Politica

Pubblicato il 11 Marzo 2026 | di Vito Piruzza

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La ricchezza di pochi, il peso di molti

Può sembrare una lamentazione inutile e ripetitiva, ma ogni volta che Oxfam a inizio anno pubblica il suo rapporto annuale sulle disuguaglianze i dati inducono un senso di impotenza e di scoramento che risulta sempre più avvilente.

Recentemente invitato dalla Scuola dei Beni Comuni il Cardinale Matteo Maria Zuppi ha esordito dicendo che “a fronte della crescita continua delle disuguaglianze non cresce in egual misura la capacità di indignarsi delle persone”: basti pensare che i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono una ricchezza maggiore alla metà più povera della popolazione; in termini di ricchezza 12 > 4.000.000.000.

Il dato risulta ancora più sconcertante se si estende a tutti i miliardari (circa 3.000) che possiedono il 43,8% della ricchezza totale mentre la metà più povera della popolazione ne possiede soltanto lo 0,52%! Con una progressione di aumento annuo incredibile che nel 2025 è stata del 16,2%.

Nel nostro Paese per quanto attenuato il fenomeno è simile: il 10% più ricco della popolazione detiene di fatto il 60% della ricchezza italiana mentre il 50% più povero della popolazione solo il 7,4%! Perpetuato anche dalla dinamica dei redditi reali delle famiglie che dal 2007 al 2023 si sono ridotti del’8,7%.

Da anni nel nostro Paese la povertà invece di essere un problema di cui farsi carico viene percepito con fastidio, quasi fosse una colpa di chi ne porta il fardello, ebbene due ricercatori (Barone-Mocetti) 10 anni fa hanno dimostrato che prendendo in esame le famiglie più facoltose di Firenze, una percentuale elevatissima appartiene alle stesse famiglie più ricche della Firenze del 1427; a distanza di 600 anni i ricchi sono sostanzialmente sempre gli stessi: dove sta dunque il merito di essere ricchi e specularmente la colpa di essere poveri?

Le disuguaglianze non sono solo eticamente riprovevoli perché alla base di clamorose ingiustizie, ma costituiscono pure una zavorra per l’economia, frenando lo sviluppo, riducendo la mobilità sociale e minando la coesione sociale; la Cina che è in campo economico uno stato molto “sbrigativo” ha infatti da alcuni anni lanciato una campagna di riduzione dei grandi patrimoni proprio per favorire il rilancio economico.

Non vogliamo certo emulare la Cina, ma anche per la qualità della democrazia la concentrazione di ricchezza costituisce un problema: basti osservare come l’aumento progressivo dei grandi patrimoni coincida con il consolidarsi di oligarchie e l’arretramento delle democrazie che vengono spesso mantenute formalmente ma svuotate dei loro contenuti di partecipazione e libertà effettiva.

Dobbiamo cominciare a contrastare l’ineluttabilità delle leggi del mercato e porre paletti ben robusti che ci permettano di contrastare questa china pericolosa prima che travolga la nostra convivenza civica.

Già nel 2010 il prof. Maurizio Franzini professore dell’Università di Roma in un suo testo “RICCHI E POVERI – L’Italia e le disuguaglianze (in)accettabili” lanciava l’allarme sulla tenuta sociale e non certo per moralismo come attesta la casa editrice che ha pubblicato il lavoro: l’Università Bocconi Editore, il tempio dell’imprenditoria privata.

Come è facile evincere dal grafico, da allora le disuguaglianze sono ulteriormente aumentate, lascio ai lettori la considerazione se la convivenza civile in questi sedici anni sia migliorata …

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