Un nuovo patto educativo per crescere e sognare
“Se sai sei, ma se non sai sei di qualcun altro”. Non è un enigma o uno scioglilingua. È una verità della quale occorre tenere conto. Lo sa bene Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista che da anni si impegna per arginare la povertà educativa e che con questa frase presenta il nuovo Patto educativo per il Distretto 44 che giunge al termine del progetto “Cento stelle per crescere e sognare”. “Cento stelle” è stato realizzato dalla Fondazione in collaborazione con Oxfam Italia, l’associazione L’Argent e vari partner istituzionali, è uno dei tasselli di questo mosaico che vuole concretizzare modelli di comunità inclusiva ed educante.
«Attraverso questo percorso – afferma Meli – abbiamo raggiunto cento giovanissimi del territorio ibleo, le loro famiglie e gli Istituti scolastici coinvolgendoli in varie azioni educative. Non nascondo una certa soddisfazione per quanto realizzato finora. Un buon risultato in termini di output è non solo il Patto Educativo che stiamo sottoscrivendo con i sindaci dei Comuni del distretto 44, ma anche la gioia espressa nei volti delle ragazze e dei ragazzi, delle insegnanti e in tutti coloro che sul campo si sono spesi oltre misura per questo traguardo».
La sottoscrizione del Patto viene dopo lunghi e proficui mesi di lavoro che hanno coinvolto le scuole, gli studenti e le loro famiglie. Lavoro che sembra davvero ispirato dalla celebre indicazione di Danilo Dolci, secondo la quale “ognuno cresce solo se sognato”.
« Quello che vogliamo – ricorda Meli – è rimuovere veramente gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».
Un ruolo importante è quello che riguarda le famiglie. Luogo di crescita e formazione spesso sottovalutato dai processi educativi tradizionali. «Migliorare la qualità della vita dei bambini – conferma Renato Meli – vuol dire migliorare la qualità della vita delle loro famiglie, in particolare delle mamme. La nostra è una sperimentazione di welfare comunitario».
Il Patto educativo, dunque, giunge al termine di un cammino già avviato e che ha creato le condizioni per strutturare queste linee guida. «Oggi regaliamo alla nostra comunità – prosegue il presidente della Fondazione – un patto educativo che può rappresentare oggi uno dei volani più significativi per l’innovazione della scuola pubblica. Questi Patti educativi, infatti, si configurano come forme generative di cittadinanza attiva, attraverso cui i cittadini non soltanto partecipano, ma concorrono a produrre politiche educative pubbliche nella loro forma più matura».
