Cultura

Pubblicato il 27 Dicembre 2021 | di Redazione

La Natività in un dipinto del 1500

Il tema iconografico della “Adorazione dei pastori”, ispirato al racconto del Vangelo di Luca, dove si dice che, nella notte in cui è nato Gesù, alcuni pastori, avvertiti da una visione di angeli “Andarono senz’indugio a Betlemme dove trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva  nella  mangiatoia”(Lc 2,16). Pur essendo comparsa relativamente tardi, la raffigurazione di questo evento è divenuta molto cara alla tradizione pittorica italiana ed internazionale, ed ha riscosso grande successo soprattutto nei secoli XVI e XVII. Una pregevole testimonianza di questa iconografia nel patrimonio storico-artistico della Diocesi di Ragusa è data da una pala d’altare, dipinta su tavola e conservata nella chiesa di S. Agata ai Cappuccini di Ragusa. Si tratta della più antica tra le raffigurazioni della Natività a noi pervenute e reca una data poco leggibile, interpretata 1520 ma in realtà l’opera risale alla seconda metà del XVI secolo.

La tavola proviene da una antica chiesa, di cui oggi esistono solo poche rovine, situata presso il fiume Irminio, che i Frati Cappuccini avevano officiato fino al 1604, quando, ottenuta dal vescovo di Siracusa la chiesa di S. Agata, vi trasferirono la loro comunità. Lo storico Rocco Pirri dice che in occasione del trasferimento, i frati si portarono dietro una immagine “famosissima” della Natività di Nostro Signore che si venerava nella chiesa e che probabilmente è proprio questo dipinto. Di autore ignoto, l’opera è ispirata ad un disegno di Marco Pino, pittore manierista di origine senese attivo a Napoli a metà del secolo XVI. Di questo disegno, oggi conservato al Louvre, fu ricavata nel 1568, una stampa dall’incisore fiammingo Cornelis Cort che venne diffusa in tutta Italia, ispirando diversi pittori a riprodurla.

Rispetto alla stampa, da cui è tratto, il dipinto di Ragusa si caratterizza soltanto per la sostituzione di uno dei pastori adoranti, in basso al centro, con il volto di un frate, probabilmente S. Francesco, inserito per volontà dei committenti Cappuccini allo scopo di onorare la devozione del Santo fondatore e del loro Ordine alla Natività del Signore. Al centro della composizione si trova la Madonna in atteggiamento di adorazione del Bambino, mentre intorno si muovono un gran numero di personaggi fortemente caratterizzati, alcuni inginocchiati in adorazione, altri mentre arrivano portando i loro doni per il bambino Gesù. Queste caratteristiche compositive collocano il dipinto nel filone della pittura tardo-manierista, preannuncio della stagione pittorica barocca, dove l’artificio, il dinamismo e la complessità della scena fino all’eccesso diventano elementi caratterizzanti. Ignoto resta il nome del pittore, che, pur lontano dalla sfolgorante maniera di Marco Pino, riesce ad ottenere tuttavia dei risultati qualificanti, facendo rientrare il dipinto nell’ambito degli allievi di questo artista.

Giuseppe Antoci

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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