Passaggio di testimone alla Consulta delle Aggregazioni Laicali
Con l’Assemblea elettiva si è concluso il tratto di strada della Consulta delle Aggregazioni Laicali presieduta da Vittorio Schininà. Un triennio ricco di iniziative, con luci e ombre riguardo la partecipazione e l’apporto di ciascuna associazione, gruppo e movimento laicale alla vita della Diocesi e della Consulta stessa. Chiediamo al Presidente uscente di tracciare un quadro dal quale ripartire con vigore sinodale.
Sa quale pietra miliare potremo riprendere il cammino in diocesi?
Innanzitutto, dal grande invito alla fraternità; mi sento con l’occasione di ringraziare S.E. il Vescovo per la costante presenza nelle nostre iniziative e per la vicinanza ai movimenti laicali. Un ringraziamento corale da parte di tutte le aggregazioni; io e mia moglie Rina lo ringraziamo per la fiducia che ci ha donato. Analogo ringraziamento è doveroso vada a Padre Maurizio Di Maria, delegato del Vescovo, che ha vissuto insieme a tutto il Consiglio questa esperienza comunitaria. Al Consiglio Direttivo stesso ed a tutte le associazioni, i movimenti ed i gruppi diocesani. Abbiamo svolto complessivamente due mandati: il primo formalmente con decreto insieme a Rina, mia moglie, e il secondo, per una forma di semplificazione amministrativa, con decreto solo al sottoscritto; complessivamente circa dieci anni di impegno nella Consulta poiché già nel precedente Direttivo eravamo stati alquanto coinvolti.
Quale segno ritieni lascia questa esperienza nella vita diocesana?
Il segno del servizio concreto e visibile della vocazione laicale alla Chiesa di Ragusa e al suo Pastore, per continuare la missione, che, come egli stesso ha detto in occasione del nostro Giubileo l’8 giugno scorso “è la vocazione fondamentale di ogni cristiano”. Non faccio, in questo contesto, un elenco delle iniziative fatte, dei temi affrontati o di quelli che sono rimasti ancora da sviluppare; su questo la Consulta ancora deve crescere, ha un grande campo da coltivare, deve avere più consapevolezza, non si può sostituire ai movimenti, né tanto meno agli altri uffici pastorali però ha un compito specifico: valorizzare la diversità in risorsa; aggregare e non sommare; fare un cammino dove ognuno dona i propri doni e valorizza quelli degli altri. Questo in parte è stato fatto. Abbiamo degli esempi: non abbiamo lasciato indietro nessuno, si è lavorato su un cammino sinodale che ha coinvolto tutti. Lo Spirito Santo ci unisce e ci aggrega.
Quali temi, azioni ed attività consegni a chi proseguirà il cammino?
Sicuramente il tema della Pace ci ha convolto e impegnato molto e coinvolti tutti. Ricordo la veglia a San Giuseppe Artigiano, la raccolta di fondi per ospitare delle famiglie ucraine, la prima via crucis. Abbiamo rilanciato il tema dell’impegno del laico nella società civile e l’impegno politico, il dialogo con la classe politica, la tutela del bene comune; temi che saranno sicuramente sviluppati dalla nuova assemblea, dal nuovo Direttivo senza lasciare indietro nessuno. La nostra missione riguarda una Chiesa in uscita – per riprendere la felice espressione di Papa Francesco – che trabocca dal sagrato della chiesa in tutti gli ambienti in cui, da laici, spendiamo la nostra vita: dalla famiglia a tutti i luoghi di lavoro, dalla scuola alla cultura, dalla politica ai luoghi della solidarietà vissuta. Ma perché la nostra testimonianza diventi credibile, abbiamo di bisogno di umiltà. Raccolgo con gioia l’invito del Vescovo a ridimensionare le nostre ansie di risultato e a comprendere che la vita cristiana non si misura solo con numeri, programmi o visibilità immediata ma con la fedeltà quotidiana dei piccoli gesti. Essere “grandi” agli occhi di Dio significa vivere nella gratuità e nella gioia del servizio. Non sono le iniziative spettacolari a far crescere la Chiesa ma la coerenza di uno stile di vita cristiano che si esprime nel quotidiano. Termino, perciò, con una citazione che può essere il pensiero conclusivo anche del mio mandato: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.
