Pentecoste e servizio
“Cinquantesimo” è il significato letterale greco del termine Pentecoste che noi cristiani ricordiamo e celebriamo a cinquanta giorni dalla Resurrezione, ma era ed è anche la ricorrenza ebraica della consegna della Torah, la legge, a Mosè. Così ha raccontato nell’omelia don Roberto Asta, vicario generale della Diocesi di Ragusa, nel corso della funzione conclusiva in sostituzione del Vescovo, mons. Giuseppe La Placa, chiamato a partecipare alla 82a assemblea generale della C.E.I. per stilare anche “Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia”, il documento degli orientamenti pastorali dei prossimi 5 anni.
Lo stesso Vicario, nel suo saluto iniziale, ha fatto riflettere i presenti, principalmente (ma non solo) aderenti alle oltre 40 “aggregazioni” (associazioni, movimenti) presenti in Diocesi, sul fatto che la missione della Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali (CDAL) non è principalmente quella di organizzare momenti liturgici, ma quel momento serviva a proporre, insieme e nella società, un cammino di formazione «perché si possa essere profetici non solo a parole, ma anche con gesti».
Il tema del pomeriggio di domenica 24/5 “Il servizio è amore in azione” è stato, quindi, esplicitato da Mimma Donzelli, ministra dell’Ordine Francescano Secolare (OFS) della fraternità di Comiso, chiamata anche per la felice coincidenza dell’8° centenario del transito di s. Francesco, che «non ha parlato dell’amore di Dio, ma lo ha reso visibile attraverso il servizio, la prossimità, la fraternità concreta verso gli ultimi, i poveri, gli scartati del suo tempo».
Per lui amare significa servire e servire significa farsi dono tanto da ribaltare il significato di “servizio” da sottomissione, come è inteso nella mentalità comune, a linguaggio credibile della Fede, gesto che restituisce dignità e speranza e diventa dono di sé e stile di vita.
Laici capaci di servire nella famiglia, nelle periferie, nel mondo del lavoro, nella cultura, nella politica, nell’educazione, accanto a giovani, poveri, ammalati: non bastano le parole, ma vite che parlino attraverso il servizio che si fa ascolto, solidarietà, capacità di costruire la pace, non solo attraverso esperienze straordinarie, ma anche piccoli gesti di amore.
Sono state, quindi, proposte tre testimonianze, coordinate sul palco da Gianna Chessari e Gabriele Tidona, rispettivamente presidente e vicepresidente della CDAL.
I Salesiani Cooperatori (3° ramo famiglia salesiana da 150 anni) hanno raccontato della loro esperienza a Marina di Acate insieme alle Suore Carmelitane Missionarie di santa Teresina del Bambin Gesù, alla Caritas e molte altre realtà a favore di famiglie tunisine, rumeni ed albanesi, esperienze ecumeniche
A seguire sorella Salvatrice delle Sorelle francescane del Vangelo ha accennato alla sua esperienza decennale in Albania, che si porta anche qui nell’Hospice, nell’ospedale.
È stato, quindi, la volta del coro “Noi posso”, un’esperienza ideata da Sofia Gentile, insignita nel 2024 del titolo di Alfiere della Repubblica dal presidente Mattarella. Un coro come strumento di coesione sociale, perché «una comunità cresce davvero quando ogni persona trova il proprio posto e la propria voce» come ha detto la direttrice, Gianna Rizza.
Suggestiva l’immagine finale che ha lasciato don Roberto Asta all’uditorio: Gesù che entra a porte chiuse, rompe l’isolamento della Chiesa nascente, non la rimprovera, ma la manda nel mondo con un saluto che è anche una missione “Pace a voi”.
Enrico Giordano
