Trasparenza anche nel riciclo
La foto a corredo di questo mio scritto è stata scattata a Ragusa nei primi giorni di maggio. Trattasi di una immagine nota a molti, se non a tutti. Essa appare periodicamente negli ingressi di case singole, condomini, ville.
Attaccato col nastro adesivo, il volantino comunica la raccolta di indumenti usati. A leggere bene, oltre agli indumenti, i “raccoglitori” passeranno a prendere anche altro. E l’elenco è notevolmente lungo: scarpe, coperte, lenzuola, tende, tovaglie, teli da bagno, giocattoli, peluche, bigiotteria, bomboniere, oggettistica, traverse e pannoloni e poi, per non escludere nulla e mettersi al sicuro, si è aggiunto anche un “ecc.”. Praticamente tutto.
Sorge una riflessione, e forse anche un paio o tre. La prima è evidente e ritengo sia comune a molti di noi: chi sarà a raccogliere, martedì, quanto io metterò in un sacco? Si guardi bene il celebre biglietto. Non c’è traccia di una firma, un logo, una qualsivoglia identificazione degli autori del biglietto e successivamente della raccolta.
Questo significa che io dovrei mettere in un sacco tutto quanto mi viene in mente e che a casa mia non trova più posto e darlo a chi? Non lo so.
E questo non mi pare sia confortante. Ne consegue la seconda riflessione: se ti impegni in questa opera di raccolta, che a livello immediato e necessariamente superficiale appare a tutti meritoria, perché non ti firmi? Non è una mancanza di fiducia, ma anche solo per informazione e conoscenza bene sarebbe se io sapessi a chi sto consegnando, di fatto regalando, roba mia, dalle lenzuola alle scarpe passando dalla alla bigiotteria.
Per quale motivo non vuoi identificarti? Hai qualcosa da nascondere? Ti preoccupi del fatto che, saputo a chi andrà la mia roba, non avrò più voglia di regalartela?
Nel tuo stesso interesse, caro “raccoglitore”, dovresti identificarti, mostrarti, far sapere chi sei alle persone alle quali chiedi di donare la propria roba.
Ci sarebbe la terza riflessione: mi dici che martedì passerai a raccogliere quanto vorrò donarti. Non mi dici chi sei. E, a ben guardare, non mi dici nemmeno cosa ne farai della roba che io ho deciso di regalarti. Ne consegue un sospetto: se quanto io ti regalo tu lo farai avere a chi necessita, io sarò felicissimo di donarlo ed allora spiegami perché non lo dici espressamente. Oppure, senza offesa, rimango con forti dubbi e penserò di donare ad altri la mia roba.
Ed ecco la conclusione. Ci sono “altri” ai quali donare? Si, certo, eccome! Per esempio, io ho donato e dono tuttora alla Caritas Diocesana (soprattutto vestiti, utilissimi a molti e soprattutto ai lavoratori del comparto serricolo della zona trasformata tutto intorno a Scoglitti). E poi regalo molto anche al Vo.Cri. il Volontariato Cristiano di Ragusa. In questo caso soprattutto mobili, coperte, utensili. Non solo, faccio di più: ho talmente sparso la voce, che settimanalmente non pochi amici mi fanno avere materiale da donare a chi necessita. La cosa più importante, in assoluto: sappiamo a chi stiamo donando, e sappiamo anche che Caritas e Vo.Cri (e con loro altre associazioni) hanno un nome ed un cognome.
