Vita Cristiana

Pubblicato il 27 Febbraio 2026 | di Redazione

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I sacerdoti diocesani riflettono su liturgia e pietà popolare

Nei giorni 27-29 gennaio e 10-12 febbraio si sono svolti i due turni del Corso di Formazione permanente del Clero sul tema: “La liturgia e i linguaggi della pietà popolare”. Oltre settanta sacerdoti e due diaconi permanenti ci siamo ritrovati a Noto, presso il Santuario della Madonna della Scala, un luogo che già di per sé invita al silenzio e all’ascolto. Abbiamo condiviso preghiera, riflessioni, inquietudini pastorali e quella fraternità che, nel ritmo intenso delle parrocchie, spesso rischiamo di dare per scontata. Due relatori ci hanno accompagnato: don Mario Modica, in corso di Licenza in Liturgia a Roma, Direttore del nostro Ufficio Liturgico diocesano e il prof. Angelo Plumari, Dottore in Liturgia; costoro hanno proposto tre dense e mirate relazioni sulla religiosità popolare nella vita della Chiesa. I loro interventi ci hanno aiutato a guardare in faccia la realtà delle nostre comunità, facendoci leggere la fede della nostra gente senza filtri, senza idealizzazioni ma anche senza giudizi frettolosi, con rispetto e lucidità. Nell’ultimo giorno, quello della restituzione dei gruppi di studio, il delegato alla Formazione permanente ci ha ribadito quanto sia importante ritornare all’essenziale, purificare ciò che si è incrostato nel tempo, aiutare le nostre comunità a riscoprire la gratuità della fede e la sincerità della carità. In questi giorni mi sono chiesto – come credo altri sacerdoti partecipanti al corso – quante volte anche noi rischiamo di trasformare i luoghi sacri in qualcosa di diverso da ciò che sono chiamati a essere; quante volte la fede si appesantisce di consuetudini vuote, la preghiera diventa formalità, la festa diventa spettacolo. Le tre relazioni avevano già aperto lo sguardo su questo articolato universo che siamo soliti chiamare “pietà popolare”. Quanta bellezza custodisce: fede semplice, gesti antichi, lacrime vere, promesse silenziose. Un patrimonio immenso e ricco, accanto al quale convivono dinamiche che ben conosciamo: campanilismi, eccessi emotivi, rivalità, tradizioni trasformate in spettacolo, bilanci economici sproporzionati, gruppi che passano da una parrocchia all’altra senza mai un vero inserimento. Riconoscerlo insieme è stato liberante: non per lamentarci ma per capire da dove ripartire. È emersa anche una sincera autocritica circa le nostre incoerenze, la difficoltà nel camminare uniti, la poca conoscenza dei documenti diocesani, la tentazione di agire da soli. Dai laboratori sono nate idee concrete, realizzabili, necessarie: formazione obbligatoria per i comitati feste, ascolto e dialogo più costanti, un Instrumentum laboris diocesano condiviso, collaborazione tra parrocchie, sostegno reciproco tra sacerdoti, cura della Liturgia come prima catechesi, coinvolgimento di esperti per comprendere le dinamiche sociali contemporanee. Non linee teoriche, ma passi reali verso un rinnovamento possibile. Anche il Vescovo Giuseppe ha insistito e chiarito meglio gli impegni che ci attendono al riguardo:

  1. Formare il popolo a una fede autentica, radicata nella Parola e nell’Eucaristia.
  2. Unire pietà popolare e vita cristiana, evitando che le devozioni restino isolate dalla vita sacramentale.
  3. Accompagnare i comitati feste, con pazienza e vicinanza.
  4. Dare orientamenti chiari, che servano la comunione e non il controllo.
  5. Riscoprire la dimensione missionaria delle feste, occasione unica per raggiungere chi è lontano.

Porto nel cuore gratitudine per la fraternità vissuta, per la speranza condivisa, per la consapevolezza che, camminando insieme, possiamo davvero aiutare la nostra gente ad amare Cristo con un cuore più libero e maturo. Ringrazio il Vescovo, la Commissione per la Formazione del Clero che ha organizzato con dedizione il corso, i relatori e ogni confratello che ha portato non solo parole ma la propria vita. Spero tanto che questo percorso formativo trasformi le nostre comunità in un germoglio di rinnovamento e di maturità per l’espressione della fede, nel presente e nel futuro.

Franco Ottone

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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