Inclusione, il messaggio che viene dalla coop. Nostra Signora di Gulfi
Quella che vogliamo raccontarvi è una storia davvero singolare ambientata a Chiaramonte dove, a poche centinaia di metri dal Santuario, nel 2009 è nata la cooperativa “Nostra Signora di Gulfi” con attività prevalentemente di tipo sociale che hanno lo scopo di dare servizi educativi per minori stranieri non accompagnati e possibilità di recupero per minori messi in prova in alternativa al carcere.
Tale specificità della cooperativa si è però ampliata nel 2015 mediante acquisto di un’azienda agricola, che oltre ad essere a servizio dell’attività prevalente, diviene anche realtà produttiva, dando avvio ad un nuovo ramo della cooperativa, ampliandone la propria struttura organizzativa e produttiva anche con la creazione di una fattoria didattica che ospita diversi animali tra cui cammelli, alpaca, asini, tartarughe, caprette nane e che è visitata da tante scolaresche.
Un progetto sociale come afferma l’educatrice Angela Dipasquale che nasce con l’intento di far crescere sul territorio progetti dal forte impatto sociale, di cui Gianvito Distefano, presidente della cooperativa sottolinea le finalità che mirano a fornire servizi di qualità e sviluppare posti di lavoro.
Nel periodo dell’emergenza sbarchi la cooperativa offre la propria disponibilità ad accogliere cinquanta profughi provenienti dalla Libia ed in seguito le vengono affidati ragazzi cosiddetti in prova ai quali in alternativa al carcere viene data la possibilità di riscattarsi con attività lavorative alternative alla detenzione.
La svolta avviene quando la cooperativa, dovendo acquistare un terreno in contrada San Nicola – Giglia su cui edificare, apprende dalla Soprintendenza che è sottoposto a vincolo assoluto in quanto sono state scoperte delle tombe.
Ma invece del muro contro muro si avvia una virtuosa e proficua collaborazione tra istituzioni pubbliche (Comune di Chiaramonte, Soprintendenza e Università di Bologna) ed il privato sociale della cooperativa.
Così all’interno dei terreni dell’azienda viene alla luce una necropoli databile tra il III ed il VI secolo, oggetto delle ricerche di scavo. Gli studenti e i ricercatori dell’Università di Bologna dal 2018 si affiancano al lavoro già avviato dalla Soprintendenza (Anna Maria Sammito e Saverio Scerra) e dai ragazzi della cooperativa onlus guidati dall’archeologo Francesco Cardinale e dal presidente Gianvito Distefano. Non si tratta solo di uno scavo dunque, ma anche di un progetto dagli ampi risvolti sociali e culturali: nel tempo sono stati oltre 50 gli immigrati coinvolti in un percorso educativo che mira alla formazione dei giovani e alla valorizzazione del territorio e del passato tramite la ricerca e lo studio delle testimonianze archeologiche.
Grazie alle varie campagne di scavo sono state portate alla luce, oltre ad un grande ipogeo, duecento tombe scavate nella terra e dei sarcofagi in pietra che hanno restituito delle epigrafi sepolcrali scritte in greco che hanno permesso di risalire al nome ed alla provenienza di alcuni defunti tra cui Eudemon, medico egiziano e Iason, un fanciullo di religione ebraica.
Testimonianza di una Sicilia da sempre multietnica, allora come ora, il cui passato ritorna presente ed ha arricchito in modo reciproco sia l’esperienza dei giovani archeologi sia quella dei ragazzi in prova e degli altri ospiti della cooperativa, ragazzi di diversa provenienza e fede religiosa che per due settimane hanno collaborato nella campagna di scavo.
Una storia singolare appunto, quella dell’incontro tra una cooperativa sociale ed uno scavo archeologico con la scoperta che la ricerca del passato può diventare occasione di integrazione, strumento di inclusione ed esempio di convivenza.
