Società

Pubblicato il 24 Aprile 2025 | di Giuseppe La Placa, Vescovo

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Educhiamo insieme al bello e al buono

Cari artisti della nostra cara e amata Chiesa locale,

  1. Con profonda gratitudine e ammirazione mi rivolgo a voi, che con il vostro talento e la vostra creatività arricchite le nostre vite ed elevate le nostre anime. L’arte, infatti, non è solo una forma di espressione estetica, ma un linguaggio universale capace di toccare le corde più intime dell’animo umano, di sfidare la superficialità, di suscitare emozioni e riflessioni che ci accompagnano nella nostra vita quotidiana. Il vostro impegno artistico, la bellezza che, nelle sue infinite forme, voi create, non solo impreziosisce il nostro territorio, ma rappresenta anche un ponte che ci aiuta a collegare il visibile all’invisibile, il contingente al necessario, il temporale all’eterno.

 

  1. Il Magistero della Chiesa, come ben sapete, ha sempre riconosciuto l’importanza dell’arte come via privilegiata per avvicinarsi a Dio. Giovanni Paolo II parlava dell’arte come di una “esperienza di universalità”, come “parola primitiva” che viene prima di ogni altra parola e che scruta il senso primo e ultimo della vita. In questa prospettiva, l’arte diventa un atto di ricerca, di meditazione e di comunicazione che arricchisce chi la crea e chi la contempla. Che cos’è, infatti, l’opera d’arte – affermava Benedetto XVI – se non il frutto della capacità creativa dell’essere umano che si interroga davanti alla realtà visibile, cerca di scoprirne il senso profondo e lo comunica attraverso il linguaggio delle forme, dei colori, dei suoni?

 

  1. Nel corso del Novecento, numerosi teologi e pensatori hanno riflettuto sull’importanza dell’arte come via di accesso al trascendente e alla comprensione dell’essere umano. Penso in particolare a Karl Rahner, che parlava di «una teologia come apertura all’infinito dell’uomo», in cui l’arte stessa diventa un linguaggio per guardare oltre la superficie delle cose e rivelare l’invisibile. Penso ad Hans Urs von Balthasar che, sviluppando il concetto di “bellezza teologica”, vede nell’arte la via privilegiata per cogliere l’armonia che si cela dietro l’ordine divino del mondo. Penso anche Simone Weil, la filosofa e mistica francese, secondo la quale «in tutto quel che suscita in noi il sentimento puro ed autentico del bello, c’è realmente la presenza di Dio; c’è quasi una specie di incarnazione di Dio nel mondo, di cui la bellezza è il segno».

 

  1. È come dire, carissimi amici artisti, che le vostre opere non sono semplicemente espressioni estetiche, ma segni tangibili della presenza divina nel mondo, vere e proprie incarnazioni del mistero della fede. Con le vostre opere, cioè, non solo esplorate il mistero del mondo, ma anche quello della fede e dello spirito umano. L’arte, infatti, ha sempre avuto un legame profondo con la fede, ed è stata il riflesso di una ricerca spirituale che ha attraversato i secoli, dando forma a capolavori che ancora oggi parlano all’anima di ogni uomo. In passato, molti dei grandi capolavori artistici sono stati ispirati dalla fede e dalla ricerca del divino, e ancora oggi l’arte continua ad avere un ruolo fondamentale nel dialogo tra l’umano e il trascendente. Questo dialogo tra arte e spiritualità, tra creatività e trascendenza, è un patrimonio che la Chiesa di Ragusa desidera continuare a custodire, nutrire e promuovere.

 

  1. È per me motivo di grande gioia, umana e spirituale, constatare che nella nostra Diocesi di Ragusa c’è una bella e cospicua presenza di artisti che operano attivamente e che spendono la propria vita a servizio dell’arte. Tra tutti, ne cito uno, fortemente rappresentativo, ossia Salvatore Fiume, le cui opere oggi si trovano anche nei Musei Vaticani. Emblematiche le sue tele della Risurrezione e della Natività, realizzate nel lontano 1984 in un momento particolare, quando nel cuore della Diocesi, a Comiso, venivano istallati i missili. Così ebbe a dire allora l’artista in una sua intervista rilasciata alla stampa: «Io vorrei che un po’ di pace arrivasse fino a Comiso proprio oggi che un simbolo di morte è affisso sul suo comprensorio».

 

  1. Anche oggi stiamo attraversando un tempo particolarmente bisognoso di riaffermare la speranza per ritrovare equilibri necessari da tanti punti di vista. Un tempo in cui il cantiere dove si costruisce la pace ha bisogno del contributo necessario di tutti. Abbiamo bisogno di ritrovare i significati ampi della pace per tradurli in concreti percorsi di vita. Le sfide sono molteplici e la spiritualità sembra spesso marginalizzata; il vostro contributo artistico può diventare una strada privilegiata non solo per ritrovare questi significati profondi della nostra esistenza, ma anche per far risplendere più fulgida la luce del Vangelo.

 

  1. Le chiese, le opere religiose, le rappresentazioni artistiche che decorano i nostri luoghi di culto sono, infatti, uno strumento potente di evangelizzazione. Le vostre talentuose creazioni non solo abbelliscono i nostri spazi, ma arricchiscono la vita spirituale di ogni fedele, contribuendo a rendere la Chiesa un luogo dove si manifesta la bellezza di Dio, un luogo dove la fede si fa arte e l’arte diventa preghiera.

 

  1. In questa prospettiva, il mio desiderio come Vescovo è di riaprire un dialogo e una collaborazione rinnovata con voi, carissimi amici artisti, affinché possiamo insieme educare al bello e al buono. Ve lo chiedo proprio in questo anno giubilare, che per tutti noi può essere un tempo favorevole per ritrovare sentimenti di stima e di amicizia reciproca e abbattere qualche eventuale distanza che involontariamente si è venuta a creare nel corso degli anni.

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