Il volto umano e credibile del Beato Rosario Livatino
Per una settimana la nostra città ha incontrato il Beato Rosario Livatino, grazie all’iniziativa del Centro Socioculturale Ibleo Mons. Francesco Venturino che ha portato presso il tribunale di Ragusa la mostra itinerante “Sub Tutela Dei”. Parlo di incontro perché nella settimana in cui la mostra è stata fruibile molte classi hanno voluto visitarla e accrescere la conoscenza di questa persona tanto sui generis; devo dire che nonostante appartenga ad una generazione che ha vissuto la triste vicenda di questo magistrato già da adulto, questa iniziativa mi ha svelato tanto sia della persona Livatino sia del suo omicidio, ma anche del contesto in cui si è svolta la vicenda.
La manifestazione ha avuto come evento finale una conferenza dal titolo ”OLTRE LA TOGA: il rigore della norma e l’umanità del giudizio”, che ha visto avvicendarsi come relatori il nostro Vescovo Giuseppe La Placa, il Procuratore Generale di Caltanissetta dott. D’Anna, il dott. Saito già giudice presso il nostro tribunale e l’avv. Di Stefano Presidente degli Ordini Forensi Siciliani.
Dopo l’introduzione della dott.ssa Tumino Presidente dell’Ordine Forense di Ragusa e il saluto delle autorità intervenute e del dott. Giampiero Antoci a nome degli organizzatori nonché degli enti che hanno ospitato gli eventi, il dott. Gregna per l’AVIS e il dott. Pitarresi Presidente del Tribunale, hanno avuto inizio i lavori.
Mons. La Placa ha spiegato con grande partecipazione le motivazioni della beatificazione di Rosario Livatino, un esempio di “santità della porta accanto, una santità che non si esprime in gesti straordinari, ma nella fedeltà quotidiana, nella perseveranza silenziosa, nell’assunzione responsabile dei propri doveri”, insomma un uomo che ha vissuto la sua missione umana e professionale alla luce della sua fede che lo rendeva tanto retto, coerente e integro da renderlo odioso ai suoi aguzzini, come testimoniato da uno dei suoi killer. In lui la professione di giudice era vissuta in modo alto avendo ben chiara la distinzione tra il giudizio da emettere nei confronti dell’atto criminoso e il giudizio morale sulla persona che è appannaggio di un Giudice ben più alto; illuminante l’episodio citato dal Vescovo del rimprovero nei confronti di un carabiniere che davanti a un mafioso vittima di sicari manifestava compiacimento: “Davanti alla morte chi ha fede preghi chi non ce l’ha taccia”.
Il suo motto Sub Tutela Dei che è una implicita richiesta di “grazia di stato” dice quanto sentisse il peso morale del suo servizio alla comunità da vivere in modo alto e rigoroso.
Molto interessante la testimonianza del dott. Saito che prima di diventare magistrato, da funzionario di polizia giudiziaria collaborò per 5 anni con Livatino e ha testimoniato da una parte la sua rettitudine che gli imponeva di non avere riguardi per nessuno, dall’altro la serenità e il distacco con cui, da pubblico ministero, dopo aver fatto il suo dovere con coscienza, non aveva nessuna ansia nei confronti del verdetto finale del giudice.
Il Presidente D’Anna pur non avendo conosciuto direttamente Livatino ha testimoniato quanto per lui, appena entrato in magistratura, da un lato l’omicidio Livatino ha costituito un elemento di sbigottimento per l’uccisione di un semplice giudice a latere, dall’altro ha costituito un modello cui ispirarsi nella propria attività di magistrato.
L’avv. Di Stefano ha infine messo in evidenza che in Livatino non c’era una distinzione tra l’uomo e il magistrato; la sua frase già citata dal Vescovo: ”Nessuno ci chiederà se siamo stati credenti ma se siamo stati credibili” è di una potenza incredibile ed è la cifra della sua profonda integrità.
