Politica

Pubblicato il 30 Giugno 2022 | di Alessandro Bongiorno

Speranze e prospettive in…Comune

Tanti auguri a Mario Cutello, Giuseppe Dimartino, Bartolo Giaquinta e Salvatore Pagano e ai consiglieri comunali eletti lo scorso 12 giugno a Chiaramonte Gulfi, Santa Croce Camerina, Giarratana e Monterosso Almo. Avranno il non facile – ma sicuramente entusiasmante – compito di amministrare comunità che hanno riversato fiducia in loro. Il momento non è semplice e le prerogative di sindaci e consiglieri comunali (come del resto più in generale della politica) sono state erose dalla burocrazia. Le risorse sono limitate, i problemi non mancano, l’assenza di partiti strutturati lascia più soli i sindaci (anche davanti alle tentazioni di trasformarsi in piccoli rais di paese), la partecipazione dei cittadini si limita spesso alla parte distruttiva affidando a post corrosivi sui social il proprio malcontento e il proprio distacco da qualsiasi tipo di impegno. Eppure è una stagione che può aprire nuove prospettive per il futuro di città e paesi. Il Pnrr e le politiche di coesione varate dal Governo a livello nazionale mettono a disposizione risorse per modernizzare servizi e infrastrutture. Anche la digitalizzazione aiuta ad abbattere alcuni dei muri della marginalità geografica e può rappresentare una spinta anche per le comunità che hanno appena eletto i loro sindaci. Con questi strumenti dovranno affrontare problemi comuni a tutti (lo spopolamento e l’emigrazione soprattutto giovanile) ad altri che sono più specifici delle singole comunità locali.

Se a Santa Croce Camerina il sindaco Dimartino si affaccia per la prima volta alla ribalta politica, a Chiaramonte Gulfi, Giarratana e Monterosso Almo i sindaci eletti vantano una lunga militanza politica e partitica. Tutti sono stati comunque eletti con liste civiche imperniate sicuramente sulla figura del leader e su un programma non ideologico, facilmente condivisibile da tutti. Conclusa la campagna elettorale, ora bisogna iniziare ad amministrare. L’auspicio è che non si perda il contatto con i cittadini che ha caratterizzato questi giorni e che, anzi, si allarghino i canali di partecipazione, coinvolgendo i consigli comunali (che sono espressione degli elettori al pari dei sindaci) e tentando anche strade nuove come assemblee aperte a tutti sui temi ritenuti più significativi (tornando in questo modo allo stile dell’agorà greca quando le sorti delle città erano affidate alla città stessa). Assemblee che potrebbero anche essere allargate (magari con il supporto della tecnologia) a chi ormai risiede lontano dal paese d’origine ma ha idee e proposte da poter offrire.

Una partecipazione allargata farà sicuramente bene alla democrazia (il risultato dei referendum testimonia quanto sia sofferente) e rafforzerà lo stesso ruolo dei consiglieri comunali e dei sindaci che potranno rappresentare le esigenze del proprio paese con un’investitura più solida. Sarebbe invece un errore grave utilizzare la fascia tricolore come una clava per consumare vendette politiche e prolungare negli anni la campagna elettorale. No, di questo non abbiamo proprio bisogno.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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