Riscatto, ferite, sentimenti da scrivere e raccontare
C’è un leone chiuso in gabbia e una ragazza che incontra allo specchio la sé stessa bambina. C’è una donna tradita e un bambino sottratto ai genitori. C’è un padre che abbandona la figlia e una comitiva di ragazzi sbandati. C’è un giallo da risolvere e un viaggio con il mare da attraversare e niente soldi per pagare il traghettatore. Ci sono coraggio, ferite, pentimenti e rabbie all’interno delle 50 pagine di “Galeotto fu il racconto”, un libro nato da un laboratorio di scrittura creativa che la Caritas di Ragusa ha svolto in collaborazione con l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Ragusa a beneficio di 19 persone che scontavano provvedimenti restrittivi della libertà personale.
Il corso si è svolto con il coinvolgimento di due realtà parrocchiali che hanno ospitato gli incontri, proprio per favorire l’animazione della comunità cristiana e innescare un cambio di cultura: a Ragusa quella di San Pier Giuliano Eymard, all’interno dello spazio aggregativo “C’è Tempo” gestito appunto dalla Caritas diocesana; a Vittoria presso locali della parrocchia Anime Sante del Purgatorio.
Il laboratorio suddiviso in 10 incontri da due ore e mezza ciascuno è stato tenuto da Emanuele Cavarra che unisce a un’apprezzata carriera come scrittore, anche una spiccata sensibilità per i temi sociali. Il sostegno più propriamente psicologico è stato offerto da Barbara Buscemi che da svariati anni è incaricata di seguire l’area penale dell’ufficio Caritas.
Così come sottolineato da Rosaria Ruggieri, direttrice dell’Uepe di Ragusa durante la presentazione del libro avvenuta a Ragusa presso la Sala Fondo Antico della Biblioteca diocesana e poi replicata a Vittoria presso la Libreria Mondadori, era importante «creare un ambiente accogliente e non giudicante per accendere il pensiero e i sentimenti dei corsisti per veicolarli in modo costruttivo e liberatorio. Nel libro noi abbiamo visto segnali di riscatto, resilienza e condivisione».
Per il direttore della Caritas Domenico Leggio: «la pubblicazione del libro rappresenta un’opportunità per gli autori, ma anche per la comunità in generale. Per i beneficiari vedere le proprie parole trasformarsi in un libro pubblicato è un’esperienza gratificante, che può aumentare l’autostima visto che il volume è una vetrina per il loro talento e un modo per far conoscere la loro storia e la loro prospettiva. Per la comunità il libro diventa un’opera letteraria a tutti gli effetti, contribuendo ad arricchire il panorama culturale cittadino e a promuovere l’inclusione sociale. Le storie raccontate possono suscitare riflessioni e dibattiti sulla giustizia, la riabilitazione e la condizione umana dei detenuti. “Galeotto fu il racconto” come ha spiegato Emanuele Cavarra è una sorta di messaggio d’amore che offre a comunità e persone detenute l’opportunità di riconnettersi fra loro e di costruire reciprocamente una nuova identità».
Vincenzo La Monica
