Un’altra agricoltura è possibile. Come produrre meglio ed essere felici
Un’altra agricoltura è possibile, un altro approccio è, se non necessario, quanto meno auspicabile. Il mondo agricolo ha infatti bisogno di “cambia –menti” e con i giovani può essere più facile creare percorsi nuovi e alternativi. L’obiettivo non è produrre di più ma produrre meglio. Lo ha testimoniato Giuseppe Savino, contadino pugliese che si definisce felice, che ha cambiato il paradigma attivando una agricoltura che nella relazione affonda la sue radici ne trae forza. Savino è stato a Ragusa, protagonista di due incontri, il primo con le istituzioni, il secondo con gli agricoltori e aperto alla cittadinanza, invitato da TFT – Trasformare la fascia trasformata, progetto sostenuto da Fondazione con il Sud. E nella fascia trasformata iblea, territorio difficile di serricoltura spesso non rispettosa dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori, ha portato la sua esperienza che, in Puglia, ha trasformato la produzione agricola in una esperienza da condividere con i
consumatori, accorciando le distanze e sfondando il muro di “solitudine” che spesso circonda chi coltiva la terra.
«È un senso della terra che ci avvicina anche all’enciclica Laudato si di Papa Francesco – ha detto il vescovo monsignor Giuseppe La Placa commentando il senso degli incontri con Savino – non una terra da sfruttare ma una terra da contemplare in tutta la sua bellezza, che diventa il motore che sottolinea la nostra umana necessità di dialogo e relazione».
Giuseppe Savino, ideatore di “Vazapp” e delle “Contadinner” ha spiegato i meccanismi della trasformazione che riguarda prima le persone, poi i territori e, infine, si ripercuote sulla produzione e sui prodotti. «Il mondo agricolo – ha spiegato – deve fare entrare una nuova consapevolezza: lavorare ma nel rispetto dell’ambiente, della natura e delle persone, per avere una produzione “felice”, dove coltivare la terra non sia una scelta obbligata e l’ultima opzione, ma un sogno di persone che decidono, scelgono la terra per coltivare bellezza».
Un messaggio quasi di evangelizzazione che nasce dal rapporto con un prete “visionario”, padre Michele De Paolis, che ha piantato il seme della fiducia in un gruppo di giovani pugliesi. Un solo impegno, quello di raccogliere risorse per formare altri gruppi, per alimentare il sogno di un’altra agricoltura possibile.
Accorciare la distanza tra produttore e consumatore, produrre quando basta per valorizzare il prodotto e farlo cogliere direttamente dalle mani di chi ha voglia di fruirne, rendere i braccianti – liberati dall’onere di cogliere frutta e verdura – “ab-braccianti”, pronti ad accogliere i clienti/consumatori e di spiegare loro le tecniche di raccolta a trasformazione dei prodotti. Il tutto accompagnato da una scenografia “instagrammabile” in cui la bellezza del contorno, fa da cornice alla bontà e genuinità del prodotto che lo stesso contadino promuove raccontando la sua storia. Architetti per progettare i campi con un occhio attento alla cultura e alle tradizioni, il rispetto del ciclo delle stagioni, la sacralità del rispetto della terra, fotografi, ma anche grafici e produttori di packaging, che Savino definisce “dispositivi”, che rendono ancora più bella l’esperienza della raccolta. E poi un giusto prezzo che sarà sempre superiore al prodotto venduto ad un mediatore».
Il senso dell’incontro nelle parole di Vincenzo La Monica, coordinatore del progetto TFT – Trasformare la fascia trasformata che ha confermato come le associazione e gli enti del partenariato e la stessa Diocesi di Ragusa intendano dare seguito a questa iniziativa proseguendo l’interlocuazione e avviando ulteriori percorsi concreti: «In questi anni, assieme a tutti i partner del progetto, abbiamo riflettuto sui modelli di cambiamento che potessero incidere sulla persona: dalla dignità dell’individuo, al decoro dell’ambiente in cui vive, al rispetto dei diritti anche come lavoratore agricolo. Questo cambio di paradigma, proposto da Savino è una riflessione su un modello di trasformazione, scientificamente testato, economicamente e socialmente sostenibile, che abbiamo ritenuto utile proporre come spunto di riflessione anche nella nostra complessa fascia trasformata».
