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Pubblicato il 4 Luglio 2024 | di Saro Distefano

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Così ti acquisto un’arma sul web

Nella stringa di ricerca di Google digito “tirapugni”. Una mia personale curiosità. Mi aspettavo di trovare la definizione, qualche immagine, qualche aneddoto su questo strumento di violenza. E li ho trovati, tutti ed abbondanti.

Ma certamente non mi sarei mai aspettato di trovare anche chi vende in rete il tirapugni. E sono tantissimi. Compreso quell’immenso negozio online al quale arrivano migliaia di ordini d’acquisto ogni giorno da tutto il mondo. Proprio così. È possibile comprare online il tirapugni e riceverlo comodamente a casa, come facciamo da anni con scarpe (sbagliando), elettronica (sbagliando ancora), e libri (sbagliando tantissimo).

Per chi non sapesse di cosa si stia parlando, invito alla ricerca sulla Rete. Ma in sintesi posso anch’io spiegare di cosa si tratta. Il tirapugni è uno strumento semplicissimo quanto deleterio: quattro anelli saldati insieme ad un arco, generalmente in metallo, che si indossa come un guanto. Serve ad aumentare enormemente i danni causati da un pugno scagliato contro un avversario. Uno strumento che, se saputo utilizzare, può anche uccidere un uomo. Specie nella versione che include anche una lama affilatissima trasversale all’arco di impugnatura. Non a caso questa è la versione in dotazione ad alcuni reparti speciali di molti eserciti.

Quello che mi colpisce è l’idea che chiunque possa acquistare serenamene uno strumento di morte da casa propria, e a casa altrettanto serenamente riceverlo in un pacco verosimilmente anonimo. Che però, a differenza di pistole e fucili, è considerata una “semplice” arma contundente.

Il tirapugni è utilizzato nelle risse. Chi lo indossa lo fa per far male in combattimenti ravvicinati. Tra teppisti però, ché i killer e delinquenti di più alto livello usano armi da fuoco e/o coltelli affilatissimi.

Per questo motivo mi impressiona moltissimo l’aver scoperto che la grande multinazionale del commercio elettronico lo proponga tra i suoi tanti prodotti in vendita e disponibili sul libero mercato. Mi impressiona perché il tirapugni è un’arma, ma un’arma insidiosa, tipica di chi vigliaccamente colpisce l’avversario con un pugno. È arma da “spedizione punitiva”, da gang che non si fa scrupoli a colpire per fare molto male, molto.

Come sia possibile tutto questo non saprei spiegarmelo. Però, già che c’ero, nella stessa ricerca sul web ho scoperto questo: secondo la legislazione italiana sulle armi, il tirapugni non viene considerato un’arma “impropria” (ai sensi dell’art. 585 del codice penale italiano), in quanto è costruito per il solo scopo di offendere la persona. Ai sensi dell’art. 4 della legge 18 aprile 1975 n. 110, per l’acquisto e la detenzione non vi sono obblighi ma il porto ne è vietato.

Quindi, fatto salvo mio sempre possibile errore, la multinazionale dell’e-commerce non commette nessun reato. La legge italiana gli consente di venderlo e a me potenziale cliente di acquistarlo. Però, io acquirente, non posso portarlo. Confesso di non aver compreso. Come dire che il micidiale tirapugni si può possedere ma non portare con sé. Quindi? Tenerlo a casa per farne collezionismo? Per picchiare i famigliari? Per le risse alla fine della riunione di condominio?

Che triste il sapere che l’arma (perché tale è, non dimentichiamolo, non facciamo finta di non saperlo) delle risse, degli agguati personali può essere comprata tramite un computer. Che triste.


Autore

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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