Politica

Pubblicato il 4 Novembre 2021 | di Luciano Nicastro

La politica «maledetta» in un mondo liquido e pandemico, povero e diseguale

Abbiamo riscoperto il nuovo mondo globale della miseria e delle sperequazioni, delle ineguaglianze e delle tristezze, dei giovani drogati e disperati, delle periferie e delle isole migratorie. Dopo la prima globalizzazione dell’ottimismo e del furore eroico del turbocapitalismo, dopo il crollo delle Torri Gemelle (2011), è arrivata come una tromba d’aria la grande paura della morte nell’anima.

Il cuore dell’umanità planetaria è diventato nero e sempre più ostile. È cresciuto a dismisura in ogni parte, città e contrada, il fenomeno della migrazione di necessità alla ricerca di una nuova terra, di una nuova casa e di un lavoro per guadagnarsi da vivere e rendere possibile l’incardinamento delle famiglie disperate e infelici. Si assiste, giorno dopo giorno, alla diffusione del fenomeno delle anime morte nel Villaggio Globale, nel quale vive accatastata la folla solitaria, affamata e bisognosa, pronta a vendersi per un denaro.

Gli immigrati di quest’ultimo decennio del primo secolo del Duemila speravano di cambiare la loro condizione di vita e di lavoro e avevano riposto la loro fiducia nella competenza e capacità degli Uomini politici di Governo. Soprattutto nei Paesi latinoamericani e nelle realtà del sud/est asiatico, come nell’Europa dell’Est, nello stesso periodo, non solo è peggiorata la situazione complessiva, ma si è registrata una ulteriore malattia sociale di grado elevato in termini di aumento della schiavitù legale.

La presenza delle religioni e delle Chiese non è riuscita a mediare e a migliorare la società civile e il suo bisogno. Non c’è in atto una vera transizione verso una prospettiva credibile di generazione di un futuro comune attraverso l’incardinamento di uno scenario più degno di persone oneste e buone, laboriose e disponibili.

La società aperta ha inghiottito il fiume dei disperati e ha deluso le speranze delle stesse donne immigrate come anche dei giovani. Dalle indagini e dalle statistiche si vede chiaramente che ogni Paese è diventato terra di bisogno e luogo di missione.

Le grandi potenze e gli organismi dell’Onu non sono riusciti a mettere in campo progetti concreti di rinnovamento e di promozione sociale, sia in termini di welfare che in quelli di istruzione e cultura.

Nelle città e nelle megalopoli si può verificare l’inesistenza di una nuova Politica adeguata alle nuove sfide e necessità; al contrario, tutto è un’amara delusione.

Quando la Politica si limita a registrare passivamente il male generale e spegne sul nascere le buone volontà e non trasforma i desideri, le intelligenze e le proposte sociali in investimenti di beni e opportunità di sviluppo aumenta le catene e i dolori degli uomini, degli individui e delle persone. Quando la Politica sperpera e spreca il   suo Capitale Umano finisce per far morire in miseria e in una grande palude la situazione. Si prende atto e si lascia tutto “a futura memoria se la memoria avrà un futuro”. Risollevarsi e uscire come seme nel terreno buono e fecondo è una pia illusione.

Questa Politica è stata definita <Maledetta!> nel contesto attuale, secolarizzato e mortale, nichilista e violento. All’interno accresce la tendenza alla violenza in tutte le sue forme e al nichilismo in tutti i suoi risvolti. Il compito dell’esistenza degli uomini è quello di produrre e fare frutti di bene, operando per la felicità dei cittadini mediante una buona e migliore Politica comunitaria e solidale. L’albero della vita sociale della città si giudica dai frutti che fa e non dalle promesse elettoralistiche che mette in onda con al centro la sua propaganda compulsiva.

Vale a riguardo la grande e buona politica di respiro divino, di carità operosa e di utilitarismo di luce. Il nuovo pragmatismo da incarnare deve potersi esprimere come progettualità delle strutture di sviluppo sostenibile (Sollecitudo rei socialis di San Giovanni Paolo II).

Nelle città del nuovo mondo globale ci vorrebbe un tavolo di confronto, un vero e proprio laboratorio della Politica Alta di valenza superiore e di trascendenza delle   finalità e di costruzione di una politica dell’amore e non dell’odio, della speranza collettiva e della Pace Preventiva. Questo sarebbe possibile con una società civile terapeutica e fiduciosa.

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Autore

Luciano Nicastro

Laureato in Filosofia alla Cattolica di MILANO e in Sociologia alla Università degli Studi di URBINO, è stato per molti anni professore di filosofia e storia al Liceo Scientifico “E. Fermi” di Ragusa. Filosofo e Sociologo di orientamento “mounieriano”. Ha insegnato storia della filosofia e storia della sociologia. Docente di Antropologia filosofica presso l’Istituto Teologico Ibleo di Ragusa, è stato docente di Sociologia delle Migrazioni e di soc. dell’educazione alla LUMSA di Roma – sede di Caltanissetta; è stato altresì docente di Domande Filos. Contemp., di filos. della Religione e filosofia politica alla Facoltà Teologica di Sicilia a PALERMO. Consigliere Nazionale delle Acli, ha fatto parte della Associazione “Agostini Semper” tra i laureati della Cattolica di Milano ex alunni del Collegio Augustinianum, militante del MEIC (movimento ecclesiale di impegno culturale), della Lega Consumatori ed Utenti. Ha pubblicato diversi libri, articoli e ricerche di filosofia, psicologia, sociologia, teologia e psicopedagogia oltre che sui temi della scuola, del lavoro, della famiglia e della condizione meridionale e sulla nuova questione giovanile…



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