Riaccendere il fuoco della missione
Nella parrocchia San Giovanni Battista di Monterosso Almo questa estate si è svolto un incontro missionario, con la partecipazione della comunità e del gruppo missionario parrocchiale, dell’équipe dell’Ufficio Missionario Diocesano (U.M.D.) e di alcuni delegati missionari parrocchiali, in occasione della contemporanea presenza in Diocesi di tre missionari iblei: suor Maria Raudino, padre Sebastiano Amato e Alberto Salerno.
L’incontro è iniziato con la celebrazione della Santa Messa, presieduta da don Santo Vitale, direttore diocesano dell’U.M.D., e concelebrata da padre Amato e dal parroco, don Innocenzo Mascali.
In seguito, nel saloncino della parrocchia, si è svolto un interessante momento di confronto, nel corso del quale alcuni dei presenti hanno preso la parola, raccontando brevemente la loro esperienza missionaria.
Don Santo Vitale, direttore dell’U.M.D. e missionario in America Latina durante gli anni della sua formazione, ha presieduto l’incontro, augurando a tutti di riaccendere e rianimare il fuoco missionario nei propri cuori.
Salvatrice e Umberto Virgadaula, coniugi vittoriesi dell’Ordine Francescano Secolare e membri dell’U.M.D., sono stati missionari fidei donum in Romania dal 2005 al 2008, collaborando a un progetto pastorale e sociale rivolto alle famiglie, alle persone con disabilità e agli anziani abbandonati.
Gisela Hein, di Pedalino e membro dell’U.M.D., da anni trascorre, a intervalli, le sue vacanze estive in Congo e, ultimamente, anche in Tanzania, per mantenere i contatti con giovani congolesi conosciuti a Ragusa durante un progetto della nostra Diocesi con la diocesi di Bukavu, facendosi mediatrice di iniziative a loro favore.
Suor Maria Raudino, di Giarratana, religiosa delle Suore Missionarie dell’Immacolata e infermiera professionale, è missionaria in Guinea Bissau da quasi quarant’anni. Instancabile nel suo servizio, opera nel nome del Dio di Gesù Cristo per combattere quella che considera la vera povertà: la mancanza di salute, di educazione e di formazione umana.
Alberto Salerno, di Comiso, fidei donum della diocesi di Ragusa, è da vent’anni missionario in Madagascar. È vice direttore dell’Associazione “Ponte di Solidarietà col Madagascar Suor Lucia Iannizzotto” O.N.L.U.S., che, insieme al direttore, il ragusano Salvatore Campo, anch’egli presente all’incontro, porta avanti l’opera a favore del popolo malgascio e, in particolare, dei bambini orfani, abbandonati o con disabilità. Un’opera iniziata nel 1967 da suor Lucia Iannizzotto, missionaria in Madagascar per sessant’anni.
Padre Sebastiano Amato, di Monterosso Almo, da cinquant’anni è missionario impegnato nell’evangelizzazione e nella promozione umana nei luoghi più disparati e laboriosi del Congo. Nel corso dell’incontro ha offerto una profonda riflessione sulle tre parole della missione — Vocazione, Discepolato, Apostolato — e sulle cinque relazioni del discepolo missionario.
Vocazione, Discepolato, Apostolato
Gesù parlava alle folle, ma qualcuno lo ha chiamato per nome.
Quando Gesù mi chiama per nome, io non sono più folla, ma un chiamato: ecco la Vocazione!
La vocazione non è un’aspirazione a fare il bene, ma è Dio che mi chiama. E quando Dio chiama, può anche cambiare il mio progetto di fare il bene.
«Vieni e seguimi». Poi bisogna rispondere: «Eccomi». Chi risponde passa al Discepolato.
Ogni giorno bisogna stare con Lui per imparare da Lui e poi andare dove Lui ci manda: ed ecco l’Apostolato.
Al tempo di Gesù c’erano molti maestri con discepoli che stavano con loro per quattro o cinque anni e poi si staccavano e aprivano un’altra scuola, diventando maestri a loro volta.
Con Gesù questo cambia: se tu sei suo discepolo non diventerai mai maestro, resti sempre un discepolo, ma un discepolo speciale, chiamato a fare altri discepoli. Questa è la Missione!
Ma non si può essere missionari senza coltivare le cinque Relazioni del Discepolo Missionario: le prime tre con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; la quarta con gli altri; la quinta con le cose:
- vedere Dio come Padre;
- avere Gesù come unico Maestro;
- avere nello Spirito Santo la propria Guida;
- vedere tutti gli altri come fratelli;
- vivere il distacco dalle cose.
Riguardo al quarto e al quinto punto, occorre praticare la consolazione. Consolare è più che confortare: è prendere dal suolo il fratello e rimetterlo in piedi. Ma per farlo devo distaccarmi dalle cose, devo essere capace di prendere ciò che avevo previsto per me e metterlo a disposizione di chi devo sollevare.
Queste cinque relazioni sono tutte legate tra loro: se ne manca una, compresa la quinta, tutto cade!
La serata si è conclusa con un’agape fraterna.
Un ringraziamento sentito al parroco, don Innocenzo Mascali, e alla comunità parrocchiale, che ci hanno egregiamente ospitato; a tutti i missionari presenti e a tutti gli intervenuti, per aver reso speciale questo incontro.
Maria Assunta Cascone, vice direttrice U.M.D.
