Dovere e (buon) senso civico questi perfetti sconosciuti
Lo Stato di diritto passa anche dall’efficienza dei servizi pubblici che, indipendentemente dall’aspetto burocratico, dovrebbe in primis essere regolato dal buon senso. Pur con le dovute eccezioni, nella nostra provincia si tra creando uno sbilanciamento tra i doveri, che sono tanti, e i diritti che invece spesso vengono calpestati. Tra i problemi più sentiti c’è pure la difficoltà di riuscire a poter conferire telefonicamente con i reparti ospedalieri, poliambulatori, distretti, uffici comunali e postali e quant’altro. Telefoni che squillano a vuoto, quando non sono fuori posto, personale che non si riesce a rintracciare perché impegnato o “fuori stanza”, impossibilità di riuscire a sapere quando puoi parlare con l’operatore che ti serve perché “bisogna rispettare la privacy”, sono situazioni in cui i cittadini si imbattono quotidianamente. Un modo di agire che rende la vita, soprattutto degli anziani, ancor più difficoltosa di quanto non lo sia già. Eppure rispondere al telefono eviterebbe di congestionare il traffico, di allontanarsi dal lavoro, di ottenere informazioni in tempi più rapidi e sicuramente di accumulare stress. L’alternativa invece rimane quella di recarsi sul posto anche quando bisogna fare parecchi chilometri. Se chiedi chiarimenti al mutismo dei telefoni, la risposta che quasi sempre danno è che “sono troppo impegnati perché sono in pochi”, che i “telefoni sono guasti”, che “i medici durante le visite non vogliono essere disturbati” e altre scusanti che offendono l’intelligenza dei cittadini. Quello che si percepisce è un atteggiamento quasi autoreferenziale e una certa insensibilità verso gli utenti, soprattutto quando di rifiutano pure di qualificarsi. Alcune di queste motivazioni potrebbero anche essere vere e legittime, ma quando si tratta di un fenomeno così diffuso e che si trascina da tempo, bisogna comunque fare qualcosa per evitare ai cittadini, quando si presentano di persona, di sentirsi anche dire che l’operatore che cerchi o che si occupa della tua pratica, non è in servizio. Lo stesso discorso vale anche per gli uffici comunali dove a telefonare sono anche emigranti residenti all’estero. C’è pure un altro aspetto alquanto sgradevole e che si ripete con una certa frequenza. Quando i centralini del Cup, dell’ospedale o degli uffici comunali si guastano, i tempi per aggiustarli sono troppo lunghi e incompatibili con i bisogni. Insomma, bisogna far comprendere ai responsabili che loro sono al servizio dello Stato e quindi dei cittadini. In un reparto dell’ospedale di Vittoria, giornalmente un ausiliario sta seduto per ore davanti alla porta, con il compito di verificare chi entra o esce. Se provi a chiamarlo perché magari qualche paziente chiede di bere o si lamenta per qualcosa di più serio, la risposta è che “sono impegnati e che manderanno qualcuno a verificare”. Un’attesa questa che può durare anche ore.
