Sicurezza e libertà in centro
“Si nasce incendiari e si muore pompieri”. La frase è attribuita a George Bernard Shaw. Il significato è chiaro a tutti: da giovani si è impulsivi, istintivi, in vecchiaia si ragiona e si riflette maggiormente e si giunge a conclusioni meno affrettate e più consapevoli.
Questo, ovviamente, nella gran parte dei casi. Ma non in tutti. E non solo: c’è da considerare anche la contingenza storica, le fasi della vita, la situazione della collettività nella quale si vive.
Facciamo un esempio. L’area geografica è la città di Ragusa. Il momento storico è l’attuale. Il giovane diventato vecchio sono io.
Ebbene, come tutti, o molti della mia generazione, mi sono ritrovato, senza volerlo, ad essere giovane nei “favolosi” anni 70 e 80. Inciso: gli anni della gioventù sono sempre “favolosi”, tant’è che per i nati tra la fine degli anni 10 e i primi anni 20 del secolo scorso sono stati favolosi gli anni che però coincisero con la Seconda Guerra Mondiale, tutto tranne che favolosi.
Chiuso l’inciso. Gli anni 70 e 80 sono stati davvero i più belli del secolo ventesimo e forse della storia dell’umanità, almeno di quella occidentale.
Il periodo più lungo senza guerre, ricchezza non proprio equamente diffusa ma pur sempre diffusa, crescita sociale e demografica, scoperta della cultura popolare, la musica più bella di sempre, la conquista di una libertà personale e collettiva soprattutto da parte delle donne (si badi sempre: in Occidente).
Ebbene, tutto questo mi è venuto in mente quando, insieme ad altri coetanei, eccezionalmente intorno a mezzanotte di un giovedì (di norma alle 22 dormo da un pezzo), si stava a chiacchierare in piazza San Giovanni, a Ragusa. In quello che fu il centro del centro storico, stazionava un mezzo blindato dell’Esercito Italiano, con due militari in divisa mimetica e imbracciando un’arma.
Da adulto, anzi vecchio, quella presenza mi ha immediatamente trasmesso un senso di sicurezza, di tranquillità. Ho pensato che sia davvero una buona idea mantenere una presenza, un presidio delle Forze dell’Ordine in una piazza dove è purtroppo assai diffuso il fenomeno dello spaccio di droga, dove a fronte della bellezza estatica della nostra Cattedrale si notano, non si possono non notare, presenze che incutono timore (almeno a me).
Ma nel gruppo di miei coetanei, alla vista del blindato, il più giovane (meglio sarebbe dire “il meno vecchio”) ha detto: «Che pena. In piazza San Giovanni, nella nostra piazza delle feste di popolo, nell’agorà del capoluogo, al centro di una città da sempre benestante e dedita al lavoro e alla crescita economica e quindi demografica e sociale, adesso dobbiamo essere tutelati dai militari».
Ritengo si possa avviare un ragionamento, una riflessione, auspicabilmente un confronto per meglio capire questa affermazione che, mi sento di dire, appare clamorosamente vera, indiscutibilmente preoccupante ma allo stesso tempo stimolo per tutti noi. Quantomeno per noi “pompieri”.
