Vita Cristiana

Pubblicato il 30 Novembre 2025 | di Giuseppe La Placa, Vescovo

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Custodi e collaboratori della speranza

Carissimi amici, fratelli e sorelle nel Signore,
entriamo nel tempo santo dell’Avvento come in un nuovo inizio del cammino della fede. La Chiesa ci invita a risvegliare in noi l’attesa del Signore che viene, a rianimare il desiderio della sua presenza, a ravvivare quella speranza che non delude e che sostiene la nostra vita.

  1. Il Giubileo continua nella vita

Quest’anno il tempo di Avvento assume un significato particolare per la nostra Chiesa di Ragusa. Da poco abbiamo vissuto la conclusione del Giubileo diocesano in occasione del settantacinquesimo anniversario di fondazione della Diocesi, e ci prepariamo ora a vivere, insieme a tutta la Chiesa italiana, la conclusione del Giubileo della Speranza.
Quanti passi abbiamo compiuto insieme in questo tempo di grazia! Pellegrinaggi, celebrazioni, momenti di riconciliazione e gesti di fraternità sono stati segni eloquenti di una Chiesa che desidera camminare unita, riscoprendo la bellezza della comunione e la forza della speranza che nasce dal Vangelo.
Ora che il Giubileo giunge al suo compimento, il Signore ci chiama a custodire e a far maturare i frutti che lo Spirito Santo ha fatto germogliare nel nostro cammino personale e comunitario. Il tempo di grazia che abbiamo vissuto non può restare un ricordo o un evento straordinario: deve trasformarsi in vita concreta. Deve diventare stile quotidiano, sguardo di fede e scelta di conversione costante. Deve essere fermento di rinnovamento nelle nostre comunità, rendendoci testimoni credibili della presenza vivificante di Dio, e segni di speranza per il mondo intero.

  1. Collaboratori della speranza che non delude

Durante questo Anno Santo abbiamo riscoperto la gioia di essere pellegrini di speranza. Ora il Signore ci invita a compiere un passo ulteriore: diventare collaboratori della sua speranza, testimoni di una fiducia che non delude.
Ci chiede di essere seminatori di bene con azioni semplici e quotidiane: una visita a chi è solo, una parola buona a chi è scoraggiato, un perdono che ricuce le ferite, una disponibilità che si fa servizio. È in questi gesti umili, spesso nascosti agli occhi del mondo, che il Regno di Dio prende forma e cresce come seme di vita nuova.
Il Giubileo ci ha insegnato che la misericordia di Dio è più grande di ogni nostro peccato, di ogni ferita, di ogni fallimento. È l’abbraccio del Padre che sempre ci precede, ci rialza e ci rimette in cammino. Ora siamo inviati a farne esperienza e a testimoniarla là dove viviamo: nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, nelle comunità ecclesiali, in ogni incontro quotidiano.

  1. La Porta del cuore

La Porta Santa, che tra poco si chiuderà, non segna la fine di un tempo di grazia, ma l’inizio di una missione. Essa ci consegna un compito e una responsabilità: da ora in poi è il nostro cuore a dover restare aperto. Aperto a Dio, perché solo chi si lascia raggiungere dal suo amore può essere segno credibile della sua presenza. Aperto ai fratelli, perché la misericordia ricevuta diventi misericordia donata.
Un cuore aperto è la vera Porta Santa, sempre spalancata sul mondo: segno vivo della misericordia di Dio, che non cessa di agire in noi e attraverso di noi. In esso si apre un varco di grazia, un luogo santo in cui Dio continua a passare per salvare l’umanità.

  1. La povertà che accoglie Dio

Ogni Avvento ci conduce a Betlemme, là dove il Figlio di Dio sceglie di venire tra noi nella povertà di una grotta, nel silenzio e nella fragilità di un bambino. Lì comprendiamo che la povertà evangelica non è mancanza, ma spazio libero e aperto, capace di accogliere la presenza di Dio.
Viviamo in un tempo segnato da molte forme di povertà, materiali e spirituali. Anche nella nostra diocesi incontriamo famiglie provate, giovani senza lavoro, anziani soli, migranti in cerca di accoglienza e dignità. L’Avvento ci invita a non distogliere lo sguardo, a lasciarci toccare dal dolore dell’altro: solo chi si fa prossimo può riconoscere il volto di Dio che viene.
Il Giubileo ci ha insegnato ad aprire le porte del cuore e delle nostre comunità. Ora dobbiamo rendere stabile questa apertura, facendo della solidarietà e della prossimità uno stile permanente di vita cristiana.
Come Chiesa di Ragusa, vogliamo rinnovare il nostro impegno a essere una comunità che accoglie, ascolta e accompagna. Le nostre parrocchie, le associazioni e le comunità religiose diventino luoghi di prossimità, in cui ciascuno possa sentirsi visto, riconosciuto e amato.

  1. Una Chiesa che cammina insieme

Il tempo liturgico dell’Avvento ci ricorda che la fede non è mai un fatto individuale. Attendiamo il Signore insieme, come popolo di Dio in cammino, come comunità convocata a vivere la comunione e la corresponsabilità.
Questo tempo diventa, nel cammino sinodale che stiamo percorrendo, un’occasione preziosa per riscoprire la bellezza di “camminare insieme”. Le esperienze e le riflessioni che in questi anni abbiamo condiviso, ci hanno insegnato che il Signore si rende presente nella comunione, mai nell’isolamento. Egli si manifesta quando una parrocchia sa aprirsi e collaborare con le altre, quando un gruppo ecclesiale ricerca sinceramente l’unità, quando sacerdoti e laici vivono la fiducia reciproca e la corresponsabilità nel servizio.
La vera vigilanza non consiste solo nel prepararsi alla venuta del Signore, ma anche nel custodire la comunione: perché un cuore diviso non può accogliere la pace di Dio.
In un mondo segnato da divisioni, da parole che feriscono e chiusure che impoveriscono, la nostra Chiesa di Ragusa vuole testimoniare la forza mite della comunione: quella che nasce dall’Eucaristia, che supera ogni differenza e ci fa sentire membra di un unico corpo (cf. 1Cor 12,12).

  1. L’attesa che genera la gioia

L’Avvento è il tempo dell’attesa e della speranza, ma anche il cammino verso la gioia piena del Natale. Non una gioia effimera o superficiale, ma quella profonda e duratura di chi sa che Dio è fedele e mantiene le sue promesse. È la gioia di Maria, che ha creduto contro ogni evidenza e ha visto compiersi in lei la Parola; è la gioia dei pastori, che nella notte scoprono un segno di luce e riconoscono in un Bambino la tenerezza di Dio; è la gioia di chi si lascia sorprendere dalla bontà del Signore, che non si stanca mai di venire a cercarci, anche quando ci smarriamo.
Il mio auspicio è che, in questo tempo di Avvento che conclude l’Anno Santo, la nostra Chiesa di Ragusa possa diventare un segno vivo e riconoscibile della gioia e della fiducia che nascono dal Vangelo. Abbiamo bisogno di cristiani capaci di amare con sincerità, di pronunciare parole che consolano, di seminare speranza anche dentro le notti più buie della vita.
Cari fratelli e sorelle, lasciamoci raggiungere da questa gioia. Prepariamo il cuore all’incontro con Cristo che viene. Non temiamo la fatica del cammino: il Signore cammina con noi, ci sostiene, ci guida con la sua Parola e ci nutre con la sua Eucaristia. Accendiamo ogni giorno la lampada della fede, certi che la notte non è eterna, e l’alba della salvezza è ormai vicina.

  1. Con Maria, donna dell’attesa e della speranza

Carissimi, mentre ci prepariamo alla chiusura del Giubileo, vi invito a vivere queste settimane con cuore aperto e vigilante. Lasciatevi guidare dalla Parola di Dio, che sempre consola e illumina il cammino; partecipate con gioia alla liturgia, dove il Signore continua a farsi presente e a donarsi; coltivate la carità, perché in ogni gesto di amore il Verbo continui a farsi carne nel mondo.
La Vergine Maria, donna dell’attesa e della speranza, ci accompagni in questo cammino verso Betlemme. Con Lei impariamo a dire ogni giorno il nostro “sì”, fiduciosi e docili, affinchè il Signore possa venire ancora oggi nella nostra vita e nella nostra Chiesa diocesana.
A tutti voi – alle vostre famiglie, alle comunità parrocchiali, ai malati, ai poveri, ai bambini e ai giovani – giunga il mio augurio di un santo e fecondo tempo di Avvento, ricco di luce, di pace e di speranza. Con affetto e benedizione.

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