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Pubblicato il 21 Giugno 2021 | di Redazione

Istituito il ministero del catechista: cosa vuol dire e cosa cambia

«L’intera storia dell’evangelizzazione di questi due millenni mostra con grande evidenza quanto sia stata efficace la missione dei catechisti»: così scrive Papa Francesco nella lettera apostolica, in forma di Motu Proprio “Antiquum ministerium”, con la quale istituisce il ministero del catechista.

Ma di cosa si tratta? Cosa vuol dire? Che implicazioni avrà questa decisione nella vita quotidiana delle parrocchie di tutto il mondo e in quelle italiane? Da settembre cambieranno molte cose? Tutte le persone impegnate nell’evangelizzazione dei bambini, dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani, degli adulti, potranno continuare a farlo come sempre oppure serve un percorso formativo.

Il documento emanato dal Pontefice prosegue una riflessione avviata da tempo ed è, in realtà, il coronamento di un lungo percorso che, negli anni, ha visto vari contributi in altri documenti della Chiesa: nel Catechismo della Chiesa Cattolica, nel decreto Ad gentes (1965), nel Motu Proprio Ministeria quaedam (1972), nell’Esortazione apostolica Evangeli nuntiandi (1975), in Catechesi tradendae (1989), nel Direttorio catechistico generale (1991), nel Direttorio generale per la catechesi del 1997 e nel più recente Direttorio per la catechesi del 2020.

Le radici di questa lunga riflessione affondano nel Concilio Vaticano II che ha riconosciuto ai laici un maggior ruolo e una maggiore responsabilità. Da allora la riflessione nella Chiesa, anche con l’impegno dei vari Papi, è continuata e si è approfondita fino a questo passo ufficiale.

Che cosa vuol dire “Motu proprio” e perché il Papa ha preso questa decisione?

Con l’espressione latina “Motu proprio” (letteralmente: “di propria iniziativa”) si intende un atto, una decisione, un provvedimento che il Papa prende in autonomia, e non su proposta di un organismo della Curia romana. Secondo il Codice di diritto canonico, infatti, il Papa è dotato di tutti i poteri per esercitare sovranità immediata su tutta la Chiesa universale e su ciascuna chiesa particolare (ad esempio le diocesi).

Papa Francesco nel suo pontificato sta dando particolare rilievo alle figure laicali. Nelle scorse settimane, con un altro “Motu proprio”, ha stabilito la possibilità di accedere al ministero dell’accolitato (chi presta servizio sull’altare) e del lettorato (chi legge la Parola di Dio nelle assemblee liturgiche) anche da parte delle donne. Di fatto, nelle nostre comunità questo avviene già, ma il Papa con questa scelta e con questo atto ufficiale dà, giustamente, valore a una prassi ormai consolidata e significativa.

Istituire un ministero significa dare valore a un ruolo che non è, e non deve essere, marginale nella vita della Chiesa e delle singole comunità.  D’ora in poi i ministeri dell’accolitato, del lettorato e del catechista, con atto liturgico del Vescovo diocesano e dopo un adeguato cammino, potranno essere conferiti «a una persona che ha ricevuto il Battesimo e la Confermazione e in cui siano riconosciuti specifici carismi».

Che cosa si intende per “Ministero del catechista”?

“Antiquum ministerium” (ministero antico) è il nome del Motu proprio con il quale Papa Francesco istituisce il ministero del catechista: sono le prime due parole latine del testo che, da sempre, danno il nome ai documenti pontifici.

Il catechista è un ruolo molto antico. Se si sfogliano le pagine del Nuovo Testamento già vi è traccia di persone battezzate, credenti nel Cristo Risorto, che si impegnano a portare il messaggio del Vangelo. Su tutti Priscilla e Aquila, i catechisti di San Paolo. La catechesi è sempre stata l’attività primaria nelle comunità cristiane: era la tappa imprescindibile e specifica del cammino di un catecumeno che desiderava diventare cristiano.

Tanti uomini e donne, dal tempo di Gesù sono stati quindi catechisti: grazie a loro sono cresciute le comunità cristiane, non solo con la predicazione ma soprattutto con l’esempio e la testimonianza, a volte fino al dono della vita.  Essi, ancora oggi, sono la forza generosa delle nostre comunità nell’educare alla fede.

Cosa cambia e come comportarsi nel frattempo?

Ci sono molte attese nelle comunità: che accadrà ora? Chi potrà svolgere questo ministero? Sarà un percorso di preparazione impegnativo?

Il testo del Motu proprio ci lascia intravvedere qualche tratto di chi è il catechista e qual è il valore di questa scelta.

Per il momento, è importante sottolineare quello che il Papa afferma in queste righe: non «si fa il catechista» ma «si è catechista», perché quella del catechista è una vera e propria chiamata, una vocazione all’evangelizzazione.

È questo che va riscoperto innanzitutto: la vocazione originaria e, insieme ad essa, la valorizzazione di tutti i ministeri della Chiesa che, all’interno di una comunità, permettono ad ogni cristiano, con il suo impegno e con i suoi carismi, di costruire l’unica Chiesa di Cristo.

Questo è l’inizio, ciò che avverrà, quale sarà l’iter, chi potrà accedervi, ecc… è presto per definirlo. Il Motu proprio demanda alle singole Conferenze episcopali individuare i requisiti di età, studio e le condizioni necessarie per accedere al ministero. Questo perché la scelta di Papa Francesco va poi “inculturata” nel mondo e nel contesto sociale, assai variegato, in cui la Chiesa cattolica è diffusa: un conto è il catechista nelle antiche comunità cristiane europee, affaticate e segnate dalla secolarizzazione, un conto è il catechista delle giovani Chiese in paesi che conoscono una vivacità di fede ma anche una scarsità di clero.

Occorre, quindi, attendere la decisione della Conferenza Episcopale Italiana. Non sarà una decisione a breve.

Nel frattempo, ai gruppi dei catechisti delle nostre comunità è data, ancora una volta, la possibilità di continuare a riflettere, di approfondire e rimettere al centro l’opera di evangelizzazione e di catechesi: è questo il compito primario di ogni comunità.

 


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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