La povertà sotto chiave
Le foto che pubblichiamo a corredo di questo articolo sono di bassa qualità (come capita spesso quando a scattarle sono io stesso col telefonino).
Ma ritengo abbastanza comprensibili, almeno per quanto ho intenzione di scrivere, in seguito alla forte sensazione che mi ha procurato quella vista. Un cancello di ferro massiccio, un lucchetto di questi moderni, in acciaio, possente.
Se non si contestualizzasse, parrebbe un gabbiotto che contiene qualcosa di prezioso. In realtà ci troviamo nel cortile di un grande e famoso supermercato di Ragusa. E quella macchia verde che si intravede dietro la grata metallica è solo e “soltanto” un cassonetto dell’immondizia. Nulla di prezioso quindi. E invece evidentemente per i gestori del supermercato quel cassonetto è prezioso. In realtà contiene immondizia, proveniente dalle quotidiane attività del punto vendita. C’è di tutto. Lo scrivo con una certa sicurezza per aver osservato, per più giorni, la dinamica che vorrei tanto risultasse comprensibile a chi mi legge sulle colonne di Insieme.
Dicevo: in quel cassonetto finisce di tutto. E fino a qualche mese fa era possibile osservare da vicino. E non pochi in quel cassonetto riuscivano a trovare rifiuti ancora utilizzabili, soprattutto scarti alimentari. Chi rovista tra i cassonetti è un povero, molto povero.
Quel cassonetto (ed altri nei dintorni dei supermercati e dei ristoranti e delle botteghe) rappresenta per molti un’importante fonte di sostentamento.
Chi gestisce quel supermercato (che ha una clientela molto varia, dalla signora dell’alta borghesia ragusana all’extracomunitario passando da uno come me), avrà avuto i suoi buoni, ottimi motivi per spendere oltre mille euro, costruire il cancello e chiuderlo con un lucchetto. Motivi possibilmente legati alla sicurezza, oppure per via di una norma legale che glielo impone, o semplicemente per evitare che rovistando tra gli scarti qualcuno potesse sporcare per terra oppure, ultima ipotesi che io mi rifiuto categoricamente di prendere in considerazione: evitare la “brutta scena” di un povero che rovista tra l’immondizia del cassonetto.
In somma, io non lo so. Quello che invece so, per certo, è che il cassonetto dei rifiuti rimane adesso irraggiungibile, tranne che per gli addetti alla nettezza urbana. E in tutto questo discorso sto trascurando volutamente un discorso sui rifiuti, su quanto un supermercato butta via roba che magari è ancora perfettamente utilizzabile. Parlo per esperienza personale, avendo tratto da quel cassonetto, circa un anno fa, cinque piantine perfettamente in salute tranne qualche foglia gialla e qualche rametto spezzato (e quindi “invendibili” nel reparto giardinaggio) che nel mio giardino hanno subito ripreso l’antico splendore solo con una regolare innaffiatura e un po’ di concime.
Fin quando ci saranno poveri costretti a cibarsi degli scarti, fin quando la società sarà organizzata in moda da avere ricchi che sprecano e poveri che stentano, saremo costretti a vedere il cancello e il lucchetto. Che pena.
