Quando la speranza diventa illusione
Negli ultimi giorni la vicenda mediorientale ha subito un ulteriore involuzione che, più che preoccupare, induce un clima di angoscia sul futuro di quella terra martoriata.
Ciò che succede a Gaza è uno di quei buchi neri dell’umanità che periodicamente, tra le pieghe della storia, all’improvviso esce fuori a ricordarci che la natura umana non è mai indenne dalla ferocia contro i propri simili, ma tutto finora si manteneva in una dimensione locale (striscia di Gaza) e afferiva alla strategia (cinicamente eccessiva e ingiustificabile) di Israele per la liberazione degli ostaggi.
Adesso la situazione a mio avviso è completamente cambiata dopo l’attacco mirato ad uccidere in Qatar i capi politici di Hamas e la dichiarazione di Netanyahu “Manterremo la nostra promessa che non ci sarà nessuno stato Palestinese, questo posto ci appartiene” cui è seguita l’invasione territoriale di Gaza.
Il Qatar è il Paese (fin ora alleato degli U.S.A.) che ha ospitato le trattative per il rilascio degli ostaggi a fronte del ritiro delle truppe, e il gruppo dirigente di Hamas preso di mira è la delegazione trattante; quanto sincera è la ricerca di un accordo in chi spara ai negoziatori in casa del mediatore? Peraltro l’ultima dichiarazione di Netanyahu ha dato una cornice ideologica coerente a quanto nei fatti accade ormai da anni, la progressiva espansione, tramite i coloni, nel territorio palestinese.
È chiaro l’atteggiamento di sfida (forte del sostegno convinto dato dagli U.S.A. ribadito nel corso della visita del Segretario di Stato Rubio) ai recenti deliberati del Parlamento Europeo e dell’O.N.U. di sostegno alla nascita dello Stato di Palestina.
Quali conseguenze? Intanto, è palese l’impossibilità di una tregua a Gaza, ma soprattutto è cambiata completamente la prospettiva di Israele rispetto a tutta la vicenda palestinese: la parola d’ordine prima era la garanzia di sicurezza entro i propri confini, adesso semplicemente non sono contemplati confini con la Palestina!
Questo pregiudica l’unica prospettiva che aveva raffreddato in Cisgiordania le istanze più estremiste istituzionalizzando Al Fatah da terroristi ad Autorità Palestinese. Togliere ad un popolo anche la speranza di diventare nazione è il miglior incentivo che si possa dare alla proliferazione del terrorismo!
Il mondo islamico ha reagito con un summit di ben 57 Paesi, che si sono riuniti superando divisioni storiche: arabi e non, sunniti, sciiti e alawiti, sottoscrittori degli “Accordi di Abramo” e avversari di quegli accordi hanno all’unisono espresso la loro opposizione all’atteggiamento aggressivo di Israele, certificando ulteriormente che l’O.N.U. non è più il luogo in cui vengono affrontate le crisi.
Intanto la commissione indipendente incaricata dall’O.N.U., tra la sostanziale indifferenza generale, ha certificato che a Gaza si sta consumando un genocidio.
Oltre al naufragio della prospettiva di pace in quella regione, in pochi giorni anche l’immagine dell’occidente come esempio di civiltà e democrazia sta tramontando definitivamente; travolta, davanti alla tragedia in corso, dagli imbarazzanti balbettamenti di molti Paesi europei, dall’isolamento degli U.S.A. e dall’impotenza se non irrilevanza degli organismi sovranazionali.
