Cultura

Pubblicato il 21 Marzo 2026 | di Emanuele Occhipinti

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Unità ed integrazione nella “Cena” del Fabio Besta di Santa Croce Camerina

Tradizionale Cena di San Giuseppe allestita presso la sede staccata di Santa Croce Camerina dell’Istituto Fabio Besta. Devozione al santo, ricordo storico, solidarietà e carità incarnano lo spirito della tradizione ma presso la scuola l’evento assume un significato peculiare; ad illustrarlo la Dirigente scolastica, professoressa Antonella Rosa, ricorrendo ad un’immagine simbolica, gli “ucciddati”, presenti tra i pani, i piatti e le pietanze sulla “sbota”, la tovaglia bianca stesa sulla tavola: “Come gli “ucciddati” rappresentano, con la loro forma rotonda, l’uguaglianza tra gli uomini e la loro unione così in questa scuola si vuole celebrare l’integrazione e l’unione tra gli alunni anche se di diverse culture e religioni”. Ed in effetti il plesso di Santa Croce è frequentato da studenti di diverse nazioni e religioni, anche se molti nativi in Italia, tra i quali diversi ragazzi e ragazze musulmani.

Ad illustrarci la storia e la simbologia della “Cena”, preparata insieme dal corpo dei docenti, guidati dalla responsabile del plesso, professoressa Daniela Nitro, dagli alunni e dalle loro famiglie, in uno spirito collaborativo unico, è stata Omeina, giovanissima tunisina, musulmana, che essendo nata in Italia pronuncia meglio le parole del dialetto siciliano, con le quali indica i cibi deposti sulla tavola, che le parole arabe: è così termini come “u pani pulitu”, “a varva”, “u vastuni”, “u lauri”, i “mustazzola”, assumono un suono particolare, quasi a farcene gustare la bontà, con la sua voce armoniosa.

Unione ed integrazione che Myna, l’abbreviativo del nome che campeggiava sul suo cartellino, ha ripetutamente sottolineato, individuando sapientemente i significati comuni tra la tradizione cristiana e la fede musulmana che i cibi, le esperienze e i simboli ci raccontano. E così i frutti del lavoro, la preparazione del pane e dei piatti, il dono, il prendersi cura, l’amaro delle arance e dei limoni, la sapienza delle arance dolci, assumono carattere universale che trascende le culture e le religioni e lega fra loro ragazzi e ragazze con vite diverse.

All’esposizione di Omeina ha fatto coro e supporto gran parte del resto degli alunni della scuola, tutti con la loro uniforme elegante ed il cartellino con il nome bene in vista, i quali, certamente guidati dalle insegnanti, hanno curato impeccabilmente l’accoglienza degli ospiti visitatori, le spiegazioni (a cui aggiungono con intelligenza personali commenti), la visita, quasi a provare, con una gentilezza ed affabilità che è essa stessa cibo gustoso e dolce, degno di stare sulla tavola, quegli atteggiamenti che l’Istituto, che ha il Turismo quale percorso di studio, fa sperimentare prima ancora che studiare.

Gli alunni hanno altresì recuperato ed esposto un manoscritto in arabo che parla di una tavola imbandita scesa dal cielo: don Tonino Puglisi, il parroco di Santa Croce che ha benedetto la Cena, ha chiesto agli alunni di lingua araba di leggere il manoscritto, evidenziandone un significativo particolare: come Allah fa scendere dal cielo una tavola imbandita, per il primo e per l’ultimo di noi, e come tale è appellato “il migliore dei sostentatori” analogamente Giuseppe sostenta, sostiene e si prende cura di Gesù e di Maria e “del primo e dell’ultimo di noi”.


Autore

Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha lavorato dal 1990 presso Banca Agricola Popolare di Sicilia, prima nei servizi di agevolazione e credito alle imprese e successivamente in staff alla Direzione Marketing. E’ impegnato nell’associazionismo e nel volontariato nazionale ed internazionale, settori per i quali svolge anche il ruolo di formatore. Già presidente diocesano di Azione Cattolica, è, in atto, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Ragusa e membro del Consiglio Nazionale della FISC (Federazione Italiana Settimanali Diocesani).



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