Non solo un tetto ai rifugiati
Dare un tetto, calore e una speranza ai rifugiati che si trovano nel nostro territorio.
La Caritas, la fondazione San Giovanni Battista, la Chiesa ragusana in tutte le sue articolazioni sono da tempo impegnate sulle frontiere dell’accoglienza e dell’integrazione. Di questo percorso, ora, possono essere protagoniste anche le famiglie, le parrocchie, gli istituti religiosi. Grazie al progetto “ProTetto rifugiato a casa mia”, chi lo vorrà potrà ospitare per sei mesi un immigrato donandogli, oltre a un tetto, quel clima familiare che può aiutare ogni persona a superare le difficoltà del vivere lontano dalla propria terra e dagli affetti.
«La Diocesi – ha ricordato il vescovo monsignor Carmelo Cuttitta – si è mostrata sempre solidale, creando reti di sostegno e di prossimità. Ospitare un rifugiato a casa propria è un’azione concreta, un segno che testimonia ancora una volta autentica cultura e valori umani».
ProTetto Rifugiato a casa mia è una inziativa voluta dalla Chiesa Italiana e portata avanti dalla Caritas Italiana per far sperimentare accoglienza e integrazione sui territori diocesani.
Alla presentazione del progetto è intervenuto anche Lamin, un ragazzo del Ghana sbarcato sulle nostre coste che ha raccontato la sua esperienza di migrante e di rifugiato. Il direttore della Caritas, Domenico Leggio, ha sottolineato come a beneficiare dell’iniziativa non saranno solo i rifugiati o, più in generale, i migranti, ma le stesse comunità parrocchiali e le famiglie che avranno l’opportunità di sperimentare un percorso di relazione e di umanità senza mediazioni.
L’accoglienza prevista dal progetto è della durata di sei mesi e la Diocesi di Ragusa si è impegnata, nell’accoglienza di 12 persone singole o in famiglia.
