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Pubblicato il 30 Marzo 2026 | di Redazione

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Mani ferite, cuore fedele

In Dio c’è un progetto per ogni persona, un disegno che prende forma nella vita quotidiana, nel lavoro, nelle relazioni, e in modo particolare nella vocazione condivisa della coppia. Nel solco del tema di questo numero – “La donna e San Giuseppe: la cura come vocazione condivisa” – la storia di Claudio e di sua moglie Gianna diventa un esempio concreto di come la cura, visibile e invisibile, possa diventare luogo di rivelazione dell’amore di Dio.

Come Giuseppe, patrono dei lavoratori, Claudio vive il suo mestiere artigiano con dignità, competenza e dedizione; e come tante donne che tengono insieme famiglie e comunità, Gianna incarna una cura quotidiana che sostiene, accompagna e rende possibile la vita dell’altro.

Nella loro esperienza si intrecciano precarietà e forza, fragilità e artigianalità, fede e resilienza: un cammino in cui il Signore trasforma una prova dolorosa in un percorso di amore più grande, vissuto insieme, passo dopo passo.

Io e Claudio siamo sposati da vent’anni e abbiamo condiviso tutto: gioie, fatiche, lavoro e vita familiare. Siamo artigiani prima ancora che restauratori: amiamo costruire con il cuore e con le mani. È importante dirlo per comprendere ciò che è accaduto il 28 gennaio 2016.

Claudio era stato assunto da un mese per il restauro delle capriate della chiesa di Sant’Agata, a Ragusa Ibla. Come ogni mattina, lungo le curve che portano a Ibla dove c’è una Madonnina, ringraziava Dio per il lavoro e per il dono delle sue mani. Quel giorno arrivò presto in cantiere, accese la radio e, per caso, si sintonizzò su Radio Maria: proprio in quel momento veniva recitata una preghiera per i lavoratori dei cantieri, la stessa che lui aveva appena rivolto al Signore.

La giornata proseguì normalmente, finché, nell’ultima ora di lavoro, avvenne il tragico incidente: usando la sega circolare, la mano sinistra finì sulla lama. Nonostante il dolore, Claudio mantenne una lucidità sorprendente: si tolse la cintura per usarla come laccio emostatico, raccolse la mano ferita e si mise in ginocchio ad attendere l’ambulanza, incoraggiando persino i colleghi sconvolti. In quella posizione non si ribellò a Dio, ma sentì una forza straordinaria che lo accompagnò per tutto il tempo.

Quando fui avvisata, corsi in ospedale. La prognosi parlava di subamputazione del pollice e taglio dei tendini di tutte le dita. Ringraziavo Dio perché poteva andare peggio, ma ero preoccupata: per un artigiano le mani sono tutto. Il pollice era stato riattaccato, ma non si sapeva se avrebbe attecchito. Nei giorni successivi, durante la festa di San Biagio a Comiso, pregai il nostro patrono perché intercedesse per salvarlo almeno in parte. E così fu.

Tuttavia, ci accorgemmo che anche i tendini delle altre dita non funzionavano più. A Ragusa non potevano intervenire ulteriormente; grazie al nostro medico e ai familiari, Claudio fu operato d’urgenza a Catania, dove riuscirono a evitare infezioni e a salvare parte della mano.

Da lì iniziò un lungo percorso di riabilitazione: per un anno, ogni settimana, andavamo a Paternò da un fisioterapista che gli costruì un tutore personalizzato. La mano non tornò mai completamente funzionale, ma Claudio imparò a usarla in modo diverso, mentre io lo aiutavo nelle piccole azioni quotidiane.

Dopo un anno si aprì un’altra possibilità a Brescia, da uno specialista della mano. Dopo gli esami, il professore gli disse: “Signor Condorelli, sia grato a Dio di poter ancora guardare le sue dita. Un nuovo intervento rischierebbe di compromettere tutto. Trovi un modo nuovo di lavorare: sarà la sua fisioterapia quotidiana”.

E così è stato. Per vedere brillare gli occhi di mio marito quando porta a termine un lavoro, ho scelto di sostenerlo ancora di più, incoraggiandolo quando gli cadevano gli attrezzi, lottando con lui, certa che dietro tutto ci fosse un progetto di Dio. E lo era davvero.

Oggi continuiamo a lavorare insieme, sostenendoci a vicenda. Il percorso è stato lungo e doloroso, ma con la Grazia di Dio stiamo portando avanti il suo progetto d’amore. E abbiamo riscoperto l’amore di un Padre che ogni giorno si prende cura dei suoi figli.


Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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