L’arresto di Andrea Mountbatten Windsor. Nel Regno Unito e non solo
L’arresto dell’ex principe Andrea è stata la notizia del giorno. Per un giorno. Ma il rilievo e l’importanza che una notizia come questa ha è destinata a durare nel tempo. A segnare, come uno spartiacque, la vita e la storia della monarchia inglese, il suo prestigio, finora inscalfibile nonostante gli scandali e le difficoltà degli ultimi decenni e non solo.
Andrea Mountbatten Windsor era stato coinvolto nello scandalo degli “Epstein files”, che hanno rivelato una incredibile organizzazione di tratta e di sfruttamento sessuale. Ma Andrea, pur vedendo compromessa la propria reputazione a causa di questi scandali, non è stato arrestato per questo. La Polizia inglese non ha alcun potere su reati commessi all’estero. L’accusa degli inquirenti del Regno Unito riguarda le presunte informazioni riservate che Andrea avrebbe condiviso con Jeffrey Epstein durante gli anni in cui ricopriva il ruolo di inviato commerciale del Regno Unito. Avrebbe cioè tradito il compito che il suo paese gli aveva dato.
Le immagini dell’arresto, le ore trascorse in cella, L’interrogatorio, poi il rilascio dopo 12 ore, le perquisizioni nella nuova abitazione di Andrea, nel Norfolk e alla Royale Lodge, la lussuosa villa nella tenuta di Windsor che l’ex principe ha lasciato a inizio 2026, sono destinate a passare alla storia.
Per la prima volta, nella storia della monarchia costituzionale inglese, un membro della Casa Reale (o un ex membro, come nel caso di Andrea), viene arrestato.
L’arresto di Andrea e la vicenda giudiziaria collegata – di cui oggi non conosciamo gli sviluppi futuri – è destinata a passare alla storia.
Un precedente, nel Regno Unito, ci porta al 20 gennaio 1649, vale a dire 367 anni fa: re Carlo I d’Inghilterra fu arrestato, processato e condannato a morte per alto tradimento. Qualche giorno dopo venne decapitato. Accade al termine di un conflitto che contrappose il Re e il Parlamento, con la vittoria di quest’ultimo. Faide e lotte intestine per il potere hanno segnato da sempre la storia dell’umanità. Attraversarono l’impero romano. Ricordiamo l’assassinio di Giulio Cesare, ma anche la morte di alcuni imperatori, come Caligola, vittima di una congiura dei pretoriani, o Commodo. Sempre in Inghilterra citiamo in modo emblematico la vicenda di Thomas Moor, rimasto vittima delle vicende politico-matrimoniali di Enrico VIII e che portarono alla nascita dell’Anglicanesimo. Tommaso Moro, com’è più conosciuto in Italia, era Lord cancelliere del Regno. Cattolico, rifiutò di firmare l’Atto di Supremazia del re sulla Chiesa d’Inghilterra, con il disconoscimento del primato del Papa. Venne arrestato, condannato per alto tradimento, condannato a morte e decapitato. Canonizzato da Pio XI nel 1935, nel 2000 è stato proclamato da San Giovanni Paolo II patrono dei governanti e dei politici cattolici. Una figura forse dimenticata o mai abbastanza considerata. Eppure avrebbe molto da dire a chi esercita un ruolo pubblico nel nostro paese e non solo!
Qualche anno dopo, registriamo la triste vicenda di Maria Stuarda (o Stuart), regina di Scozia, considerata dai legittimisti l’erede naturale al trono d’Inghilterra che venne imprigionata e poi fatta giustiziare dalla cugina Elisabetta, erede di Enrico VIII. Qui a condurre gli eventi sono le lotte tra gli anglicani ormai insediati in Inghilterra e i cattolici ancora fedeli al Papa.
A volo d’uccello arriviamo alla morte di Luigi XIV e della regina consorte di Francia, al termine della Rivoluzione francese, o dello zar Nicola II e di tutta la sua famiglia, dopo la rivoluzione di Russia. Processi sommari ed esecuzione in tempi brevi, senza alcuna possibilità di difesa. Accadde anche a Mussolini, che venne sottoposto a un processo sommario e fucilato dai partigiani per evitare che venisse consegnato agli Alleati.
In tempi più recenti possiamo ricordare le rivoluzioni che hanno portato alla destituzione di alcuni capi di stato e di governo, come (Ben Ali in Tunisia, Mubarak in Egitto, Gheddafi in Libia, oppure Al- Assad in Siria che però è riuscito a sfuggire alla cattura e oggi vive in esilio).
Ma i casi che abbiamo appena citato (solo alcuni, a mo’ d’esempio, senza pretesa alcuna di fare una disamina storica), riguardano i casi di sovrani e capi di stato o di governo che vengono arrestati, processati o uccisi per motivi politici, per guerre di potere, come conseguenza di rivoluzioni, all’interno di un sistema di regole-non regole spesso difficile da definire, anche in un contesto di diritto internazionale. In questo cointesto, citiamo appena il caso di Augusto Pinochet, il dittatore cileno destituito che venne arrestato in Inghilterra per crimini contro l’umanità, uno dei pochi casi in cui un uomo politico viene arrestato in uno stato estero per crimini commessi nel suo paese, anche contro cittadini di vari stati.
Altri casi recenti da citare, il processo di Norimberga contro i criminali nazisti, o il processo intentato nel contro il dittatore serbo Slobodan Miloševic, noto anche come “il macellaio dei Balcani”, processato dal Tribunale penale internazionale dell’Aia, morto nel 2006, per cause naturali, nel carcere di Scheveningen prima della conclusione del processo.
Il caso che riguarda Andrea si colloca invece in un contesto istituzionale diverso, all’interno di un sistema costituzionale in cui esiste la divisione dei poteri. Nel Regno Unito oggi c’è una monarchia costituzionale e un sistema giudiziario indipendente. La corona non esercita alcun potere su di esso. Esso si è mosso e ha agito in modo indipendente, mettendo a dura prova il sistema inglese e la reputazione della monarchia più importante prestigiosa al mondo. Il precedente dell’arresto avviene in un contesto molto diverso, distante anni luce.
Se vogliamo trovare un parallelismo in Europa possiamo trasferirci in Francia, dove l’ex presidente Nicolas Sarkozy è stato arrestato nell’ottobre 2025 e detenuto nel carcere della Santé a Parigi per il caso dei finanziamenti libici. Ma Sarkozy, al momento dell’arresto non era in carica, era ormai un ex presidente.
E in Italia? Gli scandali e le notizie di malversazioni attraversano il mondo politico. Il nostro paese ha un alto tasso di corruzione.
Negli anni 70 fece scalpore lo scandalo Lockheed, che portò alle condanne di alcuni ex ministri e all’assoluzione di altri, tutti però coinvolti in uno scandalo che li costrinse alle dimissioni e alla fine della loro carriera politica. Altri capi di Stato e di governo sono stati coinvolti in processi eccellenti, come il caso del senatore Andreotti, concluso con un’assoluzione e in parte una prescrizione di alcuni reati.
Prima di lui Bettino Craxi, coinvolto nello scandalo cosiddetto di “Mani Pulite”, fuggi dall’Italia mentre erano in corso i procedimenti giudiziari nei suoi confronti riuscendo così a sfuggire all’arresto. Morì da latitante e la sua vicenda ha scatenato commenti diversi, con forti prese di posizione da parte di chi ha parlato di “giustizia politicizzata”. Stesso filone di pensiero che ha attraversato gli anni di Silvio Berlusconi che sostenne a lungo i governi di Craxi, proprio negli anni della sua grande ascesa economica. E proprio Berlusconi ne ereditò in qualche modo i fasti, il successo elettorale e la carriera. È l’esempio forse più eclatante: la sua esistenza e la sua carriera politica sono stati sempre attraversati da sospetti e accuse di corruzione, di rapporti con la mafia. Berlusconi non è mai stato arrestato fisicamente né ha scontato pene in carcere. I suoi processi si sono conclusi con assoluzioni o prescrizioni. Ha subito una sola condanna definitiva nel 2013 per frode fiscale per il caso Mediaset e ha scontato la pena di affidamento ai servizi sociali per dieci mesi.
Gli scandali e le vicende giudiziarie non hanno risparmiato le regioni. Totò Cuffaro, presidente della Regione siciliana per due mandati, è stato condannato nel 2008 in primo grado a 5 anni ed all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. Si dimette da presidente nel 2011 quando la condanna diventa definitiva. Sconta quasi cinque anni di carcere a Rebibbia e torna in libertà in seguito a un indulto che accorcia i tempi della pena. Dopo un ritorno in grande stile negli ultimi anni, come uomo chiave della politica regionale e con importanti successi elettorali (tra cui l’elezione del sindaco di Modica Maria Monisteri nel 2023), Cuffaro è stato nuovamente arrestato per associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Si trova ai domiciliari.
Altro caso in Liguria. Il governatore Giovanni Toti viene arrestato il 7 maggio 2024 con le accuse di corruzione per l’esercizio della funzione e corruzione per atti contrari a doveri d’ufficio e posto ai domiciliari. Si dimette a luglio 2024. Nel 2025 ha patteggiato la pena di due anni e tre mesi per corruzione e finanziamento illecito. Ha lasciato per ora la politica attiva.
Le notizie di inchieste che coinvolgono esponenti del mondo politico italiano sono ormai quasi una routine. Lo scandalo Lockheed degli anni 70 impallidisce e la tangente pagata per la fornitura degli aerei fa quasi sorridere chi oggi si trova alle prese con reati molto più gravi.
C’è una degenerazione della politica. Finora le condanne sono state poche e – se si eccettua Totò Cuffaro – poche si sono tradotte in condanne e detenzione. C’è un sentimento diffuso di impunità che attraversa il sentire comune I casi sono tanti, le condanne poche. Colpe di un sistema giudiziario che funziona poco o di cavilli e tempi di prescrizione che molto spesso fungono da salvacondotto ed evitano guai peggiore. La prescrizione è intervenuta di recente per un processo che vedeva imputato l’attuale presidente della Regione siciliana, Renato Schifani. La notizia è passata in sordina.
Nel Regno Unito è stato arrestato l’ex principe Andrea, fratello del re Carlo, a lungo, negli anni 70, secondo nella linea di successione al trono. Per lui nessuno sconto, almeno per ora. E il prestigio della monarchia rischia di essere minato e compromesso. È stato privato dei titoli, esiliato nel Norfolk, forse verrà escluso dalla linea di successione al trono.
In Italia potrebbe accadere qualcosa di simile? In linea di principio si. Ma l’opinione pubblica rischia di assuefarsi a un sistema di corruzione che sembra non risparmiare nessuno. E talvolta ad accettare passivamente, in maniera rassegnata. Talvolta c’è persino la tendenza a giustificare. Chi viene arrestato difficilmente subisce poi dei tracolli elettorali. La storia recente lo dimostra.
Delle due l’una. O le accuse sono ingiuste e la gente lo sa e giudica. Sarebbe gravissimo e preoccupante. O l’aurea di impunità e un basso senso dell’etica politica (assuefazione e rassegnazione, scegliete voi …) ha ormai influenzato negativamente anche le opinioni degli elettori e le scelte quotidiane di ciascuno di noi.
