Attualità
Pubblicato il 30 Marzo 2026 |
di Redazione
800 anni con Francesco
Il presente articolo, a cui ne faranno seguito altri quattro, vuole dare uno sguardo storico ai tempi in cui operò colui che S. Bonaventura e Dante hanno definito “serafico in ardore”.
Secondo lo storico Chris Wickham (2020), i secoli a cavallo dell’esperienza di S. Francesco furono ricolmi di ambiguità. La politica del XII/XIV secolo operò una costruzione dello Stato fondato su un sistema di potere sempre più centralizzato che aveva rafforzato i propri strumenti di controllo. Una “tendenza a centralizzare” che interessò persino la Chiesa. Tuttavia, nel corso dell’XI secolo alcuni gruppi di laici iniziarono a formulare versioni proprie dei valori e delle pratiche cristiane che, in alcuni casi, vennero bollate come “eretiche”. È il caso dei valdesi da un lato (Valdo era un laico di Lione che nel 1179, avendo avuto il divieto di predicare, continuò nella sua attività); i catari dall’altro. Non si sa con chiarezza chi fossero costoro: si trattava forse di dualisti che credevano che il mondo fosse stato creato da un dio malvagio e che non si dovesse più procreare. Ciò che è certo è che i catari cominciarono a predicare una vita religiosa in autonomia dalla Chiesa negando la validità dell’autorità ecclesiastica e di alcuni sacramenti.
Fu in risposta a questi movimenti eretici che intervennero le figure di S. Francesco e di S. Domenico di Guzmán (fondatore dell’ordine dei padri domenicani), i quali posero un forte rimedio spirituale all’avanzata catara. I pilastri su cui si concentrò l’opera di S. Francesco furono due. Da un lato il ritorno alla povertà dei suoi “fratelli”, i quali ebbero il divieto di maneggiare il denaro, stabilendo che la predicazione dovesse essere sostenuta economicamente dall’elemosina. La povertà di S. Francesco consisteva nel totale distacco dai beni del mondo e nell’assimilazione perfetta a Cristo. Questa era la risposta che il santo opponeva all’ampliamento economico e commerciale del suo tempo dovuto all’internazionalizzazione dei mercati, al crescente potere delle città e a un sistema economico che rifletteva l’eredità feudo-vassallatica. Un sistema, insomma, che comportava una società spaccata tra poveri e ricchi e che colpiva criticamente la stessa Chiesa. Dall’altro lato Francesco, per evitare che il radicale monito alla povertà potesse farlo cadere nell’eresia, accettò sempre la piena autorità della Chiesa tanto che papa Innocenzo III, nel 1209, autorizzò i francescani a predicare. In conclusione, fu l’ardente carità di S. Francesco, unita alla sua povertà e obbedienza, a dare una risposta alle ambiguità che la società medievale del XII/XIII secolo andava affrontando.
Emanuele Francesco Cascone
Foto: credit sala stampa del Sacro Convento
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