Società

Pubblicato il 29 Ottobre 2022 | di Vincenzo La Monica

Imparare ad amare l’Italia attraverso gli occhi degli emigrati

“Chi se ne va dalla sua terra, in realtà, non l’abbandona mai definitivamente. L’emigrante nella sua valigia non porta solo i vestiti, ma anche le emozioni, i ricordi, la nostalgia. I vestiti però cambieranno nel tempo. I suoi sentimenti no. Formeranno quella malinconia che sarà l’incaricata di alimentare la voglia di tornare che è tipica dell’emigrante”.

Con queste parole Renzo Cirnigliaro, figlio di ragusano emigrato in Argentina negli anni ’20 del secolo scorso, ha aperto con un video messaggio il convengo “Italiani e Ragusani nel mondo” – Vecchie emigrazioni e nuove mobilità. L’evento è stato introdotto dal nostro vescovo mons. Giuseppe La Placa e si è svolto in due incontri, il primo a Ragusa tenutosi il 5 ottobre presso la Parrocchia San Giuseppe Artigiano e il secondo a Vittoria il 6 Ottobre 2022 presso la Sala delle Capriate “Gianni Molè”.

L’evento è stato proposto dalla Diocesi di Ragusa tramite l’Ufficio diocesano per la pastorale delle Migrazioni, la Caritas diocesana, l’Ufficio pastorale per i problemi sociali e del lavoro e il Centro Missionario diocesano e ha visto come relatrice Delfina Licata della Fondazione Migrantes che si è soffermata sulla mobilità dell’Italia di oggi. Una realtà che forse l’opinione pubblica ha perso di vista, distratta dai numeri e dal dibattito relativi all’immigrazione in entrata nel nostro paese. Ma per renderci meglio conto basti dire che sono quasi 6 milioni i nostri connazionali che vivono all’estero e che il loro numero è aumentato progressivamente negli ultimi dieci anni.

Delfina Licata ha insistito nel non considerare l’emigrazione di italiani solo come una fuga di cervelli. L’espressione, oltre a non essere rispondente alla realtà, è ingenerosa sotto diversi punti di vista: molti nostri connazionali, infatti, svolgono lavori non particolarmente qualificati, ma che consentono loro di fare carriera, salendo a bordo di quell’ascensore sociale che in Italia è ormai bloccato da decenni. Anche tra le eccellenze italiane, tuttavia, bisogna ricordare che non espatria solo un cervello, ma un’intera persona che porta con sé, per rimanere nella metafora, anche un cuore. Di particolare interesse anche l’identikit che la relatrice della Fondazione Migrantes ha tentato della nostra migrazione all’estero degli ultimi anni, senza nascondere ai presenti la difficoltà nel tracciarlo, a ragione della fluidità del fenomeno.

Se i minori viaggiano quasi sempre al seguito dei genitori, tra i giovani e i giovani adulti prevalgono ovviamente le ragioni lavorative e la ricerca di nuove esperienze, più stimolanti di quelle che può offrire l’Italia. Per quanto riguarda gli over 65 il fenomeno dei pensionati d’oro, persone che trascorrono il loro tempo in paesi a bassi fiscalità come il Portogallo o la Tunisia, è più limitato di quanto si pensi. La maggior parte degli anziani che si trasferisce all’estero lo fa al seguito dei figli, con funzione di accudimento dei nipoti.

L’invito finale di Delfina Licata è stato quello di conoscere di più e meglio l’emigrazione italiana all’estero, soprattutto quella del presente, per imparare ad amare l’Italia attraverso gli occhi degli emigrati e per comprendere anche la mobilità in entrata nel nostro paese.

L’incontro che è stato moderato dal direttore della Caritas Domenico Leggio ha visto anche l’introduzione di don Rosario Cavallo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle Migrazioni e le relazioni di Renato Meli, sulla libertà di partire e restare e don Santo Vitale sui missionari iblei.

 

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