Attualità

Pubblicato il 6 Maggio 2021 | di Saro Distefano

Domenica 9 maggio. Il giudice Livatino diventa Beato

Domenica 9 maggio, data entrata prepotentemente nella storia siciliana, il “giudice ragazzino” sarà elevato agli altari. Rosario Livatino, magistrato ucciso a 37 anni dalla mafia agrigentina, sarà riconosciuto Beato della Chiesa per decisione di papa Francesco. Il 9 di maggio, appare evidente, perché quel giorno nella Valle dei Templi Papa Giovanni Paolo II concluse la Messa con il celebre discorso col quale intimava ai mafiosi di convertirsi. È noto che Papa Woytila fece quel discorso, non programmato, dopo aver incontrato i genitori di Rosario Livatino.

Nel documento che ha annunciato la decisione di Papa Francesco, si legge, per motivare l’elevazione agli altari del magistrato: “Dai persecutori era ritenuto inavvicinabile, irriducibile a tentativi di corruzione proprio a motivo del suo essere cattolico praticante”.

Il Vaticano fa il suo lavoro. E lo fa da quindici secoli. Ma sostenere che il giudice Livatino fosse incorruttibile perché era un cattolico praticante è, a mio modestissimo giudizio, una affermazione poco opportuna, rivedibile. Livatino era incorruttibile perché era una brava persona. Era incorruttibile perché era un magistrato serio. Era incorruttibile perché credeva nella sua missione. Ed era incorruttibile perché, da cattolico praticante, aveva maggiori e migliori strumenti per essere incorruttibile. Lui aveva, come hanno tutti i veri fedeli, un esempio, un sentiero tracciato, una morale che è quella, molto semplicemente, del buon cristiano.

Rosario Livatino era nemico dei mafiosi. E li combatteva davvero. Al punto da pagare con la sua stessa vita. Basterebbe.

È però il caso aggiungere che Rosario Livatino, detto anche “il giudice ragazzino”, era notoriamente un obiettivo dei clan mafiosi siciliani, e non a caso gli era stata assegnata la scorta armata. Fu lui stesso a rifiutarla, perché, spiegava “non voglio che altri padri di famiglia debbano pagare per causa mia”. Questo è un martire, non ci sono dubbi.

Ma, e lo ripeto in maniera convinta, il giudice Livatino, da domenica 9 maggio “Beato Rosario Livatino”, era incorruttibile perché era tale la sua natura umana, il suo essere un ottimo magistrato. Ed anche per essere un cattolico praticante, un fedele sincero che nella dottrina cristiana e nell’esempio del Cristo aveva posto le basi per la sua condotta di vita e la sua missione professionale.


Autore

Saro Distefano

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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