Politica parlamento camera dei deputati governo referendum

Pubblicato il 3 Marzo 2022 | di Vito Piruzza

Tra referendum e democrazia

La Repubblica pensata, progettata e voluta dai Padri Costituenti è una democrazia rappresentativa, gli istituti di democrazia diretta sono pochissimi e di questi il più importante è senza dubbio il referendum abrogativo previsto all’art. 75 per correggere eventuali disallineamenti tra il corpo elettorale e il Parlamento.

Nel tempo, man mano che si è allentato il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni democratiche l’istituto del referendum abrogativo è stato usato forzandone la funzione iniziale; a volte è stato utilizzato come strumento di propaganda politica, altre volte come strumento di pressione politica nei confronti delle Camere addirittura sostituendosi ad esse cercando di attuare riforme ritenute utili ma disattese.

Un esempio del primo caso, a mio avviso, è rappresentato dalla raccolta di firme nel 2014, per dirla con i promotori, per “abrogare la Legge Fornero”; peccato che non esista nessuna “Legge Fornero”, ma la nuova disciplina delle pensioni è semplicemente un articolo (il n. 24) della legge di bilancio e la Costituzione preveda che “Non è ammesso referendum per le leggi tributarie e di bilancio …” quindi ovviamente la Corte Costituzionale ne ha dichiarato l’inammissibilità: in pratica una richiesta di referendum “suicida” fatta al solo scopo di pubblicità elettorale!

In questi giorni abbiamo avuto un esempio del secondo caso per quanto riguarda i referendum che giornalisticamente sono stati indicati come referendum sulla “eutanasia” e quello sulla “liberalizzazione della cannabis”. In realtà al di la dei proclami il primo referendum non era sull’eutanasia, ma abrogava il reato di “omicidio del consenziente” e avrebbe comportato di legittimare qualsiasi caso di omicidio effettuato con il consenso della vittima, da parte di chiunque anche al di fuori di una relazione sanitaria, anche di una persona non in stato terminale etc.

Il secondo invece, in uno dei quesiti, tra le altre cose abrogava la punibilità della coltivazione anche del papavero da oppio, delle foglie di coca, degli anfetaminici etc.

Non volendo mettere minimamente in dubbio la buona fede dei promotori, c’è da riflettere sulla difficoltà di legiferare in modo innovativo abrogando pezzi di legislazione, forzando tra l’altro la funzione del referendum abrogativo, e questo è tanto più vero quanto più la tematica è delicata da decidere sul filo dei distinguo, è come operare usando un coltello da cucina invece del laser: si rischia di fare danni irreversibili.

In tematiche che si qualificano nella definizione dei limiti non c’è alternativa alla via parlamentare, le scorciatoie non sono congrue ad operare una legislazione equilibrata e in certi ambiti l’equilibrio è delicatissimo.

C’è da augurarsi che il Parlamento riacquisti la capacità di discutere e di decidere anche in materie sensibili con equilibrio e saggezza riappropriandosi del proprio ruolo; è il primo passo per riconquistare quel prestigio che purtroppo da tempo è messo in discussione.

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Vito Piruzza



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