Omaggio alla Madonna di Portosalvo
Gianni Giacchi ha subito dichiarato: «La rifarò, più bella di prima». Pittore, disegnatore archeologico (in pensione dalla Soprintendenza di Ragusa dove lavorò molti anni) il santacrocese Giacchi aveva ritratto, nel febbraio dello scorso anno, una Madonna “Stella Maris” su un blocco lapideo all’ingresso del porticciolo di Punta Secca. La fortissima mareggiata della Befana ha distrutto il quadro, realizzato con colori acrilici.
«Mi spiace – ha subito detto l’artista – vorrà dire che la rifarò, e sarà più bella della prima».
E noi ne siamo tutti convinti. Giacchi infatti è talentuoso artista, con il pennello come anche con la macchina fotografica. Svariati suoi reportage sono disponibili sulla sua pagina Facebook e ritraggono volti (la gran parte suoi concittadini di Santa Croce Camerina e di Punta Secca), paesaggi degli Iblei e molti bellissimi tramonti sul mare camarinese.
Quella Madonna Sella Maris, che sovente è confusa con la Madonna di Portosalvo, era diventata sin da subito una attrazione per chi si trovava nella frazione rivierasca famosa nel mondo perché ambientazione dello sceneggiato con protagonista il camilleriano Commissario Montalbano. Un richiamo alla antichissima devozione verso la madre di Cristo nella sua funzione di protettrice dei naviganti. Devozione che lungo la costa iblea della parte sud-orientale dell’Isola è ampiamente documentata.
Infatti, a poche decine di metri dal quadro adesso cancellato di Gianni Giacchi, è la chiesa di Punta Secca, intitolata proprio alla Madonna di Portosalvo. E a sei chilometri di distanza alla stessa Madonna è intitolata la chiesa parrocchiale di Marina di Ragusa. Continuando a percorrere la costa iblea verso est, altra chiesa dedicata alla Madonna di Portosalvo è a Pozzallo, principale porto e centro marittimo della provincia di Ragusa. Se invece si punta ad ovest, solo dopo dieci chilometri in linea d’aria da Punta Secca, si arriverà a Camarina, antichissima colonia greca. Bene, in quella acropoli sul mare, laddove i greci avevano costruito un tempio dedicato ad Atena, era una chiesetta dedicata alla Madonna di Cammarana (il toponimo derivante dallo storpiamento di Camarina). Quel tempietto venne distrutto da un incendio nel 1834. Quante pietre rimasero utilizzabili (a loro volta riciclate dal tempio greco) vennero utilizzate per la costruzione della masseria che adesso ospita il Museo archeologico di Camarina. Ma il grande patrimonio di ex voto contenuto dentro la chiesetta venne totalmente perduto. E con esso anche la memoria dei marinai e pescatori che, salvatisi da tempeste marine e naufragi lungo le coste all’apparenza banali e in realtà pericolosissime dell’area iblea, avevano donato alla Madonna alla quale si accreditata la salvezza.
Un parallelismo con il quadro di Gianni Giacchi? Evidente, chiaro e spontaneo: la natura, sia essa la mareggiata sia essa le fiamme di un incendio, è spesso distruttrice. Agli umani il compito di ricostruire ricordando però che non poche volte la natura è distruttrice per colpa degli umani che hanno violentato e continuano a violentare acqua, aria, terra che il nostro Papa chiama “creato”, com’è giusto che sia.
