Vita Cristiana

Pubblicato il 15 Luglio 2026 | di Martina Lorefice

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Con il cuore di Ester e gli occhi di Francesco

Lo scorso 7 luglio, a Vittoria, durante una delle giornate del Grest della parrocchia San Domenico Savio, si è svolto un evento straordinario. Giochi, canti e preghiere hanno coinvolto non solo i bambini e i giovani della comunità locale, ma anche quelli delle parrocchie vicine e perfino di Santa Croce Camerina. Alcuni autobus, concessi dai Comuni di Comiso e Vittoria, sono partiti dall’oratorio “Monsignor Vincenzo Di Quattro” carichi di bambini e ragazzi, diretti verso il Grest vittoriese per unirsi al gran numero dei presenti. Insieme a loro c’erano don Luca Roccaro, attualmente giovane vicario della Chiesa Madre “San Giovanni Battista” di Santa Croce Camerina, qualche genitore, qualche nonno e alcuni ragazzi più grandi, in veste di accompagnatori e animatori. Fra questi Sabrina La Rosa e Giovanni Calabrese, quali coordinatori dei gruppi della parrocchia ospitante e Lidia Giudice, coordinatrice del gruppo santacrocese. Ad accoglierli hanno trovato i giovani della parrocchia “San Domenico Savio”, con don Alessio Leggio, gli animatori e gli accompagnatori, insieme a don Giuseppe Cascone, vicario della parrocchia “Santa Maria Goretti” di Vittoria, e ai bambini e ragazzi della comunità vittoriese. Un abbraccio tra comunità diverse, i cui colori si sono intrecciati come fili di un unico mantello.  Il ritrovarsi dei tre sacerdoti non sorprende chi conosce la loro storia: tutti e tre hanno condiviso una tappa del loro cammino, avendo svolto il diaconato a Santa Croce Camerina, seppur in anni differenti. Un appuntamento ufficiale che ha visto non solo la riunione di tre giovani sacerdoti, ma la nascita di qualcosa di importante, un evento che fin da subito ha assunto le tinte del GREST.

Il termine Grest, nato tra gli anni Cinquanta e Settanta dalla contrazione di GRuppo ed ESTate, indica un insieme di attività formative che favoriscono la crescita e la socializzazione di bambini e ragazzi. Ogni oratorio e parrocchia in Italia lo declina con proprie particolarità, seguendo un progetto specifico e ispirandosi a una figura di riferimento. Quest’anno la comunità vittoriese, seguendo il progetto Cre-Grest, ha scelto il tema “BELLA FRA!”, dedicato alla vita e alle opere di San Francesco d’Assisi. La comunità santacrocese, invece, per il secondo anno ha adottato il progetto Lapis di Oragiovane, incentrato sul tema “Ester e il Coraggio che si fa testimonianza”.

Dopo un saluto iniziale, don Luca ha guidato la preghiera, richiamando la figura di Ester, una giovane donna il cui potere risiedeva nel senso di comunità, nella fede e nel coraggio. A seguire, don Alessio ha contrapposto alla figura di Ester quella di San Francesco d’Assisi, il “giullare di Dio”, patrono d’Italia, di cui quest’anno ricorre l’ottavo centenario dalla morte.

Una riflessione ha messo in dialogo queste due figure semplici, prive di poteri straordinari se non quello del coraggio: il coraggio di mettersi in gioco, di non restare in disparte, di affrontare le difficoltà. Ester, divenuta regina in una terra straniera, e Francesco, figlio di un ricco mercante, sono ricordati ancora oggi per il modo in cui hanno risposto alle sfide della loro vita.

Per Ester, la domanda del suo popolo — «Chi sa se non sei diventata regina proprio per un tempo come questo?» (Est 4,14) — diventa una spinta decisiva. Ester comprende la gravità della situazione, ascolta il grido della sua gente e decide di essere parte della risposta, chiedendo sostegno attraverso digiuno e preghiera. Il suo coraggio nasce dalla comunione: una fiamma che cresce quando si cammina insieme, fino a superare ogni paura, perfino quella della morte: «Se devo morire, morirò» (Est 4,16).

Per Francesco, invece, la chiamata al coraggio arriva direttamente da Dio, che parla al suo cuore attraverso sogni, Vangelo e vita. Di fronte a un mondo radicato nella falsa sapienza e nel materialismo, Francesco non indossa armi, ma si spoglia delle sue vesti e si riveste di coraggio e fede, pronto a compiere la missione affidatagli dal Crocifisso: “Va’ e ripara la mia casa”.

Dopo la riflessione, giochi, canti e divertimento hanno coinvolto tutti, sacerdoti compresi. Il campetto di calcio, la rete di pallavolo e ogni angolo dell’oratorio sono diventati luoghi di incontro, scoperta e condivisione. Presenti anche padre Salvatore Cannata, parroco di San Domenico Savio, padre Gianni Mezzasalma, Rettore del Seminario, e padre Antonino Puglisi, parroco di San Giovanni Battista a Santa Croce Camerina. Tra spruzzi d’acqua e momenti di allegria, non sono mancati siparietti divertenti, come quello che ha visto protagonista padre Peppino Cascone, armato di pistola ad acqua e poi colpito da un gavettone “da secchio a copertura totale”.

È poi arrivato monsignor Giuseppe La Placa, Vescovo della Diocesi di Ragusa, accompagnato da don Giuseppe Occhipinti, insieme al sindaco di Comiso e Presidente del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Maria Rita Annunziata Schembari, e all’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Vittoria, Francesca Corbino. Ad accoglierli, un campo pieno di colori, sorrisi e sorpresa. Dopo un momento di silenzio, le autorità hanno preso la parola, esprimendo ringraziamenti, stupore e l’impegno a sostenere percorsi simili, riconoscendone il valore educativo e sociale. Sono stati presentati i progetti del Grest 2026, approfondendo ancora una volta le figure di Ester e San Francesco e il loro messaggio di coraggio e fede.

Padre Luca ha ricordato che «la testimonianza nasce spesso nelle situazioni più semplici e quotidiane: nel prendere posizione per il bene, nel difendere chi è più fragile, nel non restare in silenzio davanti alle ingiustizie». Padre Alessio ha sottolineato che il progetto “BELLA FRA!” nasce dal saluto fraterno dei giovani, dal desiderio di vivere un’esperienza di fraternità con San Francesco come compagno di avventura.

Il Vescovo, colpito dalla bellezza dei progetti e dalla grande partecipazione, ha evidenziato come già nella parola Lapis, matita, ci sia la capacità di tracciare volti e strade che nessuna gomma può cancellare. Ha ricordato che dai segni della vita possono nascere valori autentici capaci di infiammare il cuore dell’uomo e farlo risplendere alla luce di Dio.

Ha poi rivolto un pensiero ai sacerdoti, ai ragazzi e agli accompagnatori: «Il vero coraggio risiede nella capacità di chiedere scusa, di perdonare, di difendere chi è più fragile, di non restare spettatori davanti al male o all’ingiustizia. Il coraggio della testimonianza si manifesta nel costruire legami autentici, nello scegliere il bene nel quotidiano, nel trasformare la paura in fiducia e nel comprendere che ogni persona è chiamata a lasciare un segno».

Al termine, i festeggiamenti sono ripresi e anche le autorità hanno partecipato con gioia, prima di salutare e tornare a casa, con la speranza che questo “gemellaggio” Santa Croce – Vittoria possa continuare nel tempo. In ricordo della giornata, è stato donato un piccolo omaggio al Vescovo e alle autorità presenti.

 

 

 


Autore

Studi classici e in parte giuridici, passione per la letteratura e la poesia e formazione cristiana. Ha collaborato col giornale del Liceo Umberto I di Ragusa con la stesura di alcune sue poesie, continua il suo percorso collaborando col giornale Insieme



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