Società

Pubblicato il 11 Agosto 2025 | di Redazione

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Madonna del Buon Consiglio Da 25 anni oasi di speranza

Il centro Madonna del Buon Consiglio è un segno di speranza e un luminoso atto di carità concreta. Sorge in contrada Serracarcara, dirimpetto all’aeroporto di Comiso. Quest’anno ricorrono i suoi primi venticinque anni di attività, in coincidenza del Giubileo 2025 indetto da Papa Francesco, il venticinquesimo giubileo universale ordinario della storia della Chiesa Cattolica che, inoltre, coincide col giubileo della Diocesi di Ragusa che festeggia i suoi settantacinque anni. Una così singolare concomitanza di numeri, date ed eventi non poteva passare inosservata. Ne abbiamo parlato con monsignor Giovanni Battaglia, arcidiacono parroco emerito della basilica di Maria SS. Annunziata di Comiso e per molti anni direttore diocesano e anche regionale della Caritas, nonché componente dell’ufficio di presidenza nazionale, perché del centro medesimo è un po’ il padre putativo.

Le scaturigini della struttura sono da ricondursi alla fine degli anni novanta del ‘900 quando il sacerdote e la sua famiglia donarono una casa rurale e un appezzamento di terreno contiguo all’azienda agricola del fratello Carmelo per realizzare una struttura destinata all’accoglienza. Seguirono provvidenze private e un cospicuo contributo della Caritas Italiana.

Il centro fu pensato come casa famiglia per minori e adolescenti. Per le esigenze indotte dagli eventi straordinari, nel 1999 divenne una sorta di quartier generale per l’accoglienza e il coordinamento dei volontari che operavano nell’ex base Nato in occasione dell’accoglienza in essa dei profughi del Kosovo, un’emergenza risoltasi in pochi mesi.

Il 5 maggio dell’Anno Santo 2000, delineandosi la possibilità per un utilizzo in favore di persone in trattamento terapeutico presso il Sert, l’allora vescovo di Ragusa mons. Angelo Rizzo, affidò il centro all’associazione Casa Famiglia Rosetta di don Vincenzo Sorce.

«L’esperimento fu molto positivo e ritenuto all’avanguardia nella lotta alla devianza e al flagello delle dipendenze. Vi hanno trovato accoglienza 120 giovani. Fu il primo progetto regionale di questo genere – ricorda mons. Battaglia –. Coniugava le sinergie del pubblico col privato contro le varie dipendenze, soprattutto dall’alcol e dalla droga. Il Sert curava, Casa Rosetta offriva l’accoglienza, il disbrigo delle pratiche, l’accompagnamento, la cura personale e quant’altro. È stata un’attività che ebbe grande risonanza, anche all’estero, tant’è che giunse a Comiso una commissione dagli Stati Uniti per studiare questo esperimento. Purtroppo, per mancanza di finanziamenti, da parte degli enti locali, il servizio, dopo soli due anni, venne dimesso e padre Sorce lasciò la struttura».

La struttura, poi, fu destinata a ospitare varie iniziative sviluppate nel tempo. Significativa quella riguardante l’immigrazione. «Anziché dedicarci ai clandestini –ricorda monsignor Battaglia– abbiamo pensato di concorrere al loro arrivo regolare in Italia per addestrarli nel settore dell’agricoltura». Così, nel 2003 si tenne il primo corso di formazione permanente per persone richiedenti asilo politico in Italia o che si trovavano nella condizione di rifugiati politici, progetto promosso e gestito dalla diocesi di Ragusa insieme alla Caritas diocesana.

«Questo progetto consistette nell’alfabetizzazione degli immigrati e nel fornire loro una formazione tecnica nel settore dell’agricoltura –racconta mons. Battaglia a quel tempo direttore della Caritas diocesana–. Allora era l’unica iniziativa di formazione specifica che si svolgeva in Italia, durava dieci mesi, molti poi ritornavano nei paesi d’origine per mettere a frutto le competenze acquisite. Un progetto innovativo e importante, tant’è che la Cei decise di girare da noi lo spot dell’8 per mille di quell’anno. Va anche ricordata l’esperienza della serra didattica, donata dalla Caritas, destinata a soggetti di difficile collocazione lavorativa che imparavano il metodo della coltivazione intensiva: si offriva così lavoro e formazione. Dunque, prevenzione, recupero e reinserimento, questo il mio iter operativo di parroco e direttore della Caritas. Un modus agendi iniziato a Comiso nel 1968 con la struttura Oasi, proseguito col Centro Madonna del Buon Consiglio e poi con la Cooperativa Sociale San Giovanni Battista e coi sei ettari di terreno comprato dalla Caritas per avviare il primo agriturismo del Sud con l’attività agricola a Serracarcara e quella di ristorazione e accoglienza a Canicarao».

Oggi il centro, che è di proprietà della Caritas, ospita trenta richiedenti asilo politico curati dalla Fondazione San Giovanni Battista che gestisce la struttura.

Antonello Lauretta

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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