Società

Pubblicato il 26 Ottobre 2024 | di Vito Piruzza

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Persone in cammino sulle strade della Pace e della Giustizia sociale

Dal 1914 la Chiesa celebra la “Giornata mondiale del migrante e del rifugiato” giunta oramai alla 110ma edizione. La nostra Diocesi, che vive nel proprio territorio in modo intenso il fenomeno, non poteva non celebrare questa giornata e l’ha fatto con due belle iniziative nei due comuni più numerosi, a Ragusa il 10 e a Vittoria l’11 ottobre.

I due eventi, sostanzialmente gemelli, hanno avuto come titolo quello del messaggio che Papa Francesco ha scritto per l’occasione il 29 settembre “Dio cammina con il suo popolo” e sono stati articolati in modo sapiente, fornendo ai presenti sia una cornice culturale e anche cristiana del fenomeno, sia una consapevolezza concreta quantificando come nel nostro territorio la migrazione sia presente, sia una percezione umana di cosa la migrazione ha rappresentato nella vita di alcuni testimoni.

Personalmente ho partecipato all’incontro di Ragusa che si è tenuto presso il salone parrocchiale di San Giuseppe Artigiano, che ha visto dopo l’introduzione di don Rosario Cavallo, responsabile della pastorale delle migrazioni, la relazione del nostro vescovo incentrata sul messaggio del Papa.

Monsignor La Placa ha evidenziato come da diversi anni il Papa abbia nei discorsi sulle migrazioni sempre collegato il fenomeno al problema della Pace e della Giustizia Sociale, spesso infatti migrare non è una scelta libera delle persone, ma necessitata dall’esigenza di fuggire a conflitti e persecuzioni.

Il vescovo ha chiarito che la Chiesa considera il fenomeno comunque come connaturato all’uomo e il Papa nel suo discorso cita i tanti brani del Vangelo in cui si evidenzia il dovere di solidarietà verso i fratelli che migrano, vede anzi il migrante come rappresentazione del transito del credente nel mondo che vede Dio camminare al suo fianco. Come nell’Esodo Dio è sempre presente e accompagna con tanti segni il suo popolo nel cammino dalla schiavitù alla terra promessa, così è a fianco al suo popolo nel cammino spirituale verso la ricerca della santità, e così accompagna quanti percorrono le vie del mondo alla ricerca di una promozione umana e sociale, e chi invece ostacola e si contrappone a questo diritto sicuramente pecca.

Vincenzo La Monica responsabile per la Diocesi dell’Osservatorio delle Povertà ha snocciolato una serie di dati relativi al fenomeno migratorio nella nostra diocesi molto interessanti, che hanno evidenziato come dopo una fase di ristagno il numero degli immigrati sia tornato a crescere, solo nel 2023 a livello provinciale con un incremento di 4.000 persone.

Il fenomeno è complesso e comprende migranti che tecnicamente non sono stranieri in quanto cittadini europei e stranieri che di fatto non sono migranti in quanto essendo nati in Italia non hanno conosciuto la realtà della migrazione in senso stretto per non parlare degli irregolari che sono difficili da quantificare. Nel nostro territorio il fenomeno ha numeri elevati rispetto al contesto dell’Italia meridionale e in percentuale rappresenta quasi il 10% dei residenti con punte superiori al 30% ad Acate e superiori al 20% a Santa Croce Camerina; si evidenzia, soprattutto in questi due centri, ma in genere in tutto il territorio, uno squilibrio tra i generi con una netta prevalenza dei maschi, chiaro indicatore che l’immigrazione ha come motivazione la ricerca di lavoro.

Questi numeri si riverberano ovviamente anche nei ragazzi in età scolare che sono 6.177 e di questi ben più della metà nati in Italia (3.410) con tutte le problematiche connesse. Secondo i dati del Ministero in 107 comuni si verifica che ci siano più di 1.000 studenti stranieri e che questi rappresentino una percentuale superiore al 10% della popolazione studentesca, ebbene di questi ben 105 sono allocati nel settentrione d’Italia e solo 2 nel centrosud e sono Vittoria e Ragusa a dimostrazione della rilevanza del fenomeno nel nostro territorio. Questo rende cruciale per il nostro territorio il dibattito aperto da tempo sul riconoscimento della cittadinanza.

Vincenzo ha poi commentato i dati relativi ai Comuni di Ragusa e Vittoria in termini di rapporto con i minori che sono rispettivamente il 13% e il 15% degli stranieri residenti (il 10% nati a Ragusa e il 12% nati a Vittoria) e la loro dislocazione in città in termini di residenza che vede quasi la metà a Ragusa residente in centro città, mentre a Vittoria una percentuale significativa risiede nelle contrade. Ha chiuso poi con gli impegni che la nostra comunità deve assumere per una gestione sana del fenomeno in termini di attenzione alla scuola, alle donne, alle politiche abitative, alla connessione tra centri e periferie.

Ma i numeri non sono impersonali ed ecco le esperienze di due migranti con storie e vissuti diversi, il primo Khaled Tamer rifugiato dalla Siria, giunto grazie a un corridoio umanitario attivato dalla Comunità di Sant’Egidio, dopo 8 anni di prigione nel suo Paese a seguito della rivolta contro il regime di Assad e accolto da un gruppo di cittadini di Comiso che si sono fatti carico di tutta la sua famiglia composta da 2 nuclei, ha commosso con la storia di sofferenza sua in prigione e della sua famiglia sfollata in Libano e con l’immensa gratitudine che ha manifestato nei confronti di chi gli ha permesso una vita serena.

La seconda esperienza è stata quella di Jolanda Bedriu una insegnante albanese che ha raggiunto il nostro Paese non perché perseguitata, ma alla ricerca di condizioni migliorative di vita e che per anni si è adattata ai lavori più umili pur di garantire domani ai propri figli un futuro migliore.

Due esperienze toccanti e che ci hanno confermato nella convinzione di una fraternità universale che supera le frontiere.

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