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Pubblicato il 2 Aprile 2024 | di Redazione

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All’origine degli oratori di oggi

Per conoscere e capire meglio il ruolo di un oratorio vero ed efficace, bisogna conoscere la nascita e le motivazioni per saperlo anche gestire. Partiamo, allora, dalle origini.

Principi-obiettivi fondanti dei Fondatori. Nel 1500 S. Filippo Neri creò gli oratori «per avvicinare i giovani e gli adulti lontani dalla pratica della vita cristiana», con momenti di svago, di canto e passeggiate. Nel 1537, S. Ignazio di Loyola e i compagni Fabro e Lainez negli oratori «comenzaron a enseñar la dottrina cristiana a los niños». Ma non solo dottrina cristiana insegnarono, ma anche istruzione letteraria per una migliore comprensione della stessa dottrina. Nel 1592, a Roma, San Giuseppe Calasanzio dedicò la sua attenzione ai fanciulli poveri e abbandonati raccogliendoli ed educandoli in oratori detti Scuole pie. A Milano, nel 1584, con San Carlo Borromeo questi oratori informali si chiameranno “scuole della dottrina cristiana”. Nell’evoluzione culturale dei secoli seguenti, però, accadrà l’integrazione graduale di queste scuole con attività care ai ragazzi: gioco, vita di gruppo, servizio di solidarietà con i compagni. A Torino, tra il 1815 e il 1888, San Giovanni Bosco enucleerà nel metodo preventivo e strutturerà in pratico e praticabile progetto educativo tutte queste importanti componenti che fanno dell’oratorio uno spazio privilegiato di accoglienza, di pastorale e di formazione globale educativa dei ragazzi e dei giovani.

Don Lorenzo Milani nella sua parrocchia a Barbiana fece oratorio? Don Milani persona, prete, educatore, politico… è tutto ancora da capire, da sdoganare. Apostolo dei poveri, uomo di azione, rivoluzionario anticipatore del clima post-conciliare, denunciatore dello sfruttamento del lavoro minorile, del classismo della scuola, delle collusioni del clero locale (Prato), difensore dell’obiezione di coscienza, critico dei metodi vecchi e sorpassati della pastorale ufficiale, questo prete, fatto così, può avere una certa consonanza con don Bosco o con qualsiasi educatore di oratorio?

Ecco, per una visione d’insieme, un elenco sintetico che va a comporre un parallelismo armonioso che non ha bisogno di ulteriori commenti: don Milani è prete, come don Bosco; don Milani sceglie gli ultimi; don Milani si impegna per il bene degli altri con e per carità; la sua attività educativa è relazione interpersonale profonda e accogliente, forte e amorosa, presente e accompagnante oltre la scuola e l’età scolare; ha una concezione preventiva dell’educazione, che punta sulle potenzialità positive delle persone; per don Milani la cultura e l’istruzione devono abilitare le persone a vivere da protagoniste, in una prospettiva di mondialità umana e cristiana, aperta al cambio e a una civiltà degna dell’uomo.

Il tipo di oratorio che don Milani gestiva a Barbiana, borgata del Mugello, più che diverso è simbolico, profetico. Quella esperienza di scuola a tempo pieno, non si è chiusa con la scomparsa del prete che sapeva leggere e insegnava a leggere i segni dei tempi, ma brilla ancora come punto di riferimento per dar risposte, forse, a segmenti degli oratori dei nostri tempi che si pongono interrogativi, che avanzano, forse, perplessità che non hanno un volto e un chiaro profilo.

L’oratorio di Barbiana, dunque?

Salvatore Mercorillo


Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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