guastella (ma è stato anche lui a imporre le mani su fra’ Gianni Iacono) sono tra i giorni più felici del suo ministero in terra ragusana. Per gli esercizi spirituali del clero ha chiamato a predicare personalità del calibro di Raniero Cantalamessa, Luigi Maria Epicoco, Antonio Pitta in momenti da tutti i sacerdoti definiti di grande spiritualità.

Ha saputo parlare e incontrare a giovani. Dalla Giornata mondiale della Gioventù a Cracovia, agli incontri con il Gen Rosso, alla benedizione delle coppie che si preparano al matrimonio, alle feste dei bambini dell’iniziazione cristiana, alle tante occasioni nelle quali si è lasciato coinvolgere dai ragazzi e dai giovani nelle tante attività promosse, ai Grest che ha aiutato in maniera concreta.

Dal punto di vista caritativo sarà anche e soprattutto il vescovo che per primo ha creduto nei Corridoi Umanitari. Ma non solo. Il progetto “Costruiamo saperi”; il sostegno al progetto Presidio, dove a Marina di Acate, ben prima del giorno dell’annuncio della sua rinuncia, non riuscì a trattenere le lacrime; l’immobile concesso all’associazione “Nati per crescere” nei pressi dell’ospedale Giovanni Paolo II per essere vicini alle famiglie di chi si trova in una situazione di fragilità e di necessita delle cure dei medici; l’argine posto alle povertà generate dalla crisi economica e dal coronavirus cercando di non lasciare solo proprio nessuno sono solo alcuni degli esempi che vengono in mente di questi ultimi cinque anni di impegno della Chiesa di Ragusa su questo versante.

Un ricordo particolare lo terranno per sempre stretto i parrocchiani della Santissima Nunziata e di San Pio X a Ragusa e di San Massimiliano Kolbe a Vittoria con monsignor Cuttitta che ha presieduto la celebrazione di dedicazione degli altari di chiese a lungo attese e con fatica edificate. Anche i fedeli di Santa Maria delle Stelle a Comiso o di Monterosso Almo hanno avuto in questi anni la gioia di vedere conclusi i lavori di ristrutturazione di questi tempi che rappresentano anche un’icona di identità per le rispettive comunità. A Ibla si ricorda anche la riapertura della chiesa di Sant’Agata ai Cappuccini con il trittico del Novelli tornato finalmente al suo splendore.

Anche in campo sociale la mano del vescovo monsignor Carmelo Cuttitta ha guidato l’azione degli uffici, delle parrocchie, dei fedeli. La vicinanza agli agricoltori che vivevano un particolare momento di crisi, la nascita a Vittoria del centro L’Arca (Lavoro, Accoglienza, Responsabilità, Comunità, Ascolto) che ha cercato e talvolta trovato risposte anche a problemi come quello dell’usura e del pignoramento degli immobili; i bandi per finanziare il lavoro dei giovani attraverso il microcredito garantito dalla Diocesi che hanno fatto di Ragusa un progetto-pilota oggi divenuto patrimonio della Caritas Italiana e di Banca Etica che ne hanno sollecitato l’adozione in tutte le Diocesi; la saggezza e l’attenzione con la quale ha gestito la difficile e delicata fase della pandemia.

L’episcopato di monsignor Carmelo Cuttitta sarà ricordato anche per la traslazione in cattedrale della salma di monsignor Angelo Rizzo e per il via libera al trasferimento delle spoglie del Venerabile monsignor Giovanni Jacono a Caltanissetta.

In questi anni anche momenti difficili come i giorni dei funerali dei piccoli Alessio e Simone a Vittoria (con il vescovo che non volle mancare a Comiso all’appuntamento con i Grest diocesani che ricordavano i due piccoli amici), le esequie di sacerdoti come padre Raffaele Campailla e don Romolo Taddei che il Covid ci ha strappato via.

Tante realizzazioni che lo hanno visto completare le intuizioni del suo predecessore monsignor Paolo Urso, come è logico che sia. Allo stesso modo chi verrà dopo di lui, nella logica del seme, raccoglierà i frutti messi a dimora da monsignor Cuttitta.


Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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