La giusta distanza dalle stelle
L’intuizione del vescovo monsignor Paolo Urso, il mandato a don Gianni Mezzasalma di pensare ad un percorso di “consolazione”, la telefonata ad Agata Pisana: «Agata ti dovrei parlare… il vescovo ci ha dato un incarico…». Così inizia un’esperienza che, nella diocesi di Ragusa, lungo gli anni, ha aiutato i genitori ad elaborare il lutto per la perdita del figlio o della figlia; un lutto “grave”, che sconquassa la vita e ne toglie il significato; un lutto dal quale non si esce ma si può essere aiutati a “tenere a giusta distanza”.
L’esperienza ventennale è ora raccontata da Agata Pisana nel libro “La giusta distanza dalle stelle – L’elaborazione del lutto genitoriale secondo la Gestalt Therapy” edito per i tipi di Ancora Editrice di Milano e proposto all’interno della sezione Extra Volume di “A Tutto Volume”, il festival dei libri che da 16 anni si tiene in giugno a Ragusa, presentato da Delizia Di Stefano, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale Familiare e da chi scrive.
Agata Pisana, narra una storia vera i cui personaggi ritrovano il valore di un mondo che all’improvviso era diventato senza senso, ritrovano il gusto della vita, ritrovano un modo nuovo di nutrire amore per la propria figlia o figlio. E racconta, con la narrazione dell’esperienza vissuta e contemporaneamente con il taglio professionale, l’aiuto messo in atto per il superamento della situazione di smarrimento. Da un’esperienza importante, nel servizio della Pastorale Familiare, come ha sottolineato Delizia Di Stefano, nasce un libro, quindi, che, distinti per il carattere di stampa all’interno del volume, include racconto e abstracts scientifici, interessanti entrambi.
«Asciugare le lacrime senza mai toglierle», ha esposto l’autrice, per arrivare a riconsiderare «il dolore come altra faccia dell’amore», «accompagnando con delicatezza sapiente». Un counsellor, Agata appunto, e una coppia-guida, che ha già attraversato il dolore del lutto; un sacerdote, da don Gianni Mezzasalma a don Robert Dynerowicz, da don Salvatore Conti a don Franco Ottone, da don Giuseppe Raimondi a don Antonio Baionetta, i quali, in questi anni, si sono avvicendati e che Agata ha tenuto a ringraziare uno per uno; tutti in un rituale studiato e attento ai gesti e soprattutto alle parole, in una stanza, luogo dove sempre si riunisce il gruppo. L’autrice ha descritto cosa è avvenuto e avviene in quella stanza, le resistenze, «Non mi convincerete mai!» e le diffidenze; le parole che si liberano e quelle che rimangono dentro, l’empatia e la consolazione di un dolore contro natura, che “piega e piaga” gestite con lo specifico gestaltico, un modello teorico e pratico di riferimento.
Anche nel campo di un festival letterario, dove la cultura s’impasta di spettacolo e di mondanità, c’è spazio per un tema esistenziale non raro, con un libro ed un’esperienza che aiutano a ricacciare la domanda senza risposta “Perché proprio a me?” nell’universo delle stelle a giusta distanza.
