Vita Cristiana

Pubblicato il 1 Agosto 2025 | di Redazione

0

Pellegrine di Speranza

Vorremmo provare a rendervi partecipi dell’esperienza vissuta a Roma nell’Ordo Virginum, all’incontro nazionale delle diocesi che sono in Italia, svoltosi dal 31 maggio al 2 giugno. Lo faremo attraverso un’intervista, così chiamata a “quattro mani”, le cui protagoniste saremo noi: Delizia Rita Bombace consacrata nell’Ordo Virginum il 5 gennaio 2019, di 51 anni, insegnante di religione; Valentina Lazzaro, insegnante, di 44 anni, in formazione dal 2021.

 

Delizia: Valentina, partendo dallo slogan del convegno “Pellegrine di speranza, alla scuola di Maria di Nazareth”, quale riflessione vorresti condividere con noi?”

 

Valentina risponde: «Il mettersi insieme in viaggio per arrivare a Roma, da diversi luoghi d’Italia, il condividere con viva partecipazione il convegno, l’essere lì le une per le altre è pellegrinaggio. Uscire dalla propria “zona comfort” per incontrare il Volto del Signore nei volti, nelle storie, nelle dinamiche proprie e altrui, ha costituito per me parte integrante dell’esperienza».

 

Delizia: Qual è stato il tuo ruolo all’interno dell’Incontro Nazionale?

 

Valentina: «Qualche settimana prima dell’inizio del convegno, è stato chiesto a tutte le partecipanti, tramite mail, chi volesse contribuire animando con il canto i vari momenti liturgici del convegno. Così è nato un gruppo WhatsApp e, con un nutrito numero di donne consacrate, in formazione e interessate, provenienti da ogni parte d’Italia. Abbiamo condiviso i canti da imparare, le melodie, le preghiere. Da quel momento, seppur a distanza, ho percepito la sororità, che caratterizza la scelta dell’Ordo. Cantare non solo aiuta a pregare meglio, ma è nobile arte che permette di mettere in sintonia persone che si incontrano, nella lode festosa a Dio».

 

Valentina: Chi sono stati i testimoni di speranza che hanno accompagnato i giorni del convegno?

 

Delizia risponde: «Le sante martiri di Roma, e le donne del movimento consapevole “Balla con me”. Le diverse vergini martiri di Roma che ci hanno presentato sono state: Santa Paolina, Santa Agrippina, Santa Rufina, Santa Degna, Santa Susanna, Santa Prisca, Sant’Agnese. Queste ultime sono state “soggetto” di riflessione all’interno dei gruppi sinodali, con il metodo della conversazione spirituale. Il mio gruppo era dedicato a S. Paolina. Nei gruppi ci siamo confrontate, meditando non soltanto la figura della Santa, ma principalmente sul significato di “Santità” nella nostra forma di vita.

Ricordo una riflessione di una sorella, interessata all’Ordo, proveniente dalla Romania, la prima donna interessata all’Ordo Virginum della sua diocesi, abile nella nostra lingua. Condivideva che “la santità”, la viveva a partire dal suo lavoro di dottoressa (medico di base), considerando con estrema cura e attenzione tutti i pazienti, infondendo loro fiducia e speranza. Il pomeriggio del secondo giorno, è stato invitato un gruppo di donne appartenenti all’Associazione “Balla con me” del Centro di Senologia dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni dell’Addolorata di Roma. Sono donne che hanno sperimentato la sofferenza fisica a causa del tumore al seno. Per intuizione dello Spirito, attraverso una suora infermiera (Suore Ospedaliere della Misericordia) anch’essa toccata dalla malattia, sostenute dalla dottoressa del reparto, hanno saputo trasformare le proprie emozioni in “una danza consapevole”. Hanno sollevato i loro corpi, provati dalla malattia, testimoniato che è “grazie al gruppo che si guarisce”, riconoscendo così il valore prezioso della vita che va condiviso con tutti.  Hanno presentato alcune coreografie, con note colonne sonore, muovendosi leggiadramente, tra volti sorridenti e stole colorate, con tanta passione e azione che è stata percepita da tutte noi, coinvolgendo emotivamente e provocando “una esplosione di gioia».

 

Valentina: Qual è stata l’icona dell’incontro nazionale?

 

Delizia: «L’icona che ha accompagnato il convegno è stata Maria di Nazareth, presentata attraverso il brano di Luca 1, 39-59 da Rosalba Manes. Tra le tante parole ascoltate, ha lasciato un segno il concetto di “Maria pneumatofora”, ovvero “canale, passaggio dello Spirito Santo”. Ripercorrendo il brano, l’incontro tra Maria ed Elisabetta avviene attraverso un semplice abbraccio, tra corpi di donne, grembi gravidi di amore, ricolmi di Spirito Santo; un abbraccio che genera un sussulto di gioia, “il bambino ha sussultato nel grembo” (cfr Lc 1, 44). Da qui ne consegue una benedizione reciproca, “Benedizione” = riconoscere il passaggio bello di Dio, aspetto rigenerante per una vita consacrata vissuta in pienezza. Immagine carica di significato».

 

Delizia: Chi è Rosalba Manes, qual è la sua riflessione?

 

Valentina: «Rosalba Manes è una consacrata dell’Ordo Virginum dal 2001, insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e ci ha aiutato a riflettere su cosa significhi essere pellegrine di speranza, alla scuola di Maria di Nazareth. Molti sono stati gli spunti di riflessione proposti da Rosalba, ma vorrei continuare la riflessione, da te iniziata, sull’importanza della benedizione».

 

Delizia : Certamente, esprimi pure la tua riflessione.

 

Valentina: «La benedizione della creatura al Creatore, di cui la Bibbia ci parla, indica obbedienza all’Alleanza, ed è gratuita. La benedizione è “manifestazione graziosa” verso Maria, da parte di Dio. Elisabetta constata la relazione fra Dio e Maria: una relazione cesellata dalla Grazia, poiché c’è una elezione speciale la sua. Questa benedizione richiama quella rivolta nell’A.T. a Giuditta: “Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra” (Gdt 13,18). Tutta la nostra vita è segno di benedizione. Benedire è riconoscere il proprio dono della chiamata e per donarlo senza misura, come fa Maria, senza farsi proprietari di esso. È necessario cogliere gli effetti della benedizione.

 

Rosalba ha poi terminato la riflessione confermando che la vocazione nell’Ordo Virginum non è incidente di percorso, ma è “una elezione”, che stabilisce un’Alleanza col Salvatore del mondo, che porta ad essere “Cercatrici di Bellezza” ovunque e in tutti. La nostra è una maternità inedita, spirituale: portare Cristo alla vita degli altri, alla Grazia».

 

Delizia: Chi è Mons. Paolo Ricciardi, qual è stato il suo messaggio per noi donne consacrate o in formazione?

 

Valentina: «Mons. Paolo Ricciardi è il Vescovo referente Cei per l’Ordo Virginum. Ci ha lasciato, oserei dire, una vera e propria “pergamena degli impegni concreti” della consacrata Ordo Virginum, da poter vivere negli ambiti lavorativi e familiari personali, e nei vari servizi che si svolgono nelle proprie diocesi in cui siamo chiamate a “risplendere come luce davanti agli uomini”, “sempre pronte a rispondere a chi domanda ragione della Speranza che è in noi”. Mi piace riportare un passaggio del messaggio: “Fatevi accanto con delicatezza genuina ai vescovi, come figlie; ai sacerdoti e ai diaconi, come sorelle; ai religiosi e alle religiose, come compagne di cammino; agli sposi, come riflesso complementare di un unico Amore; ai giovani, come madri accoglienti e gioiose; a tutti, come amiche dell’umanità».

 

Delizia: Chi ha seguito il vostro percorso di Formazione al Convegno?

 

Valentina: «Ho molto apprezzato con cuore grato e aperto, anche la relazione di Paola Pellicanò, consacrata Ordo Virginum della diocesi di Reggio Calabria, medico presso il Centro per la Regolazione Naturale della Fertilità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Presidente dell’Associazione Donum Vitae, che ha dedicato, a un gruppo ben nutrito di noi donne in formazione o interessate al carisma dell’Ordo Virginum, delle parole semplici, cariche di significato sul tema “Solitudine e Comunione”. Paola affermava: “Solitudine e comunione sono le due condizioni che contraddistinguono la verginità consacrata: sono un dono”. Il carisma della solitudine è un dono dello Spirito, un dono di grazia, attraverso il quale la vocazione fiorisce e ha significato in relazione alla carità. La solitudine è per la relazione e la comunione. Tutto ciò che siamo lo portiamo a Dio, come diceva Sant’Agostino: “Ci hai fatti per te”.  La solitudine che ci avvicina a Dio ci dispone a un incrocio di relazioni, (Gesù e Giovanni, Maria ed Elisabetta). Dio ci crea per amore, noi tutti nasciamo da una relazione coniugale. Il libro della Genesi dice: “Non è bene che l’uomo sia solo”(Gen 2,18). Abbiamo un Dna relazionale e una diversità complementare, cioè l’identità maschile e femminile. La chiamata dell’uomo è all’amore coniugale e verginale, entrambi amori sponsali. La relazione nasce dalle differenze e cresce, riconoscendo le varie fasi della crescita, fino ad arrivare all’intimità; questo vale sia per l’amore coniugale, che per la sponsalità e verginità consacrata. Nella solitudine si prende autocoscienza del significato del corpo. A questo punto, Paola ci suggeriva la lettura della catechesi sull’amore umano, di Giovanni Paolo II riferita alla teologia del corpo. Il Papa scrive che, nel momento della sua creazione, l’uomo è solo e si rende conto della propria solitudine (autocoscienza). Quando arriva la donna, l’uomo si accorge, attraverso l’esperienza del corpo, della sua diversità: ecco che il corpo rivela la persona. L’esperienza di questa solitudine fa sperimentare la vittoria per una relazione di dono.

Si supera la solitudine superando il passaggio dal senso del possesso, dell’avere, del potere. Questo passaggio consiste nel rendersi conto di avere l’altro di fronte, simile a me, ma diverso. La maturazione di stare e poi uscire da se stessi ci fa superare l’egoismo. La solitudine non è quindi isolamento e la conoscenza di sé diventa quel valore umano che è dono. La solitudine vocazionale è preludio di comunione nella sponsalità con Cristo  (Rito Consecratio 38): “Sii Tu, Signore, la gioia, l’amore e l’unico volere”».

 

Valentina: Tra le diverse donne incontrate qual è quella che ha lasciato il segno?

 

Delizia: «Emanuela Buccioni consacrata nell’Ordo Virginum dal 2003, insegna nella scuola secondaria statale. Laureata in Ingegneria dei Materiali, si interessa da sempre di energie rinnovabili, giustizia sociale e sviluppo sostenibile. Ha conseguito la licenza e il dottorato in Teologia Biblica presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino di Roma ed è docente nella Scuola Teologico–Pastorale di Terni e presso l’Issr di Arezzo. Ha fatto parte del collegamento Nazionale dell’Ordo Virginum è membro del Coordinamento Teologhe Italiane. Di una umiltà disarmante. Premetto che non l’avevo riconosciuta. Eravamo entrambe all’interno dello stesso gruppo. Si è presentata dicendo il semplice nome e la provenienza. Durante la sua condivisione, ha testimoniato che dal 2003, anno della sua consacrazione, non ha mai mancato ad un incontro nazionale dell’Ordo, perché è grazie ad essi che la scelta all’Ordo Virginum si è, non soltanto fortificata, ma vivificata dalla presenza delle sorelle, dalla Grazia dello Spirito Santo che fa “nuove tutte le cose”.

Un’altra riflessione l’ha riferita a Maria e alla sua maternità: così come Maria, si mette in viaggio, subito dopo l’annuncio della sua maternità, alla stessa maniera, la vergine consacrata, trova fecondità nel servizio pastorale, nella vicinanza con il proprio Vescovo, con le sorelle, specie quelle in formazione, nello studio, nella condivisione di vite appassionate a Cristo e alla sua Chiesa particolare».

Delizia: In merito a quanto detto dalla sorella Emanuela Buccioni, tu Valentina, che valore dai al servizio in generale? Ne svolgi qualcuno?

 

Valentina: «In parrocchia svolgo, insieme ad altri 4 giovani, l’animazione del gruppo dei ragazzi di 11-12 anni, una grande responsabilità e, allo stesso tempo, una continua sfida ad essere testimoni credibili dell’incontro con la persona di Gesù Cristo. Considero un grande privilegio e un impegno importante anche il servizio di animazione della santa messa della domenica mattina coi bambini e i ragazzi, dove si suona e si canta insieme ad altri giovani e “diversamente giovani”, con la gioia che il canto corale sa dare. Altro servizio molto importante, che svolgo fra le cappelle eucaristiche di Vittoria e Comiso, è quello dell’adorazione. A volte è difficile conciliare impegni di lavoro e turni di adorazione. Ma solo stando davanti a Gesù Eucaristia, si trova il senso di ogni azione e pensiero, nella gioia e nel dolore».

 

Delizia: Perché una giovane oggi dovrebbe scegliere la consacrazione nell’Ordo-Virginum?

 

Valentina: «Perché, per me la chiamata all’Ordo Virginum è una risposta all’amore gratuito di Dio nella Chiesa. Vivere la consacrazione nell’Ordo Virginum è scegliere ogni giorno il Signore come “parte migliore” nel cammino di vita ordinario, alla comune chiamata alla santità. Essere donna, appartenente Ordo Virginum, è essere consapevole che non si cammina mai da sole, (anche se questa forma di consacrazione non presenta una specifica vita comunitaria), poiché la Chiesa come Madre, Sposa, Sorella si fa vicina nella persona del Vescovo, del delegato, delle sorelle che aiutano a spalancare il cuore e la mente sui nuovi orizzonti che il Signore apre sempre dinanzi a noi».

 

Valentina: Delizia, posso girarti la domanda?

 

Delizia: «Si certamente, Valentina».

 

«Appartenere all’Ordo Virginum è una risposta ad un Amore che “prima ti sposa e poi ti fidanza”, ha scritto qualcuno… Questo è stato il punto iniziale del mio cammino fino ad oggi. Negli anni di discernimento, prima di arrivare alla consacrazione pubblica nell’Ordo Virginum, ho vissuto altre esperienze, che non mi soddisfacevano molto, ma che certamente hanno forgiato il mio desiderio del servizio alla Chiesa. Devo la mia formazione e cura dell’anima ad una persona, che ha colto in me, ciò che ai miei occhi ero incapace di vedere, poiché immersa nel mondo. Cosicché, esperienza dopo esperienza, maturavo dentro sempre più il desiderio di appartenere alla Chiesa e non ad una comunità religiosa. Far parte dell’Ordo Virginum, oggi è per me la scelta, che ha corrisposto alla mia ricerca di senso, alla vita donata poiché sono stata ri-cercata da Dio. La scelta di appartenere all’Ordo è decidere di camminare in due in Tandem (Dio, io, le sorelle…), è conversione che si fortifica nella quotidianità della preghiera, nella SS. Eucaristia, della Parola, nell’Adorazione Eucaristica, al servizio in parrocchia È attraverso la cura delle relazioni che la consacrazione cresce, sviluppa, matura, vivifica e dona vita».

 

Insomma, se in qualcuna abbiamo acceso qualche “segnale”, e ne volete sapere di più … potete mettervi in contatto tramite il nostro Vescovo o il delegato, nella persona di don Antonio Cascone.

Grazie.

Delizia Rita Bombace e Valentina Lazzaro

Tags:


Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna Su ↑