Attualità

Pubblicato il 21 Giugno 2021 | di Redazione

Anni che porteremo sempre con noi, la Maturità apre un nuovo capitolo

Ho sempre associato la parola maturità alla parola crescita. Essa è possibile solo attraverso un percorso. Quando ci si incammina verso una nuova avventura si è sempre entusiasti: gli occhi sono attenti a captare tutte le novità ed anche i più piccoli particolari; le orecchie sono capaci di udire anche le più piccole onde sonore. Poi, però, durante il viaggio le gambe iniziano a farsi pesanti, la stanchezza distrae dalla bellezza. Così andare avanti è sempre più difficile. Allora si pensa che la cosa migliore da fare sia fermarsi per prendere un po’ di fiato e rigenerarsi. Eppure non si riesce a fare neanche questo, perché fondamentalmente il proprio cuore è affamato di conoscere, di cogliere nella semplicità la profondità della vita stessa.

Io frequento l’ultimo anno di liceo classico, quindi a breve conseguirò la maturità classica. Sono stati anni difficili, intensi, ma pieni di bellezza. Stare a “contatto” con il mondo dell’antichità mi ha permesso di conoscere l’essere umano, che, nonostante il tempo o la collocazione geografica, si è sempre interrogato sulla vita, su ciò che lo circondava.

Con il passare dei secoli gli uomini hanno cercato di scendere, strato dopo strato, verso la profondità dell’animo umano, toccando corde che inizialmente hanno intimorito, ma poi hanno portato a grandi rivoluzioni e stravolgimenti. In fondo la vita è un continuo cambiamento. La sfida quotidiana non è quella di cogliere ciò che già sappiamo, bensì scorgere, come un falco, ciò di cui non sapevamo neanche l’esistenza.

Ma sarò onesta: quest’anno più degli altri anni ho accettato questa sfida nella mia quotidianità scolastica. Infatti non è stato facile ascoltare con orecchie ben aperte, la mente libera ed il cuore voglioso di conoscere, davanti ad uno schermo. Si, purtroppo, quest’anno noi studenti delle superiori siamo stati più davanti ad uno schermo che tra i banchi di scuola. Questa condizione non era preferita né da noi studenti né dal corpo docenti. Ma questa era l’unica condizione possibile per continuare ad imparare. Così abbiamo preso tale condizione come una sfida; tra alti e bassi siamo andati avanti, facendoci forza a vicenda e speranzosi di tornare a scuola almeno per l’ultimo mese. Con nostra grande sorpresa siamo tornati nella nostra scuola, seppur distanziati e non al completo. È stato come il primo giorno di scuola: l’emozione di stare nuovamente insieme ci ha portati e ci sta guidando tutt’ora ad andare avanti nonostante le verifiche e la preparazione all’esame. Colgo l’occasione per ringraziare i miei compagni di avventura, i miei compagni di classe che quest’anno più degli altri anni sono stati fondamentali. Ognuno di noi, con le sue peculiarità ha contribuito alla crescita dell’altro in maniera del tutto gratuita. C’è sempre stato uno scambio di idee, pensieri e appunti (però forse questo non dovrebbe essere rivelato).

Quando inizi un nuovo percorso di studi e non hai i tuoi amici accanto, non sempre sei pronta ad accogliere nella tua vita persone a te sconosciute. Così all’inizio indossi un’armatura e cerchi di allontanare gli altri. Poi, però, con il tempo ti accorgi che quelle persone che consideravi estranee in fondo sono come te: hanno le tue stesse paure, a volte anche la tua stessa idea. Così scopri che non sono nemici ma alleati. Ecco, per me i miei compagni non sono stati solo parte del mio percorso di studi, ma anche amici che porterò sempre con me. A loro spero di aver dato qualcosa di me e chiedo scusa se a volte ho sbagliato.

Ma torniamo a noi, stavamo parlando di maturità. Quest’anno, come l’anno precedente, una sola prova orale. È tutto condensato lì: studio, fatica, conoscenza, crescita, amore verso ciò che abbiamo costruito. È la fine di un percorso che porteremo sempre con noi tra nostalgia e rimpianto. Ma non è proprio una fine, in quanto sta per iniziare un nuovo capitolo della nostra vita. Infatti siamo più curiosi di prima. Perché, se durante questi anni ci siamo dedicati alla parte teorica della vita, adesso è arrivato il momento di mettere le mani in pasta e provare a costruire, consapevoli di ciò che siamo e delle nostre conoscenze. Certamente non smetteremo mai di imparare, ma adesso vogliamo dare il nostro contributo attivo alla vita. A noi spetta il compito di coltivare quel seme che i nostri docenti, che sono stati anche educatori, hanno cercato di donarci, fiduciosi che lo avremmo coltivato e fatto fruttare. Una volta spuntata la piantina dovremo prenderci cura di essa, senza essere frettolosi. Spesso nella vita vorremmo che le cose accadessero con la stessa velocità di un battito di ciglia. Il punto è che non basta solo sperare ed immaginare. Le cose bisogna anche volerle, bisogna battersi, lottare. Per realizzare i propri sogni non basta solo essere speranzosi: bisogna perseverare, prendersene cura e credere in essi: anche quando va tutto male, anche quando sembra che la cosa migliore da fare sia lasciare stare, cambiare strada. Forse questa sarebbe l’alternativa migliore.

Per scoprire qual è la cosa migliore da fare ho capito che bisogna ascoltarsi: in noi ci sono tutte le risposte. Inoltre, bisogna avere il cuore aperto per vedere nella realtà che ci circonda la soluzione a tutti i nostri problemi.

Concludo facendo un augurio alle generazioni che verranno dopo di me, ai futuri alunni e alunne. Vi auguro di vivere il vostro percorso all’interno della scuola come un bambino curioso di capire: andate in profondità, camminate su strade non ancora battute non per l’ebbrezza del rischio ma per allargare i vostri orizzonti. Siate capaci di vedere i raggi del sole anche dietro le nuvole cupe della tempesta. Non abbiate paura delle difficoltà o di cadere perché tutto ciò vi fortificherà.

Francesca Russotto

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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